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Venerdì, 21 Gennaio 2022
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Esplosivi in miniera, la terra torna a tremare: paura per la maxi-frana del Sebino

Ripresi i lavori (con esplosivi) alla miniera Ca' Bianca

Via libera di Regione Lombardia alla ripresa delle attività del cementificio Italsacci di Tavernola Bergamasca, sul lago d'Iseo: lo scorso fine settimana sono ricominciati i lavori con l'utilizzo delle cariche esplosive nella miniera di Ca' Bianca. La circostanza, come segnalato da alcuni cittadini in particolare residenti a Parzanica, avrebbe fatto tremare le case, “come un terremoto”. E immediate si sono scatenate le polemiche: la zona, ricordiamo, era finita sotto i riflettori per il rischio di una gigantesca frana, con i vari Comuni (anche bresciani) che avevano predisposto piani di emergenza e di evacuazione in previsione di un remoto tsunami.

“Le prime segnalazioni – riferiscono gli attivisti di Progetto EcoSebino – sono arrivate dagli abitanti di Parzanica, che hanno confermato la ripartenza delle attività di scavo della miniera Ca' Bianca quando le loro case hanno iniziato a tremare. Questa volta non è una scossa di terremoto a cui affidare la colpa, ma bensì alle attività antropiche di escavazione in un territorio fragile, franoso e connotato dal fenomeno carsico che meriterebbe più tutela”.

Mitigazione del rischio per 6 milioni di euro

La Regione, scrivono ancora gli ambientalisti, ha approvato la ripresa delle attività del cementificio invitando l'azienda “ad attenersi agli esiti dello studio commissionato alle tre università (Politecnico di Milano, Milano Bicocca e Firenze): la cosa più grave è che la Regione abbia stanziato 1,5 milioni di euro per la progettazione di un intervento di mitigazione del rischio che costerà, a sua volta, dai 4 ai 6 milioni di euro, e nel frattempo abbia autorizzato la riapertura di un'escavazione sullo stesso monte, quando lo studio non ha potuto escludere che siano le attività estrattive il principale fattore di rischio del movimento franoso del Monte Saresano”. 

In tal senso i primi campanelli d'allarme risalirebbero addirittura a 40 anni fa, con gli interventi della sesta commissione regionale territoriale Ambiente e territorio del 28 luglio 1982, dell'allora direttrice del servizio di Valutazione di impatto ambientale del ministero dell'Ambiente, Costanza Pera, il 22 dicembre 1982, e ancora i Nuclei operativi provinciali, nel 1988, e infine nello studio delle tre università, coordinato dal professor Nicola Casa. 

Il rischio di una frana da 2,1 milioni di mc

“Quella di Regione Lombardia – concludono gli ambientalisti – è irresponsabilità politica che ignora l'evidenza scientifica per accondiscendere alla Italsacci e alla retorica della rassicurazione sociale. Ci chiediamo quali posizioni prenderanno in futuro i tecnici e gli specialisti che oggi hanno dato il via libera credendo che vi siano le condizioni per farlo. Per chi l'avesse dimenticato, si parla di 2,1 milioni di metri cubi di roccia che incombono sulle teste e sulle vite di oltre 60mila abitanti del lago d'Iseo, di una frana che sebbene abbia rallentato la propria discesa, rispetto allo stato drammatico di febbraio, è destinata a scendere e fare danni abnormi”.

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