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Cementificazione del Garda: lettera aperta di Antonio Scanziani

"Abbiamo scelto di abitare a Lonato del Garda, mia moglie ed io, 7 anni fa. Innamorati di questa specie di paradiso che è appunto il lago e le sue colline moreniche. Ora, una zona incontaminata, la Valsorda, corre un grosso rischio"

LETTERA APERTA

“A CHI DI DOVERE”

di Antonio Scanziani Champ

Domanda lecita: ma in Italia chi è “di dovere”. Secondo un prezioso “Dizionario dei Modi di Dire” edito da  Hoepli ecco il significato: La persona giusta, quella addetta a una determinata mansione e che pertanto ha il dovere di espletarla. In senso lato, personaggio importante che provvederà a raddrizzare un torto o a punire un trasgressore.

Se avrete pazienza, potrete conoscere la mia lunga ricerca di “chi è di dovere”, leggere questa piccola avventura non è comunque un obbligo in quanto, ve lo assicuro, io non sono un “personaggio importante”, tutt’altro e quindi non posso definirmi “chi di dovere”.Prima di narrarvi la mia avventura alla ricerca di “chi è di dovere”, una breve introduzione. Raggiungerò, se Dio vorrà, la cosiddetta “speranza di vita” a dicembre. In Italia, secondo l’Istituto di Statistiche (ISTAT) questa speranza è di 79,1 anni per gli uomini e di 84,3 per le donne. Tra qualche mese avrò superato il limite. Ogni giorno in più è, come si dice a Roma “grasso che cola” che non significa, come afferma Benigni,  “Giuliano Ferrara quando suda”, bensì qualcosa che è in sovrabbondanza, come appunto la mia età.

Chiarisco subito che considero Giuliano Ferrara il più grande giornalista italiano di quest’epoca e di grandi giornalisti me ne dovrei intendere avendo frequentato fin da bambino a Berna Indro Montanelli, ospite di mio padre durante gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale. Proseguo dunque nell’introduzione. Nella mia vita, dalla nascita in poi, non mi sono mai soffermato in un luogo più di nove anni. Non ho quindi avuto il tempo di mettere radici, come si suol dire. Abbiamo scelto di abitare a Lonato del Garda, mia moglie ed io, sette anni fa. Innamorati di questa specie di paradiso che è appunto il lago, le sue colline moreniche e il corso del Mincio sino a Mantova. Goethe, nel suo viaggio a Verona ne rimase talmente incantato da scrivere ad un amico e quindi nel “Viaggio in Italia” la frase famosa:  “Kennst du das Land wo di Zitronen blühen” cioè  “ma tu conosci il bel paese dove fioriscono i limoni”. Incantato come lui rimase anche Johann Strauss jr.  che musico un valzer chiamandolo, come forse non tutti sanno, “Wo die Zitronen blühen” riferendosi anch’egli al Garda. Il valzer fu presentato al Teatro Regio di Torino il 9 maggio 1874 e successivamente a Vienna il 10 giugno dello stesso anno.La maggioranza dei gardesani, probabilmente, non si rende conto della fortuna di vivere in una simile meraviglia. D’altra parte sono convinto che anche Adamo ed Eva non hanno mai apprezzato pienamente l’Eden dove abitavano, salvo rimpiangerlo una volta perso.

Vivo in un appartamentino di una vecchia cascina ottocentesca, restaurata a dovere, in mezzo ad un uliveto e appena esco di casa ho la vista del Garda e della penisola di Sirmione. E’ un riconciliarsi con Dio, la Natura e se stessi, ogni mattina al risveglio. Poche settimane dopo il mio arrivo a Lonato, a qualche centinaio di metri da casa, arrivano le ruspe e in men che non si dica una collina sparisce e  viene sostituita da un ammasso di cemento. L’assalto alla terra dura pochi mesi e poi nulla più. E’ anni che questo obbrobrio fa bella vista di sé, senza essere, non dico completato, ma al di fuori delle fondamenta, mai iniziato. Un complesso di cemento, quello di via Sant’Anna che, se finito, incomberà sulla zona e se non lo sarà, costituirà un problema di come eliminarlo e dove e da chi far assorbire le tonnellate di cemento. Nell’uno e nell’altro caso un costo sociale enorme. Come si sa il territorio consumato, purtroppo non si recupera. Questo fatto, pur grave, non mi scoraggiò e  decisi di non cambiar casa per l’ennesima volta, ma di rimanere. Mi legava la speranza che un disastro simile non si sarebbe ripetuto. Alla fine dell’anno scorso appresi che in una zona incontaminata, la Valsorda, si stava per ripetere una simile iattura. Si era appena costituito un “comitato”, “gli amici della Valsorda” che si voleva opporre allo scempio. Abbiamo aderito al comitato, mia moglie ed io, i miei figli e molti amici e vicini di casa. Mi misi a disposizione del gruppo offrendo la mia esperienza (modesta) di giornalista “indagatore”. Il mio lavoro sarebbe stato pubblicato in un “Dossier” dal titolo “La cementificazione della Valsorda” Dalle mie prime indagini scoprii che la Valsorda è zona di riserva naturale e tutela paesaggistica oltre che zona agricola di particolare pregio ambientale e paesaggistico. L’area è classificata come “AS – Aree di Salvaguardia” e “AAS – Aree Agricole di  Salvaguardia, Viabilità”. Sostanzialmente sembrerebbe intoccabile dal cemento.

Da buon segugio, anche se vecchio e spelacchiato, ho scoperto che la provincia di Brescia, già nell’ultimo decennio del secolo scorso, si è attivata per creare una serie di percorsi riservati alle biciclette. In particolare ha realizzto un progetto che collegava con “piste ciclabili” Brescia a Desenzano. Il comune di Lonato è stato interessato e ha sottoscritto il 9 gennaio 1997 un accordo di Programma. Tra i vari percorsi ciclabili di Lonato finanziati dalla provincia, vi è appunto il tratto che attraversa la Valsorda, partendo dalla frazione di Barcuzzi e arrivando a quella di Sedena.Untratto di strada vietato ai veicoli a motore, riservato ai ciclisti e ai pedoni. Tra le  clausole che impegnano la città di Lonato vi è il paragrafo “d” dell’articolo 3: “a vincolare negli strumenti urbanistici il tracciato, impedendo qualsiasi trasformazione d’uso del territorio limitrofo che possa, in qualsiasi modo, inficiare l’utilizzo futuro compromettendo il transito ai ciclisti e pedoni o snaturandone la destinazione”. Un’altra buona ragione per rassicurare il “Comitato anici della Valsorda” sull’impossibilità di cementificazione dell’area. Colpo di scena:

Il comune di Lonato del Garda  respinge, con una mano la richiesta (correttamente definita “istanza” in termini burocratici), ma con l’altra suggerisce: “qualora un progetto presentato sia in contrasto con lo strumento urbanistico o comunque richieda una sua variazione, l’amministrazione comunale dopo aver rigettato l’istanza possa convocare una conferenza di servizi ai sensi dell’art. 14 della L. 7 agosto 1990, n. 241, il cui esito costituisce proposta di variante sulla quale, tenuto conto delle osservazioni, si pronuncia definitivamente il consiglio comunale.” Punto e (d’) a capo. Si apre quindi un’atra strada che potrà avere un esito completamente diverso.  La pratica è tutt’ora in corso.

Proseguendo nella mia indagine verifico la caratteristica delle società che hanno presentato i progetti di trasformazione dell’area che avrebbe dovuto ospitare un albergo e un centro ippico per un totale di 25 mila metri quadrati oltre ad un ad un megaparcheggio per auto e corriere di altri 13 mila metri quadrati. Se realizzati gli impianti avrebbero modificato la destinazione d’uso della zona, così come stabilito dall’attuale piano di urbanizzazione, cancellando, di fatto, la zona protetta e la collina.

Arriviamo dunque alle società che richiedono la modifica della destinazione della Valsorda. Si tratta di una società per azioni con un capitale di € 150 mila e di una società a responsabilità limitata con un capitale di € 10 mila, non si tratta di uno scherzo, proprio 10 mila euro. La società per azione è proprietaria del 100% della società a responsabilità limitata. Attraverso un vero e proprio gioco di scatole cinesi, un intreccio di ben altre quattro società a responsabilità limitata, il cui capitale è sempre di € 10 mila si scopre che il 40% del capitale della società per azioni appartiene ad una società anonima svizzera di Lugano e che possiede anche il 40% della società a responsabilità limitata, in quanto questa appartiene per intero alla S.p.A. Un’altra caratteristica delle società richiedenti è che non hanno esperienza alberghiera o di maneggi e allevamento di cavalli, non sono proprietarie dei terreni, ma hanno rilasciato, loro, una “promessa di acquisto” nei confronti dei proprietari dell’area.  

La Svizzera è nella “Black list” europea e italiana delle nazioni per cui è richiesta una attiva attenzione per evitare il riciclaggio di denaro. In Italia la Corte di Cassazione ha ribadito il dovere di particolari controlli sulle società anonime: …” Si impone pertanto una riformulazione o comunque un’integrazione dell’articolo 88 del TULPS (Testo Unico Leggi di Pubblica Sicurezza) attualmente vigente, che tenga conto delle pronunzie interpretative della  Corte di giustizia europea, fatte proprie dalla stessa Corte di cassazione., riconosciuta alle società estere di capitale azionario anonimo, costituite legittimamente secondo le prescrizioni degli altri Stati membri, la facoltà di investimenti soggetta ai necessari controlli sulla persona degli amministratori, nonché ad accurati controlli dei bilanci di esercizio e delle rendicontazioni contabili delle società, accompagnati da apposite relazioni di certificazione redatte da primarie società di revisione contabile sui bilanci della società. Tanto, al fine di scoraggiare e prevenire pericoli di riciclaggio.. .”  
Risale al 21 novembre 2007 il  Decreto Legislativo n. 231 (Attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo nonché della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione) nel quale vi sono precise norme per le amministrazioni pubbliche che obbligano ad un controllo.
Si precisa: «pubblica amministrazione»: tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado, le istituzioni educative, le aziende e le amministrazioni dello Stato a ordinamento autonomo, le regioni, le province, i comuni, le comunità montane e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, le amministrazioni, le aziende e gli enti del servizio sanitario nazionale e le agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni; Nel presente decreto legislativo si intendono per:

a) «amministrazioni interessate»: le autorità e le amministrazioni competenti al rilascio delle autorizzazioni o licenze, alla ricezione delle dichiarazioni di inizio attività di cui all'articolo 10, comma 2, lettera e), e all'articolo 14 o che esercitano la vigilanza sui soggetti indicati negli articoli 12, comma 1, lettere a) e c), e 13, comma 1, lettera b);

Un altro  esempio l’articolo 3 precisa: “Principi generali:  Le misure di cui al presente decreto si fondano anche sulla collaborazione attiva da parte dei destinatari delle disposizioni in esso previste, i quali adottano idonei e appropriati sistemi e procedure in materia di obblighi di adeguata verifica della clientela, di segnalazione delle operazioni sospette, di conservazione dei documenti, di controllo interno, di valutazione e di gestione del rischio, di garanzia dell'osservanza delle disposizioni pertinenti e di comunicazione per prevenire e impedire la realizzazione di operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Essi adempiono gli obblighi previsti avendo riguardo alle informazioni possedute o acquisite nell'ambito della propria attività istituzionale o professionale.”
Proseguendo nella lettura del Decreto Legge, l’articolo 23 comma 3 (Obbligo di astensione) precisa:  “Gli enti e le persone soggetti al presente decreto si astengono dall'eseguire le operazioni per le quali sospettano vi sia una relazione con il riciclaggio o con il finanziamento del terrorismo e inviano immediatamente alla UIF (Unità Informazione Finanziaria della Banca d’Italia)una segnalazione di operazione sospetta”.

Per la verità mi rendo conto della massima trasparenza di un’operazione che vede coinvolta una serie di società a responsabilità limitata e con capitale importante di € 10 mila e in più una società per azioni che ha un capitale di ben € 150 mila. Il fatto che non abbiano esperienza delle attività per cui hanno chiesto addirittura una variante del “piano di governo territoriale” è  irrilevante e sono certo che col tempo se la faranno, in caso contrario si potrebbe trasformare l’albergo in un edificio residenziale e le attrezzature dell’allevamento in piccole unità da fine settimana.. Poca importanza ha che nella vasta area del comune di Lonato del Garda non si sia potuto individuare  un’altra area per costruire l’albergo e il centro ippico. Cosa importa che vi sia una partecipazione al 40 per cento di una società anonima svizzera, con un cospicuo capitale di ben Fr. Sv. 100 mila, poco meno di € 100 mila. Gli svizzeri in fondo sono brava gente (parafrasando il titolo “Italiani brava gente”), che sa fabbricare un cioccolato davvero ottimo e i loro orologi, poi …
Avevo letto di recente le dichiarazioni della Guardia di Finanza di Brescia in cui si denunciavano infiltrazioni mafiose e riciclaggio di denaro nelle attività edili della provincia. Va detto, per la cronaca, che Brescia è la terza provincia del Centro Nord, dopo Roma e Milano, per il numero dei sequestri di beni appartenenti alla malavita organizzata. Quindi un numero superiore di sequestri che non a Bologna, Firenze e Torino città e provincie con una popolazione ben superiore.


A questo punto della storia entra “a chi di dovere”. Circa 45 giorni fa, convinto di aver scoperto chi probabilmente fosse questo personaggio, ho fatto pervenire il dossier accompagnato da una lettera di presentazione (di me stesso, non vorrei che si equivocasse)  alla Procura della Repubblica di Brescia, al comando della Guardia di Finanza, alla Soprintendenza dei Beni Architettonici, all’assessore dell’Ambiente della Provincia di Brescia, al suo omologo della Lombardia, ai Vescovi di Brescia e di Verona (da cui dipende la città di Lonato del Garda) e di recente alla Prefettura di Brescia. Evidentemente nessuno di costoro è “chi di dovere”. Infatti non ho ricevuto alcun riscontro. Ma chi sono per sperare in una qualsiasi risposta? Un vecchio, svizzero e per di più giornalista. Infatti tutto tace. Ho ricevuto per la verità una gentile lettera, da parte del Vescovo di Brescia. L’unica.
La colpa è sicuramente mia, in quanto non sono riuscito a trovare e non ho quindi indirizzato il “dossier” “a chi di dovere”.

In ogni caso porgo deferenti ossequi “a chi di dovere”, semmai gli dovesse pervenire in qualche modo questa mia “epistola”, per usare un termine classico.

P.S. So  come  verità assoluta che per principio in Italia le autorità non danno risposta al suddito (pardon, cittadino), figuriamoci ad un vecchio, per di più giornalista e  svizzero e in quanto tale sarebbe bene indagarlo per riciclaggio.
 

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