Ambrosoli si presenta alla città: «La vera politica non è appartenenza»

Il candidato alle primarie lombarde del centrosinistra arriva a Brescia per il suo tour elettorale: "Mai stato in un partito, mai stato militante. La politica vera non è appartenenza ma interesse collettivo". Poi il saluto alle vittime della strage della Loggia

Il pubblico (di settore) delle grandi occasioni, anche se l’invito era circoscritto a stampa e dintorni, e tutti i quadri del centrosinistra alla bresciana, da Del Bono a Bisinella, da Lacquaniti a Girelli, da Cipriano a Fenaroli. Accompagnato dai ‘fedeli’ Manlio Milani e Giovanna Bussolati, il candidato alle regionali lombarde Umberto Ambrosoli è arrivato anche a Brescia, seconda tappa del suo tour elettorale dopo un gustoso inizio, alla Sagra del Torrone di Cremona. L’ufficiale investitura dei ‘colleghi’, tra il ricordo di babbo Giorgio e “del suo insegnamento”, ora che “le nuove generazioni hanno bisogno di esempi, grandi esempi di vita”, e la discesa in campo come “scelta coraggiosa”, dove “la verità è il principio fondamentale, la chiarezza è la pura guida”.

Senza un programma già definito, perché dovrà essere “frutto di confronto e di partecipazione”, e che grande occasione le primarie, “per conoscere e condividere”, lui che si definisce semplicemente “uno fra i tanti”, e che in tempi come questi parte in vantaggio perché “mai ho fatto parte di un partito, mai sono stato un militante”, quasi fosse “distante e vicino insieme, tra partiti e società civile”, e allora largo all’associazionismo e al volontariato, “realtà ed energie straordinarie, per me la politica vera non è un’appartenenza, non è un rango, ma agire nell’interesse di tutti”. Nel segno della discontinuità per “il bene della democrazia”, e un cambiamento che “possa assicurare una nuova prospettiva”, insomma “un taglio netto con il passato e con chi ha governato la Lombardia per quasi 20 anni”, un modello tutto nuovo “anche nel modo di pensare, anche nel modo di declinare quella che è la responsabilità, soggettiva e oggettiva”.

Quasi voler “raccogliere un’occasione”, perché ancora “la partita ce la giochiamo adesso”, in una sfida che “ha delle caratteristiche diverse”, e in cui il centrosinistra deve ricominciare “a toccare e a tener vive le corde della partecipazione popolare”, e allora si ricomincia, “anche in termini di controllo e burocrazia, riforme e legalità, un modello che ha tutte le carte in regole per proporre un’alternativa in grado di coinvolgere anche le diverse realtà pubbliche, il potere esecutivo e il potere politico in Lombardia”. Lasciare dunque un segnale che “valga per le generazioni nuove”, tante e diverse esperienze “al servizio della collettività”, e provare almeno ad arginare “la situazione di straordinaria crisi economica, un momento che va pure oltre le crisi cicliche”, magari parlando di lavoro, magari parlando di occupazione.

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Ma alle primarie del centrosinistra? “Il mio ruolo è questo, il mio ruolo è qua. Non dico chi voterò alle primarie nazionali”, anche se il sospetto viene a tutti, e il gran finale dell’Ambrosoli candidato in Lombardia è un qualcosa di sovra-regionale, ma anche sovra-nazionale. “Il seme dell’Europa è presente in noi ben oltre la semplice unione monetaria. Dall’Europa non si torna indietro, un modello ancora incompiuto ma che ci offre un’opportunità unica, ed ecco il ruolo della Regione che non si esaurisce nello Stato ma si riparametra con quanto il Continente ci chiede. Le realtà statuali ormai non sono più adatte, non sono più adeguate ai grandi cambiamenti del mondo”.

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