Pandemia, lo studio shock: smog e inquinamento 'autostrade' per il Coronavirus

Lo studio della Società italiana di Medicina ambientale mette a nudo le difficoltà della Lombardia e della Pianura Padana: le polveri sottili potrebbero aver accelerato la diffusione del Coronavirus

Foto d'archivio

Non c’è soltanto un’età media tra le più alte d’Europa (e del mondo), oppure le presunte (ma probabili) correlazioni tra picchi di ospedalizzazione per Coronavirus e patologie legate all’inquinamento atmosferico: a complicare le cose in Lombardia, che di fatto oggi è l’epicentro nazionale (e mondiale) del Covid-19, ci si mettono anche le polveri sottili. Il particolato atmosferico si conferma un “carrier” (un vettore di trasporto) in grado di amplificare la diffusione di virus, batteri e altri contaminanti biologici, dunque probabilmente anche il Coronavirus.

E’ questo quanto emerge dall’ultimo studio realizzato dalla Sima, la Società italiana di Medicina ambientale, in collaborazione con le università di Bari e di Bologna: la ricerca avrebbe infatti registrato delle anomale accelerazioni nel contagio da Covid-19 nel mese di febbraio, soprattutto nei giorni in cui le centraline di rilevamento di Arpa avevano fatto registrare dei superamenti dei limiti di legge, fissati in 50 microgrammi per metro cubo d’aria.

La situazione in provincia di Brescia

L’anomalia non è mancata di verificarsi anche a Brescia, che nello studio viene addirittura citata come “caso limite”. L’analisi è stata fatta confrontando i casi accertati di Coronavirus al 3 marzo scorso, ipotizzando dunque i giorni di contagio di circa due settimane prima (che è il tempo consigliato per la quarantena, quindi il tempo massimo entro cui si dovrebbe concludere l’incubazione del virus). In provincia di Brescia si sono registrati superamenti dei limiti alle centraline del Broletto e del Villaggio Sereno per tre giorni consecutivi dal 16 al 18 febbraio, e addirittura per quattro giorni (dal 16 al 19) in quella di Rezzato.

Sempre a Rezzato, quattro superamenti su cinque giorni dal 21 al 25 febbraio: poi due giorni oltre i limiti (il 24 e il 25) al Broletto e al Villaggio Sereno, quattro giorni consecutivi (dal 22 al 25) nella centralina di Odolo, altri tre giorni (dal 23 al 25) in quella di Sarezzo.

Le conclusioni degli esperti

“Le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio in Pianura Padana hanno prodotto un’accelerazione della diffusione dell’epidemia – hanno detto all’agenzia Adnkronos Leonardo Setti, Università di Bologna, e Gianluigi De Gennaro, Università di Bari – L’effetto è più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolai. Le polveri stanno veicolando il virus, fanno da carrier: più ce ne sono e più si creano autostrade per i contagi”.

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Meno inquinamento, meno diffusione? “L’impatto dell’uomo sull’ambiente – aggiunge Alessandro Miani, presidente di Sima – sta producendo ricadute sanitarie a tutti i livelli. Questa dura prova che stiamo affrontando a livello globale dev’essere di monito per una futura rinascita in chiave realmente sostenibile, per il bene dell’umanità e del pianeta”. 
 

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