La FIOM scende ancora in piazza: «Senza lavoro non si esce dalla crisi»

A Milano il corteo regionale con comizio finale (in Duomo) del segretario Maurizio Landini. Folta presenza bresciana, Valcamonica compresa, nel giorno dell'accordo separato e del presidio permanente dei lavoratori MAC

Spiccano le bandiere targate FIOM Brescia, e FIOM Valcamonica, nel corteo milanese dello sciopero generale indetto dal sindacato dei metalmeccanici, da Porta Venezia e fino al Duomo, migliaia di lavoratori in serrate file, la solidarietà per esodati e cassintegrati, operai in mobilità e operai prossimi al licenziamento. Impossibile non parlare di MAC, quasi il simbolo della resistenza operaia bresciana, 84 lavoratori in mobilitazione permanente.

“A loro più che un pensiero, alle loro famiglie – ci racconta Valentino Marciò, delegato Iveco Brescia – un pensiero a loro e a tutti i lavoratori che stanno perdendo il posto di lavoro in Italia. Non dobbiamo fermarci, i lavoratori devono essere uniti”. Proprio in quel giorno “maledetto” in cui FIM e UILM hanno siglato l’accordo separato per il contratto dei metalmeccanici, come ricordato da Maurizio Landini nel comizio conclusivo, “un accordo che cancella il ruolo del contratto nazionale ed estende il modello FIAT a tutte le aziende metalmeccaniche”. La firma disgiunta, per il segretario nazionale FIOM, “è il primo frutto avvelenato dell’accordo separato sulla produttività voluto dal Governo Monti, e firmato senza la CGIL”.

Senza la FIOM non si esce dalla crisi, ripetono i megafoni. “Senza i metalmeccanici dalla crisi non si esce – spiega Tino Magni di SEL Lombardia – La produzione manifatturiera è uno dei nodi irrisolti, da sempre il settore metalmeccanico è stato l’asse centrale dello sviluppo italiano. L’unica vera ricchezza è il lavoro, e senza lavoro non c’è crescita, senza crescita non c’è più Italia. Il problema è cambiare la volontà della politica, il problema è riuscire a mettere al centro i diritti delle persone che lavorano, uomini e donne in carne ed ossa, altro che tematiche astratte”.

L’emergenza anche bresciana passa dalla MAC, mentre prosegue il presidio dei lavoratori all’ingresso degli impianti: “Le nostre lotte stanno insieme – ci dice Francesco Bertoli, segretario FIOM Brescia – e come detto nel corso dell’ultima assemblea secondo noi il problema della MAC è un problema che in prospettiva riguarderà anche l’IVECO”. Non è da escludere un nuovo ciclo di esuberi: “Come FIOM abbiamo proposto il riassorbimento dei lavoratori MAC in IVECO, e in 30 mesi – ancora Marciò – ma se IVECO non riesce ad assumere nemmeno una sessantina di lavoratori, tolti quelli che vanno in pensione e quelli che hanno accettato il trasferimento a Bolzano, allora significa che un progetto industriale in testa non ce l’hanno”.



Qualche striscione chiama in causa i contratti di lavoro europei: “Si deve fare, ci dobbiamo almeno provare – aggiunge ancora Bertoli – Ma non sarà facile costruire il sindacato in tempi brevi, le divergenze sono ancora tante. Dobbiamo comunque fare di tutto per colmarle”. Questo il messaggio generale della manifestazione milanese, di valenza ben oltre che regionale. “Non si può lasciare a piedi più nessuno – aggiunge Oliviero Girelli della segreteria CGIL Brescia – Sono troppe le persone che hanno perso il posto di lavoro, dobbiamo impegnarci tutti per trovare una soluzione. A Brescia la MAC è un problema rilevantissimo, la FIAT e l’IVECO devono mantenere fede agli impegni presi negli accordi precedenti, si deve rimediare a questo errore clamoroso prima che il problema possa farsi davvero più generale”.

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La soluzione? La massima unità dei lavoratori, l’unica risposta possibile. “A parità di lavoro deve corrispondere parità retributiva – conclude infatti Landini – ma il nuovo accordo non garantisce più nemmeno questo, cancella il ruolo delle RSU, manomette il principio dei primi tre giorni di malattia. FIM e UILM si sono limitati a firmare quanto presentato da Federmeccanica, sancendo così la fine del loro ruolo di sindacati. Si tratta di un accordo vantaggioso solo per le imprese, che usano la crisi per cancellare i diritti dei lavoratori”.

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