Nelle profondità della terra, a due passi dalla città: è la "Grotta delle 7 stanze"

La “Grotta delle sette stanze” (nota anche come “Grotta della spolverina”) scende nelle profondità della terra, a due passi dalla città di Brescia

La “Grotta delle sette stanze" - foto Xtreme Adventure

Nota ai più come “Grotta delle sette stanze”, per via dei suoi 7 ambienti sotterranei (chiamati appunto “stanze”) ma è conosciuta, nella tradizione popolare, anche come la “Grotta della spolverina”: come molte altre grotte della zona è di origine calcarea, e scende nelle profondità della terra (con un dislivello di 30/40 metri) davvero a due passi dalla città, nella collina a nord di Sant'Eufemia.

E' tornata in auge negli ultimi tempi grazie al lavoro dell'associazione Xtreme Adventure, che l'ha esplorata e che propone visite guidate al pubblico – la prossima il 15 novembre, per informazioni info@xtremeadventure.it: pur non essendo una grotta particolarmente impegnativa, infatti, si sconsiglia la visita senza attrezzature adeguate e soprattutto senza una guida esperta.

La storia della celebre "spolverina"

“La grotta è composta di una parte molto friabile, a base di calcare, e che si sgretola facilmente – spiega Alessandro Maccabelli, presidente di Xtreme – e da qui si deve il suo nome popolare: dalle pareti infatti si ricavano granelli di spolverina, utilizzati come abrasivo per grattare e pulire le pentole. Si dice che nel primo dopoguerra ci fu un bresciano che ne intuì le potenzialità, e della vendita della spolverina ci fece un vero business”.

Rifugio sotterraneo di partigiani?

Anche nel buio e nel silenzio, ci sono tante storie da raccontare. Ma la grotta è mai stata abitata? “Non esiste una documentazione specifica per eventuali insediamenti preistorici – continua Maccabelli – ma in tempi più recenti, come in altri 'buchi' da Rezzato e fino a Serle, pare sia stata utilizzata come rifugio dai partigiani, al termine della Seconda guerra mondiale”.

La montagna carsica bresciana

La grotta è sempre visitabile, anche perché al suo interno non ci sono colonie di pipistrelli (che è una specie protetta, e come tale va lasciata in pace). Fa parte della conformazione tipica del territorio carsico, che dalle porte di Brescia arriva fino al cuore della Valsabbia, attraversando Botticino, Rezzato, Mazzano, Nuvolera e così via, fino a Serle e Vallio Terme.

L'importanza della montagna carsica da qualche anno è raccontata dall'Ecomuseo del botticino, ente museale diffuso che raggruppa una decina di Comuni e si occupa “non solo di oggetti della vita quotidiana, ma anche di paesaggio, architettura e saper fare”.

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