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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Politica Rovato

Presunto danno erariale, terremoto in Comune: il sindaco si è dimesso

Le dimissioni del primo cittadino

Lo tsunami è partito da lontano, almeno 6 anni fa: al momento coinvolge non solo il sindaco di Rovato, Tiziano Belotti, ma anche il primo cittadino di Cremona, Gianluca Galimberti, e l'ex sindaco di Pavia Massimo De Paoli, solo per citarne alcuni. Ma è proprio a Rovato dove la “scossa” è stata tale da provocare un vero e proprio terremoto: con lettera protocollata giovedì pomeriggio, e già consegnata a tutti i consiglieri oltre che al segretario comunale, Belotti ha rassegnato le sue dimissioni. Come da prassi, avrà due settimane per ripensarci: poi diventeranno definitive, il Comune sarà commissariato e si tornerà ad elezioni (probabilmente la prossima primavera).

Un atto di costituzione in mora

A scatenare l'improvvisa decisione è l'avviso di un atto di costituzione in mora firmato dalla Corte dei Conti e notificato giovedì mattina in municipio. Tale atto, che è lo stesso inviato anche ad altri Comuni, si inserisce nel merito della cessione della maggioranza delle quote di Lgh, multiutility nel settore dell'ambiente, al gruppo A2A: correva l'anno 2015 e anche a Rovato il via libera (per la cessione del 51%) venne dal consiglio comunale, all'epoca già guidato da Belotti (eletto solo pochi mesi prima).

Le indagini della Corte dei Conti

L'indagine della Procura della Corte dei Conti è coordinata dal magistrato Francesco Foggia: ai sindaci viene contestato di non aver effettuato alcuna gara pubblica, procurando quindi un presunto danno erariale (ancora da quantificare) che tutti i destinatari della notifica sarebbero stati chiamati a “risarcire in solido”. La circostanza, come detto, ha convinto Belotti a rassegnare le sue dimissioni in poche ore.
Nella lettera il sindaco motiva la scelta proprio con l'arrivo dell'atto di costituzione in mora. Il primo cittadino scrive di aver “sempre difeso gli interessi del mio territorio e del mio Comune, spesso contro tutto e tutti”, e ancora di aver sempre criticato la cessione diretta delle quote, “ritenendo indispensabile la cessione in evidenza pubblica”. 

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