Coronavirus, quota limite di 359 contagi: occhi su Milano per controllare l’epidemia

La task force regionale ha previsto cinque scenari per la Fase 2: nella peggiore delle ipotesi, già alla metà di maggio si tornerebbe immediatamente al lockdown

Foto d'archivio

Basterebbe un solo mezzo punto di crescita rispetto all’attuale “indice di contagio”, che è di 0.8, per scatenare una catastrofe epidemiologica senza precedenti che ci farebbe ripiombare nell’incubo, se non peggio: nello scenario più pessimista, con un indice di contagio pari a 1.3, nella sola provincia di Milano alla fine di giugno si conterebbero più di 265mila casi totali, oltre dieci volte il numero dei contagiati di questi giorni (poco più di 20mila).

Lo riferisce il Dataroom del Corriere della Sera, che analizza così i cinque scenari della task force regionale chiamata a monitorare la situazione dopo il via libera alla Fase 2: sono due le date considerate decisive, il 18 maggio (per cui sono previsti ulteriori allentamenti alle misure di contenimento) e il 1 giugno, a intervalli di circa due settimane considerando che ci vogliono dai 10 ai 14 giorni per incubare il virus (ed eventualmente pagarne gli effetti).

Stime e previsioni della task force regionale

Tra queste previsioni è stato individuato anche lo scenario limite: ovvero, il numero di contagi giornalieri che una volta superato, onde evitare la catastrofe citata poche righe fa, porterebbe inevitabilmente a un passo indietro, e a un lockdown forse ancora più stringente di quello che abbiamo appena superato. Si tratta di 359 contagi in un solo giorno al 18 maggio prossimo, nella sola provincia di Milano.

Mantenendo questa media di crescita, con un indice di contagio pari a 1.1, non si escluderebbe un immediato rientro alle misure di contenimento precedenti. Con questo indice di contagio significa che al 1 giugno sarebbero 32.496 i contagiati milanesi, oltre 12mila in più di quelli di oggi: e si arriverebbe a poco meno di 58mila alla fine di giugno.

La situazione ideale sarebbe dunque quella di oggi: indice di contagio pari a 0.8, il che significa che ogni infetto ne contagia meno di uno, con la previsione di arrivare a 166 nuovi contagi al 18 giugno e a soli 76 nuovi contagi al 1 giugno. Difficile se non impossibile: dal 4 maggio solo a Milano hanno riaperto 104mila attività, si legge ancora su Dataroom, e ad oggi circolano circa 1,5 milioni di lavoratori.

Lo scenario limite per il ritorno al lockdown

Non diversa la situazione in provincia di Brescia, dove si stimano quasi 100mila aziende aperte e 250mila lavoratori in movimento, o in Veneto, con oltre 1,6 milioni di lavoratori che si muovono ogni giorno. Tornando alle stime, anche un tasso di crescita pari a 1 sarebbe considerato ancora “tollerabile”: sarebbero 280 nuovi contagi al 18 maggio, costanti fino alla fine di giugno per arrivare a 36.240 casi totali (a cui vanno sottratti, ricordiamo, sia i guariti che i deceduti).

Il tasso di allerta, come detto, è di 1.1: fosse così sarebbero 359 i nuovi contagi al 18 maggio, il presunto limite per un nuovo lockdown, più di 500 al giorno alla fine del mese, oltre 57mila casi totali alla fine di giugno. E’ considerata “rischiosa” una crescita pari a 1.2: 457 nuovi contagi al 18 maggio, quasi 900 alla fine del mese, casi totali 114.265 alla fine di giugno (oltre 94mila in più di quelli di oggi). 

Previsioni (catastrofiche) per la provincia di Brescia

L’ultimo scenario, definito “catastrofico”, è quello con un indice di contagio pari a 1.3: 578 nuovi casi al 18 maggio, più di un migliaio al 27 maggio, oltre 1.500 ai primi di giugno, fino a raggiungere la quota monstre (e insostenibile per qualsiasi sistema sanitario) di 265.732 casi totali al 30 giugno. Sulla base dei dati di Milano, è possibile fare una stima (ovviamente spannometrica, con tutte le differenze del caso) anche per la provincia di Brescia.

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Partendo dal dato dei 13.028 casi totali al 3 maggio, compresi di guariti e deceduti, sulla base delle stime elaborate per Milano, con un indice di contagio dello 0.8 in provincia di Brescia i nuovi casi sarebbero il 17,34% in più, pari a un totale di 15.287 (al 1 giugno prossimo). Nell’ipotesi peggiore, con un indice di contagio pari a 1.3, i casi totali aumenterebbero (al 30 giugno prossimo) del 1.224%, pari dunque a 172.490. Chiaro che non succederà mai: con una crescita di questo tipo, forse ancora prima del 18 maggio scatterebbe immediatamente un nuovo lockdown.

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