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Brescia maglia nera per il consumo di suolo: è la peggiore in Italia

I dati resi noti da Snpa e Ispra

Con una media di 19 ettari al giorno - l'equivalente di 190mila metri quadrati, come 27 campi da calcio: il valore più alto negli ultimi 10 anni - e una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, il consumo di suolo torna a crescere e nel 2021 sfiora i 70 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali in un solo anno. Il cemento ricopre ormai 21.500 kmq di suolo nazionale (oltre il 7,13% del territorio disponibile, ma tutto compreso: anche laghi, fiumi e montagne), dei quali 5.400 kmq - come tutta la Liguria - per i soli edifici, che rappresentano il 25% dell'intero suolo consumato.

E' quanto emerge dal rapporto del Snpa, il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente, redatto insieme all'Ispra (l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e presentato martedì: il report raccoglie i dati di tutti i paesi, città, province e regioni d'Italia confrontandoli con lo storico degli ultimi 15 anni (dal 2006 al 2021) e un focus sul consumo di suolo tra il 2020 e il 2021.

Brescia maglia nera in Italia

Su questo fronte è la provincia di Brescia è meritarsi la "maglia nera": è cioè il territorio che più ha consumato aree verdi nel corso dell'anno. In tutto 307,37 ettari (più di 3 milioni di metri quadrati, tornando ai campi da calcio: sarebbero 430) con ampio margine sulla Top 10 (in negativo) delle province italiane: seguono infatti Roma (216,12 ettari consumati nel 2021), Napoli (204,51), Verona (184,68), Torino (171,5), Chieti (171,24), Bergamo (143,42), Novara (139,51), Lecce (136,75) e Modena (134,83 ettari consumati nel 2021).

Anche il dato sui singoli municipi non rende onore alla brescianità: ci sono infatti ben due Comuni bresciani nella Top 10 del suolo consumato nel 2021. Sono Desenzano del Garda (settimo posto in assoluto con 33,77 ettari consumati nel 2021) e Ghedi (31,67 ettari, nono posto): in tutta Italia hanno fatto peggio solo Roma (95,05 ettari consumati nel 2021), Ravenna (68,66), Vicenza (42,28), Reggio Emilia (35,44), Catania (34,62) e Novara (34,58). Tra Desenzano e Ghedi c'è Palo del Colle (in provincia di Bari), con 32,37 ettari consumati nel 2021: subito dopo Ghedi c'è Ostellato (Ferrara) con 30,26 ettari.

Il "peso" delle infrastrutture

In questi numeri incidono sicuramente le grandi opere infrastrutturali attualmente in corso: sul lago di Garda (e anche a Desenzano) si sta costruendo la Tav, a Ghedi c'è il discorso dell'aerobase militare, in altri territori (come a Ospitaletto) si è lavorato a raccordi, varianti e altre amenità stradali. La circostanza è in parte confermata sfogliando la graduatoria dei 10 Comuni bresciani dove si è consumato più suolo tra 2020 e 2021: dopo Desenzano e Ghedi ci sono Calcinato (18,49 ettari consumati nel 2021) e poi appunto Ospitaletto (18,15), a seguire Pozzolengo (15,2), Montichiari (13,25), Travagliato (12,84), Mazzano (11,77), Poncarale (10,57) e Lonato (9,52). Ma ci sono anche tanti Comuni fermi a zero (cioè dove tra 2020 e 2021 non è stato consumato un centimetro di suolo vergine) e pochi, pochissimi che stanno addirittura "rinaturando", cioè hanno trasformato suolo urbanizzato in suolo verde (Pontevico, Villa Carcina e Castegnato).

La "cultura del capannone"

Ma l'infrastruttura in sé non può essere una giustificazione. In Italia (e soprattutto in Lombardia) è da decenni che è in vigore, inarrestabile, quella che è nota come la "cultura del capannone": l'area a più alta densità, in tal senso, è la direttrice Milano-Venezia dell'autostrada A4, con le concentrazioni più elevate tra Vicenza, Verona, Brescia, Bergamo e Milano. Solo nel 2021 sono stati edificati 323 ettari per la costruzione di poli logistici, di cui oltre il 60% lungo la direttrice di cui sopra. Cemento e Pil, un connubio indissolubile? Sono la Lombardia e il Veneto le regioni che hanno consumato più territorio sul totale disponibile, rispettivamente il 12,12% e l'11,9% di territorio ormai edificato.

C'è poi il discorso della densità abitativa, e ci si sposta prevalentemente al Sud: il Comune di Casavatore, in Campania, ha occupato più del 91% del territorio disponibile. Ma nella Top 10 italica ci sono anche Lissone (Monza e Brianza) con il 71,3% del territorio disponibile ormai occupato da cemento o edificazioni, e Sesto San Giovanni (Milano) con il 68,8%. Nel Bresciano a Ospitaletto è stato ormai occupato il 44,6% del territorio disponibile, nel capoluogo il 44,1%, a Castegnato il 38,3%, a Roncadelle il 38,2%.

"Tra il 2006 e il 2021 - scrivono Ispra e Snpa - il Belpaese ha perso 1.153 kmq di suolo naturale, con una media di 77 kmq l'anno: questo a causa principalmente dell'espansione urbana e delle sue trasformazioni collaterali che, rendendo il suolo impermeabile, oltre all'aumento degli allagamenti e delle ondate di calore, provoca la perdita di aree verdi, di biodiversità e dei servizi ecosistemici, con un danno economico stimato in quasi 8 miliardi di euro l'anno". Di nuovo, l'infelice rimando alle "catastrofi sociali".

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