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Sabato, 18 Maggio 2024
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140 anni fa il grosso meteorite che fece tremare il Bresciano

Il curioso anniversario del "bolide" del 16 febbraio del 1883

Tempo di anniversari per il "bolide" di Alfianello, il meteorite (chiamato appunto "Alfianello") che cadde dal cielo il 16 febbraio del 1883, esattamente 140 anni fa. Così lo ricordano le cronache del tempo, nello specifico il libretto "Dal cielo alla Terra" di Ferruccio Rizzati, recuperato e riportato dall'Unione Astrofili Italiani: "Il 16 febbraio 1883, alle ore 2 e 40 minuti dopo il mezzogiorno, ad Alfianello, circondario di Verolanova, provincia di Brescia, fu udita una spaventosa detonazione, seguita da un rumore paragonabile a quello di un treno ferroviario saltellante sulle rotaie, e da un sordo tonfo. Le vetrate delle finestre delle case a un miglio intorno tremarono: a Brescia, Cremona, Piacenza, Mantova e Verona si pensò allo scoppio d'una polveriera; da Capriano del Colle al Ponte della Gazza alle Fornaci, avvenne nel suolo un movimento sussultorio come per un terremoto. Un contadino, che si trovava a raccogliere legna a 150 metri di distanza, e che allo spaventevole rumore e al traballamento improvviso del suolo, cadde a terra tramortito e narra di aver visto una massa cadere dal cielo, seguita da un pennacchio di fumo, simile a un fumaiolo divelto da un tetto".

Il "bolide" di Alfianello

Scenario apocalittico per quel "boato incommensurabile" che accompagnò un primo pomeriggio insolito per la Bassa Bresciana. Quel giorno, infatti, cadde una meteora nel cuore delle campagne di Alfianello, provocando stupore, danni e paura. La roccia piovuta dal cielo - seppure chiamata amichevolmente "bolidino" - pesava oltre due quintali e mezzo: venne esplorata, raccolta e indagata, anche venduta pezzo per pezzo ad appassionati e collezionisti, e oggi i frammenti giacciono tra musei e collezioni in tutto il mondo (alcuni dei quali battuti all'asta anche per migliaia di euro), dagli Stati Uniti alla Città del Vaticano.

Le cronache dell'epoca

"Le sue dimensioni approssimative - scriveva ancora Rizzati nel testo pubblicato nel 1906 - risulterebbero di 75 cm d'altezza e di 60 cm di larghezza. Quanto al peso, due grossi frammenti pesanti almeno 30 kg ciascuno furono l'uno buttato in un torrente da un contadino stanco di portarselo sulle spalle, fatto l'altro in minutissimi frammenti: ma si può valutare, dal suo peso specifico e dal volume, a 200 kg circa. Mezz'ora dopo la sua caduta, il meteorite fu fatto a pezzi: era ancora caldo in superficie, ma freddo all'interno. [...] La massa intera era di color grigio cenere, sparsa di piccolissime particelle luccicanti, di ferro, ferro nickelifero, ferro magnetico, etc: qua e là si scorgevano delle piccole geodine, aventi un diametro da 2 a 3 mm, tappezzate di minutissimi cristallini brillanti, color di bronzo. Queste particelle metalliche s'ossidavano facilmente al contatto dell'aria, circondandosi di larghe aureole di ruggine color rosso mattone. La proporzione della parte metallica magnetica, rispetto alla massa litoide, fu circa del 6,8%".

Storia e scienza, ma anche leggenda: Ferruccio Rizzati racconta dello stupore di chi si raccolse intorno al "bolidino", tra cui il curato di Alfianello, "il quale, che della grandezza e della perfezione di Dio doveva avere una ben meschina idea, credette di riconoscervi l'impronta della mano divina", con riferimento a quanto si vedeva sulla "faccia" di uno dei frammenti, in cui a detta dei villici "era rappresentata abbastanza bene l'impronta di una piccola mano avente due pollici". Il bolide di Alfianello è ancora oggi il meteorite più grande caduto intatto sul suolo italiano.

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