Martedì, 21 Settembre 2021
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Ucciso durante una rapina, il ricordo dell'agente Domenico Prosperi

Sono passati più di 30 anni da quel tragico giorno: l'8 febbraio del 1988 l'agente Domenico Prosperi venne mortalmente ferito durante una rapina

Domenico Prosperi

La città di Brescia e la Polizia di Stato ricordano Domenico Prosperi, morto il 9 febbraio del 1988 (a soli 33 anni) per le conseguenze di un terribile conflitto a fuoco ingaggiato con i rapinatori di una banca: a lui è stata intitolata la Polgai, la scuola di polizia, oltre che consegnata (postuma) una medaglia d'argento al Valore civile. Il sindaco Emilio Del Bono, il questore Giovanni Singer e il prefetto Attilio Visconti oltre a colleghi, familiari e amici si sono ritrovati sul luogo della tragedia, per la posa di una corona di fiori a imperitura memoria.

La tragica rapina di Via Gramsci

Questi i fatti. Quel giorno la pattuglia della Squadra mobile (composta dall'agente scelto Domenico Prosperi e dall'agente Maria Angela Natali), in servizio antirapina, fu dirottata dalla centrale operativa in Via Gramsci, per una rapina in corso ai danni della Banca provinciale lombarda. Giunti sul posto, l'agente Prosperi si appostò all'esterno dell'istituto di credito, mentre la collega Natali entrò all'interno per verificare la situazione.

Proprio in quel momento uscì dalla banca uno dei tre rapinatori, il latitante (e pluripregiudicato) Erminio Lorenzi: nel tentativo di raggiungere i suoi complici, già in fuga, e di custodire il bottino di oltre 1 miliardo di lire in contanti, non esitò ad aprire il fuoco contro Prosperi, rimanendo anch'egli ferito. Nonostante sia stato subito soccorso e trasferito d'urgenza, il poliziotto morirà il giorno successivo, il 9 febbraio. 

Il ricordo della collega Natali

E' stato riconosciuto “Vittima del dovere”, e ogni anno si celebra la sua memoria. Nato a Colleferro, provincia di Roma, da tempo prestava servizio a Brescia. Insieme a lui c'era Maria Angela Natali, che lo ricorda così: “Mi piace pensare che da tanti anni ho un angelo custode, si chiama Domenico. Mi piace pensare che mi protegge e mi consiglia, e che si diverte quando combino casini, scuotendo la testa e sogghignando come faceva una volta. E' stato ucciso mentre faceva il suo dovere, mentre faceva il lavoro che amava. Lui ciociaro, grezzo, de coccio: ma immensamente buono. Forse troppo buono, tanto da decidere di rischiare la sua vita per la mia, di decidere che forse la mia vita era più importante della sua. […] Ha lasciato un vuoto in tante persone. Siamo stati colleghi e amici solo per tre mesi: ma sono tanti anni che ho un angelo custode con me, che come quel giorno mi protegge”.

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