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Vince il cancro e scrive un libro: "Ho visto la morte da vicino"

La storia di Debora Castellani, per tutti semplicemente Deb: a meno di 30 anni ha sconfitto il linfoma di Hodgkin

Quando tutto è cominciato, Debora aveva da poco compiuto 27 anni: in un freddo dicembre, dopo un'infinita serie di esami, quello che a lei sembrava solo “un leggero fastidio a deglutire” si è tramutato nel peggiore degli incubi. Un tumore, un cancro: il linfoma di Hodgkin. Da quel momento è stata una ripidissima salita, durata un anno, prima di cominciare la discesa: esami, terapie pesantissime, farmaci e speranza. Ma anche tristezza, fatica, dolore e delusioni. 

La sua storia (a lieto fine) è diventata un libro, “Hodgkin Girl”, pubblicato alla fine dell'anno e disponibile su Amazon: è la storia di Debora Castellani, per gli amici semplicemente Deb, classe 1989 e da sempre a Desenzano, mamma danese (guida turistica) e papà autoctono (ristoratore), poi un fratello e una sorella, l'affezionata zia e le amiche. 

Il cancro: "Come se avessi una scadenza"

“Ho voluto dare vita a una parte del mio diario – racconta Deb – e spero così di riuscire a sensibilizzare le persone nei confronti dei malati, e nel mio piccolo di riuscire a dare supporto a chi come me ha vissuto o sta vivendo un'esperienza come questa”. Niente “battaglie”, niente “guerrieri”: “Il cancro è un'altra cosa – spiega – : la realtà è che quando vedi la morte così da vicino vivi come se avessi un'etichetta con una scadenza”. 

I compagni di viaggio sono i medici e le infermiere, nel libro chiamati solo per nome, ma anche altri malati che diventano amici: come Roberta, “che vestiva da super-gnocca anche quando c'era da andare a fare terapia”. 

Le fatiche della chemio, la Beacopp e la radioterapia

Le fatiche della chemio: nausea, crampi, dolori, stanchezza, fiato corto, la pipì rossastra e i capelli che cadono. “Li vedevo ovunque – dice Debora – Sul cuscino, in bagno, sul pavimento, nel piatto quando mangio: poi mi sono arresa, li ho tagliati, non ha senso restare radicati a una cosa che non resta”. Gli attimi di pace, le passeggiate al lago “che mi regala sempre panorami mozzafiato”, gli esami di Medicina nucleare che “mi dava l'idea di salire su una navicella spaziale”.

I cicli di chemio si concludono che è già primavera, ma non basta. Servirà un'altra terapia: la Beacopp, ancora più aggressiva – infusioni di 4 ore e mezza, 11 pastiglie al giorno – e poi la radioterapia. Solo alla fine del 2018 il cancro è finalmente in remissione, ma ancora oggi continua il follow-up e i controlli proseguiranno per anni. 

Le "Hodgking Girls" per aiutare le ragazze con linfoma

Nel mezzo, tante storie: le mascherine, “che indossavo ancora prima della pandemia perché immunodepressa”; il giudizio della gente, “che ti guarda con pena e io non voglio essere guardata così”; la delusione per chi ti abbandona, amiche che sembravano fidate e pure “il mio ragazzo: ha aspettato che stessi meglio per andarsene, giustificandosi che stava con me perché gli facevo pena”.

“Ogni persona persa mi è servita da lezione”, conclude Debora. Ma anche ogni persona trovata: insieme all'amica Beatrice ha fondato il gruppo “Hodgkin Girls”, a sostegno di tutte le ragazze con linfoma, “ma stiamo pensando di organizzare un gruppo di supporto per tutti i malati oncologici”. Negli ultimi mesi la triste notizia della malattia della madre, un tumore al seno: “Spero che anche lei ne esca, e io continuerò a scrivere, spero di raccontare una storia a lieto fine”.

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