Tutti a casa, senza traffico: a Brescia le emissioni sono quasi un quarto in meno

Il crollo del traffico dovuto all’emergenza Coronavirus fa crollare anche le emissioni di Pm10 nell’aria: per Legambiente fino a un terzo in meno in certe zone della Lombardia

Non è una bufala, stavolta è vero: con la riduzione significativa del traffico dovuta alle misure di contenimento per il Covid-19, l’aria si è ripulita davvero. Rispetto allo stesso periodo di un anno fa, in provincia di Brescia le emissioni sono calate di quasi in quarto, il 22% in meno, così come a Milano (-24%), Mantova (-23%) e in alcune province dove si è raggiunto e superato il 30%, come Lecco, Pavia e Bergamo (-34%).

Lo riferisce Legambiente, che ha analizzato i dati di Arpa sulla qualità dell’aria  compresi tra il 20 febbraio e il 19 marzo scorso: effettivamente si registra una diminuzione di inquinanti in tutta la regione, anche se in quota minore nelle varie “Basse”, dove sono più diffuse le attività zootecniche. Sono dati che gli ambientalisti interpretano facilmente: il traffico è fonte di inquinamento, determinante, ma anche la zootecnica non è da meno. 

“Ci troviamo di fronte a circostanze che ci portano a vivere un’ inusuale “esperimento” di blocco del traffico – dice Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – e questo sta dimostrando come fossimo nel giusto: riducendo sensibilmente il traffico, infatti, gli effetti positivi sulla qualità dell’aria vengono registrati immediatamente. Questo deve farci pensare alla necessità, quando l’emergenza sarà alle spalle, di nuove politiche per la mobilità, che premino chi si muove in modo sostenibile o le aziende che favoriscono lo smart working”.

Il dossier di Legambiente sull’inquinamento

Le misure progressivamente più severe di limitazione della mobilità e delle attività al fine di contenere il dilagare epidemico da Covid-19 hanno sicuramente portato a effetti benefici sulla qualità dell’aria in Pianura Padana, su cui però le comunicazioni sono state spesso discordanti e contraddittorie, ‘tirate’ per sostenere tesi sul maggiore o minor contributo inquinante della specifica fonte emissiva e spesso corroborate da suggestive immagini satellitari che ‘svelavano’ effetti di riduzione degli inquinanti che in realtà sono governati, se osservati per brevi periodi, in maniera prevalente dalla forzante meteorologica.

Il metodo di analisi

Per cercare di fare chiarezza, occorre valutare le variazioni su archi temporali sufficientemente lunghi per ‘appiattire’ gli effetti legati alla variabilità meteo (elevata specialmente nelle fasi di successione stagionale, quale quella in corso), e operare un confronto con condizioni di periodi di calendario sovrapponibili in annate precedenti e recenti (per limitare il fattore di deriva legato ai trend emissivi, ovvero evitare il confronto con periodi in cui composizione e quantità delle emissioni erano fortemente diverse da quelle attuali). Legambiente ha operato un confronto sui dati delle centraline Arpa Lombardia dei capoluoghi delle province lombarde, confrontando i dati raccolti nel periodo 20 febbraio-19 marzo 2020 con gli analoghi (19 febbraio-20 marzo, un giorno in più per tener conto dell’annualità bisestile) del 2017, 18 e 19.

Dati in calo fino a un terzo

Il dato che emerge è che in tutti i capoluoghi lombardi la qualità dell’aria, per l’indicatore PM10, con livelli medi decisamente più alti (33-35 microg/mc) per i capoluoghi della ‘bassa zootecnica’ (CR, MN, LO), rispetto ai capoluoghi della fascia pedemontana (BG, VA, LC, SO, valori tra 19 e 28 microg/mc), ma in tutti i casi con dati medi del periodo ampiamente inferiori alla soglia di legge(40 microg/mc) per il dato medio annuo. La riduzione rispetto al dato medio del periodo è più forte per i capoluoghi pedemontani (-27 / -34%) rispetto a quella osservata per i capoluoghi della ‘bassa’ zootecnica ( -16 / -23%).

Le conclusioni degli ambientalisti

Concludendo, dunque, le riduzioni di inquinamento da polveri sottili, fino ad un terzo in meno delle concentrazioni medie del periodo, riscontrate dall’inizio del periodo di emergenza Covid-19 sono coerentemente riferibili in prevalenza alla riduzione delle emissioni da traffico, sia leggero che pesante, e in minor misura alla riduzione delle emissioni da riscaldamento per ragioni in larga misura indipendenti dall’emergenza Covid (è plausibile che le utenze domestiche abbiano fatto maggior ricorso all’accensione dei riscaldamenti, pur con temperature esterne miti, ma è altrettanto vero che altre utenze, ad esempio le scuole, sono state disconnesse fin dall’inizio dell’emergenza). 

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I dati in apparente controtendenza di superamento dei livelli soglia, rilevati in occasione di fasi meteorologiche con tempo stabile e alta pressione, sono interpretabili, in larga misura, come effetti delle emissioni derivanti dalla elevatissima concentrazione dell’attività di allevamento, in particolare nella fascia della Bassa Pianura, oltre che dalle altre fonti (in primo luogo industriali e da produzione energetica) e dal traffico pesante residuo, soprattutto autostradale.
 

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