Giovedì, 5 Agosto 2021
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Sport e scuola: "Donnarumma ha sbagliato, quell'esame doveva farlo"

Intervista a Giorgio Lamberti, l'ultima grande icona del nuoto bresciano

Giorgio Lamberti (web)

“Me lo ricordo come se fosse ieri, io che l’acqua non l’avevo mai vista: ero sempre stato in montagna. Tutto è cominciato per caso, dal suggerimento di un medico. Tra l’altro non era il mio medico, era un medico di turno alla domenica. Spesso stavo poco bene, lui ha guardato mia madre negli occhi e le ha detto: il nuoto fa bene alla salute. Avevo 6 anni”. Parola di Giorgio Lamberti, l’ultima grande icona del nuoto bresciano (non ce ne vogliano i suoi successori: è stato il primo nuotatore italiano maschile a vincere una medaglia d'oro in un campionato mondiale) che ha fatto dello sport una scelta di vita. La carriera agonistica, prima: la carriera da dirigente oggi. Tra i fondatori del Gam Team di nuoto (e non poteva essere altrimenti), ma soprattutto presidente del centro sportivo San Filippo di Brescia: l’unica vera “casa” delle associazioni sportive bresciane, cittadine e non.

Tanto da raccontare, come è giusto che sia: “Alle prime lezioni in piscina, al centro Fin di Viale Piave, non c’era verso. Per questo devo ringraziare mia mamma, e la sua caparbietà: certo non pensava alla carriera agonistica, ma aveva a cuore la mia salute. Ecco perché se devo fare un appello, mi piace rivolgerlo alle mamme, ai genitori in generale. I genitori sono fondamentali per la crescita di un ragazzo, o di una ragazza. Anche della sua crescita sportiva”. Niente agonismo forzato, niente premi in denaro per ogni gol fatto: “Quando va così, si fa presto a diventare colpevoli. I giovani di oggi, che magari saranno i campioni di domani, non devono essere pressati di responsabilità che non si meritano, che non dovrebbero avere”. Sport e scuola, quelli sì che dovrebbero andare insieme: “La scuola viene prima di tutto, questo è chiaro. Ma al netto del risultato scolastico, dovrebbe essere un orgoglio per qualsiasi istituto avere un grande sportivo. In questo siamo molto in ritardo, ad esempio rispetto alla cultura americana e anglosassone”.

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