Adolescenti bresciani e digitale

L’indagine condotta dal Cremit dell’Università Cattolica ha monitorato l’uso crescente delle tecnologie digitali da parte degli studenti di alcune scuole medie e superiori. Martedì 27 novembre si terrà la presentazione della ricerca nell’ambito dell'incontro conclusivo del corso di formazione "Curricolo e Cittadinanza Digitale. IIS Capirola di Leno (BS) – 14.30-17.30

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BresciaToday

L’81,77% dei ragazzi delle medie e il 49,88% delle superiori sostiene che siano presenti delle regole in famiglia sull'access agli schermi; tra di loro, rispettivamente nel 26,48% e nel 36% dei casi i figli hanno avuto un ruolo nel definirle. Sono solo alcuni dei dati emersi dalla ricerca condotta dal Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Informazione e alla Tecnologia (CREMIT) dell’Università Cattolica tra gli studenti di alcuni istituti della provincia di Brescia. Studenti e ragazzi in età scolare sono infatti la generazione più immersa nelle tecnologie digitali sino ad oggi. Per questo non possono essere lasciati soli nella gestione dei profondi cambiamenti offerti dalle tecnologie di informazione e comunicazione. Come aiutarli nell’utilizzo intelligente di tali strumenti? Quando usare lo smartphone nella didattica? Come educare a riconoscere le fake news? Come cambia l’approccio alla scrittura, alla lettura e alla condivisione al tempo del digitale. Questi temi sono stati affrontati nell’ambito del corso di formazione realizzato dal CREMIT che si è svolto da settembre a novembre 2018, coinvolgendo i docenti delle superiori di I e II grado di 25 scuole dell'Ambito 10-Bassa Bresciana.

Gli insegnanti di diverse discipline si sono confrontati con il Curriculum di Educazione Civica Digitale, emanato nel gennaio 2018 dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca; lo stesso CREMIT è stato tra gli enti di ricerca che maggiormente hanno contribuito alla sua elaborazione. Il corso di formazione – con la direzione scientifica di Pier Cesare Rivoltella, direttore del CREMIT e professore ordinario di Didattica generale e Tecnologie dell'educazione dell’Università Cattolica - ha alternato lezioni frontale in plenaria, a cicli di laboratori presso le sedi di Montichiari, Orzinuovi e Leno. I docenti si sono confrontati con le 5 aree del Curriculum di Educazione Civica Digitale: "Internet e il cambiamento in corso", "Educazione ai media", "Educazione all'informazione", "Quantificazione e computazione: dati e intelligenza artificiale", "Cultura e creatività digitali". "Le tecnologie digitali - spiega Rivoltella - sono agente attivo di profondi cambiamenti sociali, culturali, politici ed economici. Allenare il pensiero critico non basta più.

Ovvero: se al tempo dei media di massa, essere capaci di “leggere i messaggi” criticamente significava garantirsi che le persone avessero le risorse sufficienti a non farsi condizionare, a produrre un “pensiero proprio” in risposta al rischio del “pensiero unico”, oggi questo non è più sufficiente perché rappresenta solo la metà dell’opera. Non basta più educare lo spettatore, occorre anche educare il produttore che ogni spettatore è diventato grazie allo smartphone che si porta in tasca. Questo significa, come propone il Curriculum di Educazione Civica Digitale, che insieme al pensiero critico occorre sviluppare consapevolezza e responsabilità negli studenti Occorre quindi che la scuola aiuti ad accompagnare la complessità del cambiamento. La scuola può infatti aiutare gli studenti, e con essi i genitori, a costruire strategie positive per affrontare una disponibilità di tecnologie, di informazione e comunicazione senza precedenti".

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