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Fiori, rondini e cicale: quando marzo era il primo mese dell'anno

La storia del calendario romano

In un ipotetico viaggio nel tempo, di almeno un paio di millenni, ci saremmo appena fatti gli auguri di buon anno. Questo perché il mese di marzo, nell'antico calendario romano, era il primo mese dell'anno: dal latino Martius a Marte, è solo a partire dal I secolo a.C. che diventa il terzo mese, poi arrivato fino a giorni nostri con i calendari giuliano e gregoriano (dal nome di papa Gregorio XIII, nel XVI secolo).

La storia del calendario romano

La storia è ben raccontata da Chiara Ferrari dei Musei di Fiesole (Firenze). Sarebbe stato Romolo, il fondatore di Roma, a suddividere per primo l'anno in dieci mesi, da marzo a dicembre, per un totale di 304 giorni: il nome dei mesi corrispondeva alla divinità a cui erano dedicati (come appunto Martes) oppure alla loro posizione nella sequenza (quintilis era il quinto mese, sextilis il sesto, e così via con september, october, november e december).

"Questa suddivisione - scrive Chiara Ferrari - rispecchiava i ritmi di vita di una società arcaica, dipendente dal ciclo delle stagioni, che concentrava le attività pubbliche e sociali nel periodo della bella stagione, per sospenderle in inverno. [...] L'anno iniziava a marzo perché tutte le attività umane fondamentali ripartivano da quel mese".

La festa per il nuovo anno

La festa per il nuovo anno veniva celebrata il 15 marzo: era la festa di Anna Perenna, la dea dell'anno che sempre ritorna: a marzo si celebrava anche l'avvio della stagione bellica, in aprile invece si cominciava a lavorare nei campi, a dicembre tutto ciò si concludeva, "quando il raccolto era messo al riparo nei magazzini, in vista dell'inverno". Quando i mesi divennero 12 - su iniziativa, si presume, di Numa Pompilio: l'anno diventò di 355 giorni - vennero aggiunti gennaio e febbraio alla fine dell'anno, dopo dicembre.

La riforma di Giulio Cesare

A quel tempo "era febbraio l'ultimo mese in calendario: sacro a Februus, dio della morte e della purificazione, simboleggiava la fine del tempo e delle attività umane". La rivoluzione del calendario, come detto, è fatta risalire intorno al I secolo a.C.: fu conseguenza della neonata Repubblica, che "volle disarticolare il vecchio sistema dell'inizio e della fine dell'anno, troppo connotato da feste legate alla monarchia". L'ultima riforma del calendario romano fu di Giulio Cesare: "Egli portò la sua durata complessiva a 365 giorni e stabilì che, ogni 4 anni, fosse aggiunto un giorno, in modo che l'anno civile corrispondesse esattamente all'anno solare".

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