Giovedì, 24 Giugno 2021
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Mollo tutto e cambio vita: in "sella" a una Panda rossa, il viaggio di Andrea e Olga

“Italia in PandAmia”: dopo la liquidazione (causa Covid) dei tre ristoranti che gestivano, Andrea Trolese e la moglie Olga sono partiti per l'Italia in sella a una Panda rossa

Olga e Andrea

Mollo tutto e cambio vita: “Vogliamo tornare a innamorarci del Paese che è un po' come se ci avesse tradito”. Parola di Andrea Trolese, con lui la moglie Olga: armi e bagagli, il 15 maggio scorso sono partiti, un sabato mattina, da Desenzano del Garda a bordo di una Fiat Panda Van del 2007. Un viaggio “senza tempo e senza meta”, spiegano: “Semplicemente Italia, nessun tragitto predefinito, nessuna idea di per dove e per quanto”. Insieme gestivano un trittico di ristoranti, appunto a Desenzano, costretti alla liquidazione causa pandemia e reiterate chiusure. 

Ma ora hanno deciso di ricominciare, che in fondo è sempre un po' (ri)partire: “Chiusa una porta, si apre una portiera”. Lo faranno esplorando l'Italia, anche la più profonda, promuovendo l'antica arte del baratto – della serie: faccio qualcosa per te, o qualcosa ti regalo, e in cambio mi dai vitto e/o alloggio – per tornare chissà quando e chissà come, appunto per innamorarsi ancora, in questa maledetta primavera. 

Le pagine (virtuali) di BresciaToday racconteranno un poco alla volta la loro avventura: “Si dice che partire sia un po' come morire: è vero, perché partire racchiude in sé un elisir di eternità. Un movimento da qui a là, da tutto a niente, da niente a tutto, senza cerchio e senza centro”. Per gli appassionati, aggiornamenti quotidiani sui canali social (Facebook, Instagram e anche Youtube) ma soprattutto su “Il vertebrato ragionevole”, il blog di Andrea su cui sarà impossibile perdersi un solo centimetro del viaggio, e che viaggio. Il tutto corredato con le spese minuziose di ogni tappa. Questa è “Italia in PandAmia”: sipario, si comincia. (Per la cronaca, un gradito ritorno: sono già passati 9 anni, ma Trolese fu tra i viandanti "Brai&Bei" del Mongol Rally edizione 2012, anche questo raccontato su BresciaToday). 

Partenza in PandAmia (16 maggio)

Il mattino della partenza, lei è lì. Fiat Panda Van 2007, 1.1L benzina, Euro Boh, 70,000 chilometri. Rossa Campari. In realtà una PandaSua in quanto intestata al Buba (mio papà), che a sua volta ha ricevuto il testimone dallo storico e orgoglioso proprietario: il Guerrino, una leggenda di Castel Venzago, frazione in collina alle porte di Lonato del Garda. Niente servosterzo, ma un abitacolo da fare invidia a qualsiasi Tesla. Un volante, cinque marce e quattro tasti corredati dall'optional senza prezzo di un orologio indipendente che si azzera a sorpresa, rendendo la vita molto più piacevole.  La carrozzeria porta i segni delle fiere lotte tra le strade di campagna, sempre tutte vinte, e la radio suona male perché bisogna saperne ascoltare le vibrazioni. E' già carica a tappo da ieri sera, superando così un primo ecocardiogramma a riposo di ciò che ci aspetta. […]

Seduti in macchina, io e Olga, non capiamo niente. La stradina sterrata ci accompagna in uscita come milioni di altre volte, ma oggi sembra offesa. La Panda cigola ma scorre con la pretesa che niente stia per succedere, sostituendosi a quella sensazione di casa che ci siamo lasciati alle spalle a tempo indeterminato. Inizialmente costeggiamo la A4 in direzione est perché non avendo né fretta né destinazione evitiamo le autostrade, poi dopo Verona ci arrampichiamo attraverso la via panoramica del Soave. La Panda profuma di ProntoLegno e ci obbliga a scalare in prima nell'affrontare le salite iniziali. Per fortuna, perché altrimenti l'ansia e l'entusiasmo non ci avrebbero mai fatto fermare a comprendere il panorama oltre i finestrini. Le colline di vigneti mi ricordano Cesare Pavese, che immagino scappare verso casa dalla guerra e che non riesco a immaginare mentre si suicida con un'immagine simile negli occhi. […]

Veneziani Gran Signori (17 maggio)

Mi sveglio col terrore di dover raggiungere Venezia. "Favaro può bastare..?" La mia domanda si schianta contro quella cortina di ferro in cui Olga si trasforma ogni volta che non voglio andare a Venezia. E fino ad oggi ci sono state un sacco di volte.Non so perché, non ho mai avvertito il fascino della laguna. Forse perché troppo "mainstream", forse perché arrivarci in treno da Desenzano del Garda costa come un weekend a Berlino all inclusive, o forse perché, al contrario di Berlino, l'ho sempre visitata e mai vissuta. Se poi si considerano i risultati della prima pagina di Google "parcheggiare a Venezia", ogni forma di panico psico-depressivo da città sull'acqua vien da sé. Meglio muoversi "alla vecchia" e chiedere alla reception, dove per altro mi auguro ci sia ancora quell'omone inanellato d'oro che ci ha fatto il check-in ieri sera. […]

Pegolotte crocevia (19 maggio)

Ci rimettiamo in strada verso il Bagno Schiuma Lido di Volano dove con EUR 9.90 Groupon ci ha promesso due lettini, un ombrellone e pranzo incluso. Le mie speranze di una spiaggia deserta post notte di temporale si avverano. Da Pegolotte (che ora confermiamo essere in provincia di Venezia!) al lido di Volano la Pianura Padana domina il paesaggio, e per la prima volta non mi sembra di una tristezza infinita. È bella anche lei, piatta ma spaziosa, piena di rotonde che schivano paesini a bordo strada. Pare che tutti vivano una vita “normale”, che non ha nulla a che vedere con la mia degli ultimi due anni. Il bar centrale, la posta, il kebab. La normalità è bella. Di non-normale ci sono invece le strutture industriali che, sostituendosi alle colline, frastagliano il paesaggio con le loro forme incomprensibili: recinti illimitati, piante di banana, i cartelloni del supermercato Alíper venduto sempre come dietro l’angolo ma che in realtà non si trova mai. La Pianura Padana è come la Mongolia, dove destra o sinistra portano sempre dritti da nessuna parte.Per fortuna la Googlecrazia ristabilisce l’ordine, ma soprattutto conduce noi al Bagno Schiuma. Siamo gli unici, quasi eroici. Ci sdraiamo sui lettini e guardiamo il mare mosso solo dal vento e non ancora dalle masse dell’estate che sarà. Spendiamo il nostro voucher-pranzo, facciamo un riposino e mostriamo il QR code alla gentilissima ragazza che, fino ad ora, ci ha trattati con il giusto spirito. “Mi sa che il pranzo non è incluso”. […]

Quel ramo del Po. Cà Tiraglio (21 maggio)

Caterina, la nostra Host, ci ha preparato un buon caffè (rigorosamente fatto con la Moka) e ha messo sul tavolo una deliziosa marmellata di ciliegie fatta da lei. Partiamo piuttosto bene. Il programma del giorno prevede l’impregnatura di svariate sedie in bamboo misto vimini e di qualche tavolo in legno da esterno. Il temporale del pomeriggio precedente ha rinfrescato l’aria, ma soprattutto l’ha pitturata di un blu intenso, anomalo nel parco del delta del Po. Il sole è quello di quasi giugno e comincia a farsi sentire già dalle nove scottando le orecchie a Olga. Tutto ciò che ci sta capitando è strepitoso, e ogni angolo d’Italia che stiamo raggiungendo è a suo modo un paradiso, ma Olga con le orecchie “accese” resta il masterpiece della settimana. E’ il primo baratto dalla partenza, ma più che altro è la nostra prima esperienza del sito web barattobb.it. La situazione sembra nuova anche per Caterina che, ogni tanto, attraversa l’aia dalle sue splendide pecore agli altrettanto splendidi cavalli e si ferma a far due chiacchiere con noi. È una signora riservata, curiosa, umile e di una educazione esemplare. Un minimo d’imbarazzo è d’obbligo. Gestisce la fattoria da sola, nel tempo libero perchè ha anche un altro lavoro, ci racconta. Da un certo punto di vista mi ricorda il Buba, mio papà, soltanto che in lei mi sembra di percepire una diversa calma tipica delle campagne, frammista al desiderio (o forse piacere) di essere aiutata. Tutte queste cose non ce le diciamo ma ci ronzano attorno tra una pennellata d’impregnante e l’altra. Caterina ci invita a raccogliere delle ciliegie dal suo albero e con una certa timidezza ci chiede del nostro viaggio. In realtà, essendo io poco incline al silenzio, non ha moltissimo da chiedere visto che le ho già sviscerato ogni dettaglio nel giro di mezza mattina, tuttavia la curiosità resta. Il lavoro, seppur ripetitivo, non è stancante, anche se, forse a causa della mitragliata di emozioni degli ultimi giorni, sia io che Olga siamo fuori forma. […]

Colli Bolognesi, Pignoletto e arrivo a Pescia (28 maggio)

Sole, pranzo, vino, Bologna s’incontrano nel mio cruciverba mentale di felicità dichiarata. Altrettanto dichiarato è il ritardo sulla tabella di marcia. Ma, in realtà, abbiamo una tabella? Faccio ancora fatica a sentirmi libero dall’orologio perché, come a tutti, crescere a ritmo dell’incubo del tic-tac memento mori causa traumi irreversibili. Da quando veniamo al mondo ci viene insegnato soltanto a non fare tardi, a tornare presto, a essere puntuali, mai ci viene suggerito come alzare gli occhi dalle lancette per fermarsi qualche istante (e non qualche secondo) a respirare. Questi momenti non sono un lusso, o un relax, o una pausa per farci sentire in colpa perché “non stiamo facendo niente”. Questi momenti sono la vita vera che la rincorsa a dover “fare qualcosa” ci sta portando via. Anche Cesare la pensa così. Lo capisco quando si ferma in uno dei suoi splendidi filari e con la mano che sfiora il tralcio sembra mantenere l’equilibrio dell’intero ecosistema. Parla di biodiversità, di inerbimento, di Etruschi e di tigella vs crescentina, e lo fa collegando tutte queste cose tra loro perché così deve essere. L’amore per il suo vigneto, per il suo territorio e per sé confluisce nel poco spazio che il suo corpo occupa nel mondo. Uno spazio minuscolo, irriproducibile, troppo prezioso. Pranziamo come solo in una trattoria fuori Bologna si può pranzare, parliamo di come il mondo stia cercando di farci sparire ma noi sorridiamo e quel sorriso si fa colonna vertebrale che ci tiene tutti in piedi. Vorrei mettermi Cesare in tasca, avrei voluto metterci anche Matteo da Desenzano. Sento il bisogno di svuotare la Panda Van e caricarla di tutto quello che ogni singolo giorno ci sta regalando un po’ per sbaglio e un po’ per davvero. Finalmente le lancette si sono fermate ancora. Salutare un pandamico è sempre doloroso, ma con Cesare è diverso perché sono sicuro che ci incontreremo di nuovo. “Ora sappiamo di esistere” saranno le sue parole da vero filosofo per augurarci buon viaggio. […]

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