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Sciopero generale: «Difendere il lavoro, diffondere la solidarietà»

Sciopero generale anche a Brescia, due giorni dopo: prove tecniche di bilancio per quello che è stato definito come il primo passo verso una vera mobilitazione europea. Le parole di Damiano Galletti e Dario Filippini

Migliaia e migliaia di lavoratori e lavoratrici, precari, studenti e pensionati hanno manifestato a Brescia in occasione delle quattro ore di sciopero generale indette a livello nazionale dalla CGIL e parte integrante di quella che è stata una vera e propria giornata di mobilitazione europea voluta dalla CES, la confederazione sindacale continentale scesa in piazza, in 26 Paesi dell’Unione, per difendere il lavoro e per diffondere la solidarietà.

Forse è giunto il tempo di una contrattazione europea, visto che i Governi dell’Europa unita già agiscono in sintonia, e il fiscal compact (approvato nel silenzio dal Parlamento italiano) è solo una delle tante e lampanti conferme. “Tutti quanti, a destra e sinistra, hanno sottoscritto a testa bassa quella che in parole povere è una vera cessione di sovranità – ci racconta Dario Filippini della Rete 28 Aprile – e chiunque poi andrà al Governo dovrà per forza rispettarlo, per i prossimi 20 anni ci aspettano altri rientri e altri sacrifici. Ma non è così che si risolvono i problemi, e la politica italiana tace, persa com’è nel suo imbarazzante teatrino”.

Sciopero generale 14 novembre Brescia


La mobilitazione europea è comunque un primo passo verso quella coscienza collettiva di cui mai come ora c’è davvero bisogno. “Per la prima volta la CES – ha detto Damiano Galletti, segretario CGIL Brescia – ha deciso di organizzare manifestazioni in tutta Europa e non, come è successo finora, solo manifestazioni simboliche a Bruxelles o in qualche altra città sede di vertici istituzionali. Questa è l’Europa che vogliamo, questa è l’Europa che dobbiamo costruire. Un’Europa solidale e che guarda al futuro, un’Europa diversa da quella che vediamo oggi, dominata dalla finanza e nella quale la politica è relegata in un angolo, succube se non addirittura complice”.

A parlare sono sempre i grandi numeri, dei grandi gruppi finanziari, e il leit motiv “pagano sempre gli stessi” si ripete con amara verità, dalla Grecia alla Spagna, dalla Germania all’Italia. corteo 14 nov-2“Uno sciopero come questo – ancora Filippini – serve per far capire al mondo che la gente è stufa, e che non si può più andare avanti così. La recessione arriverà in tutta Europa, il PIL comincerà a calare anche in Germania, presto saremo tutti nella stessa disastrosa situazione. Per questo è necessario riportare la discussione dalla finanza all’economia reale, e ripartire da qui, dal lavoro vero, da una diversa politica, europea e monetaria”.

Oltreoceano, con la complicità delle presidenziali, ci si è accorti che è il valore industriale “la fonte primaria della produzione di ricchezza”, e anche il ‘progressista’ TIME in una recente corteo 14-2inchiesta ha sottolineato come “l’America green e hi-tech sta lasciando spazio all’America che cerca di richiamare in patria acciaierie e stabilimenti automobilistici”, e che il futuro sarà ancora alimentato da petrolio e gas. “Le ricette che continuano a proporre e imporci sono sempre le stesse – continua Galletti – le stesse che ci hanno portato a questa crisi. 25 milioni di europei non hanno lavoro, in alcuni Paesi il tasso di disoccupazione giovanile è superiore al 50%. Manca una visione: la mobilitazione coordinata di oggi, la solidarietà tra lavoratori e pensionati ci dicono invece che dalla crisi si deve uscire insieme”.

La scelta dell'Iveco come conclusione naturale del percorso, il simbolo di quella che è la resistenza bresciana ai licenziamenti, e la manifestazione che diventa quasi un'assemblea pubblica. Mentre dai telegiornali francesi flebili sfottò sulle manifestazioni italiane, dalla Rete 28 Aprile un’ammissione che in realtà è comune a molti, del sindacato europeo “esiste solo una struttura, ma senza una politica unitaria”. Difficile fare informazione vera, aggiunge ancora Dario Filippini, “quando non esiste la libera stampa”. In Italia infatti “hanno tutti parlano degli scontri e non della gente che va in piazza”. In ogni caso, “piena solidarietà agli studenti e ai ragazzi, forse qualcuno ha esagerato”.

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