Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica

Scontro Letta-Alfano: "Mai più un'altra Brescia". Stop ai comizi dei ministri

Niente piazza o Tv fino alle amministrative. Il Premier Enrico Letta: "In caso contrario, il Governo è a rischio"

Lo scontro fra Enrico Letta e Dario Franceschini da una parte e Angelino Alfano e Maurizio Lupi dall'altra si consuma sul van che porta i quattro da palazzo Chigi all'abbazia di Spineto. Il premier, con tono "franco" a tratti molto "duro" rimprovera al vicepremier la presenza dei ministri pidiellini alla manifestazione di Silvio Berlusconi a Brescia contro la magistratura politicizzata.

"Quanto è successo a Brescia è inaccettabile e non si può più ripetere perché le ricadute negative sul Governo sono superiori alla capacità di tenuta dell'Esecutivo", ha poi detto il presidente del Consiglio durante la cena del conclave. I rappresentanti del Pdl rispondono a tono, rivendicando il diritto a difendere il Cavaliere.

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Alla fine si trova un compromesso: i ministri non parteciperanno più ai comizi elettorali e alle trasmissioni tv (a meno che non parlino delle questioni relative all'attività dei loro dicasteri) Un divieto che varrà però solo fino alle amministrative. Ma il compromesso raggiunto assomiglia più una tregua che una pace.

E comunque il conclave voluto da Letta per "fare spogliatoio" non poteva partire in modo peggiore. Bastava vedere le facce tese dei quattro mentre scendono dal furgone sotto la pioggia del resort di Spineto per capire che il viaggio era stato tutt'altro che piacevole. Letta, del resto, si è sentito tradito.

Aveva chiesto ai membri del suo esecutivo di astenersi dal fare politica. Impegno disatteso da diversi ministri Pdl, arrivati a Brescia per ascoltare il Cavaliere attaccare i pm. Sabato il premier aveva usato toni molto blandi, limitandosi a ricordare l'autonomia della magistratura. Oggi le cose sono cambiate. E la bacchettata del Colle all'indirizzo del Cavaliere, visto il rapporto fra i due, non pare casuale. E fa presumere che Letta, nell'affrontare Alfano, avesse il pieno avallo di Napolitano. Chi c'era racconta di una discussione molto accesa, di un clima "teso", a tratti rovente. I berlusconiani sapevano che il capo del governo avrebbe sollevato la questione.


Erano stati avvertiti e Alfano aveva informato il Cavaliere concordando la linea. Così, mentre il van sfrecciava sulla A1, il confronto si trasforma in scontro: il premier - spalleggiato da Franceschini - invita i ministri del Pdl ad avere massimo senso di responsabilità in una fase così delicata del Paese. E chiede loro di distinguere il ruolo politico da quello di governo: non é possibile che esponenti di questo governo partecipino ad una manifestazione del genere, abbiamo il dovere di abbassare la tensione non di fomentarla, è il succo del rimprovero di Letta.

E per far capire che non scherza ricorda che se il governo non é nato "a tutti i costi" non deve neanche "andare avanti a tutti i costi". Alfano e Lupi tengono il punto, assicurano di voler essere responsabili, ma rivendicano il diritto a non abbassare le bandiere identitarie e a difendere il loro leader, fino alla fine. La discussione prosegue fino alla campagna senese.

Poi si raggiunge un faticoso compromesso: Letta ottiene che i ministri si astengano dal partecipare a manifestazioni elettorali e a dibattiti radio e tv che non siano incentrati sul programma di governo. Ma questo principio, che il premier avrebbe voluto restasse in vigore per tutta la durata dell'Esecutivo, varrà solo fino ai ballottaggi delle amministrative. Alfano e Lupi non cedono. Berlusconi, raggiunto al telefono dal segretario, benedice il compromesso. Ma il clima, nonostante ciò, resta teso.

"Un chiarimento era indispensabile ed ora l'atmosfera è molto migliorata", assicura un ministro del Pdl. Ma è chiaro che il rischio di strascichi è forte. Non a caso sia Letta che Alfano disertano la conferenza stampa prevista in apertura dei lavori. A dare l'annuncio sono i rispettivi portavoce. Il conclave parte tutto in salita.

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