social Moniga del Garda

Il prete che difende Achille Lauro: "Il battesimo non l'abbiamo inventato noi"

Continua il dibattito su Sanremo 2022: l'intervento del parroco di Moniga

Il Festival di Sanremo è ormai concluso, ha vinto il bresciano Blanco (in coppia con Mahmood): ma in provincia la kermesse dell'Ariston continua a far parlare di sé. Il parroco di Moniga del Garda, don Giovanni Berti – noto anche come Gioba per la sua attività da fumettista – nei giorni caldi della rassegna ha difeso Achille Lauro prendendo le distanze dal vescovo di Sanremo, che invece aveva duramente condannato il cantante di origini veronesi, in particolare per il suo gesto di un “battesimo simulato”, al termine della sua prima esibizione.

L'intervento del parroco di Moniga

“Una canzone con un testo che non ho capito bene – scrive invece Berti in un lungo post diventato inevitabilmente virale – ma dal ritmo allegro, domenicale, e alla fine un gesto simbolico/provocatorio che richiama il rito del battesimo cristiano ma non lo è. Ci scandalizziamo immediatamente come difensori del battesimo, dimenticando che il gesto non lo ha inventato la Chiesa ma esisteva già da prima. Siamo stati noi a prenderlo in prestito con un significato completamente nuovo. Giovanni Battista battezzava nel Giordano con un battesimo, parola che significa immersione, e gli ebrei stessi compivano innumerevoli abluzioni e lavaggi personali di purificazione”.

Infine, l'affondo: “Sono rimasto personalmente scandalizzato dalla lettera di denuncia del vescovo di Sanremo – conclude Berti – nella quale, riferendosi al gesto dell'artista, usa il detto 'Raglio d'asino non sale al cielo'. Sono parole pesanti di un pastore che invece di impegnarsi a dialogare, raglia pure lui”.

Il commento de L'Osservatore Romano

Nel merito era intervenuto anche L'Osservatore Romano, il quotidiano edito in Vaticano il cui editore è direttamente il Dicastero per la comunicazione della Santa Sede. “Chiamati in causa da Fiorello alla cui simpatia non si può resistere – si legge – eccoci qui a dire la nostra, come richiesto, su Achille Lauro. In punta di piedi, perché Sanremo è Sanremo e L'Osservatore è L'Osservatore. E in questo caso si limita ad osservare che, volendo essere a tutti i costi trasgressivo, il cantante si è rifatto all'immaginario cattolico. Niente di nuovo. Non c'è stato nella storia un messaggio più trasgressivo di quello del Vangelo. Da questo punto di vista difficilmente dimenticheremo la recita del Padre nostro, in ginocchio, di un grande artista rock come David Bowie. Non ci sono più i trasgressori di una volta”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il prete che difende Achille Lauro: "Il battesimo non l'abbiamo inventato noi"
BresciaToday è in caricamento