Covid-19: il virus italiano non è arrivato dalla Cina

Lo studio dell’Istituto superiore di Sanità: i primi casi di Codogno erano malati di seconda o terza generazione. Chi ha portato il virus in Italia?

Da quanto tempo il Coronavirus sta circolando in Italia? Di sicuro da settimane, forse anche da un paio di mesi. Prima ancora che ce ne fossimo accorti, prima ancora che ci trovassimo ad affrontare una vera emergenza. Ci sono dei casi, in particolare, al vaglio di medici e scienziati: come l’insolito picco di polmoniti (si dice una quarantina) registrato nel gennaio scorso negli ospedali del Piacentino. In ogni caso, una certezza c’è: il Covid-19 oggi presente in Italia non è stato portato qua direttamente dalla Cina.

Nessun contagio dalla Cina

Lo riferisce l’Istituto superiore di Sanità, che in queste ore ha pubblicato un primo studio epidemiologico sui contagi italiani. Dalle evidenze raccolte, infatti, sarebbe emerso di come i primi malati riconosciuti di Codogno, considerato l’epicentro del contagio, fossero in realtà dei pazienti di seconda o terza generazione. Quindi contagiati da pazienti italiani di prima generazione di cui probabilmente non verremo mai a sapere.

Impossibile rispondere alla domanda che naturalmente ne consegue, ovvero da chi sono stati contagiati i malati di prima generazione. Ed è altrettanto difficile, se non addirittura impossibile, rispondere anche al quesito che in tanti si pongono: quanti sono i casi di cui non siamo a conoscenza, quanti quelli che sono guariti senza saperlo?

A caccia degli anticorpi

Questo è un ragionamento che stanno cominciando a fare in Cina, dove l’emergenza fortunatamente sta rallentando: nella giornata del 10 marzo si sarebbero registrati poco più di una ventina di nuovi casi in tutto il Paese, quasi dieci volte in meno dei nuovi positivi accertati solo in provincia di Brescia. In Cina si lavora a un censimento di tutta la popolazione dell’area di Wuhan (11 milioni di persone) e forse dell’intero Hubei (60 milioni) per verificare chi risulta portatore degli anticorpi al Coronavirus. In Italia, intanto, l’Istituto superiore di sanità lavora a quello che c’è già, stilando un primo identikit approfondito del contagio, sulla base dei dati aggiornati al 9 marzo (quando il totale dei positivi era di poco inferiore agli 8.500).

Le fasce d’età più colpite dal virus

La fascia d’età più colpita è quella tra i 70 e i 79 anni, il 21,4%: seguono gli ultraottantenni con il 18,4% dei casi, poi dai 60 ai 69 anni (il 17,7%), dai 50 ai 59 (il 17,4%), dai 40 ai 49 (il 10,7%), dai 30 ai 39 (il 5,6%). Tra i giovanissimi il tasso di contagio è molto basso: dai neonati ai 29enni la percentuale complessiva è del 5%, di cui il 3,5% dai 20 ai 29 anni, l’1% dai 10 ai 19, solo lo 0,5% (meno di 50) tra i bambini di età da 0 a 9 anni. Quasi il 60% dei contagi è tra gli over 60: per quanto riguarda i decessi, circa il 57% aveva più di 80 anni (con un tasso di mortalità pari al 13%).

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Quanti sono i ricoverati in ospedale

Si registrano poi difformità evidenti su tutto il territorio nazionale rispetto ai dati della sola Lombardia: a partire dai ricoverati in ospedale, che in Italia sono il 21% del totale delle persone positive al Covid-19, mentre nella nostra regione la percentuale supera il 50%. Non cambia molto invece il dato sulla terapia intensiva: il 12% a livello nazionale, il 13% in Lombardia. Sempre a livello italiano, più del 90% degli ospedalizzati ha più di 51 anni, e il 44% ha più di 70 anni.   
 

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