Il fantasma di Mussolini aleggia su Salò: no alla revoca della cittadinanza onoraria

14 voti contrari e solo 3 favorevoli: il Consiglio comunale di Salò ha bocciato la revoca del riconosciumento attribuito a Mussolini nel 1924. Dura la replica della sezione Anpi Medio-Garda

Palazzo del comune blindato e presidiato dalla polizia, in tenuta antisommossa. Poche persone legittimate ad entrate e tutte accuratamente identificate: in questo clima si è svolta, giovedì sera, la seduta del Consiglio comunale di Salò.

La ragione? Tra i punti all'ordine del giorno c'era la mozione - presentata dalla lista di minoranza Salò Futura - riguardante la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Si temevano disordini, anche e soprattutto, in relazione all'annunciato - ma mai avvenuto- presidio degli esponenti di Forza Nuova.

Non ci sono state proteste, ma in aula non sono certo mancate le discussioni, e anche piuttosto accese. Da una parte la maggioranza, guidata dalla lista civica di centrodestra Progetto Salò; dall'altra i tre rappresentati del gruppo che ha raccolto la richiesta di revoca dell'onorificenza presentata, nella precedente amministrazione, dal consigliere di minoranza Stefano Zane.

La decisione del Consiglio

Alla fine la mozione è stata bocciata: 14 voti contrari, tutti quelli della maggioranza di centrodestra più due della lista di minoranza Insieme per Salò (vicina alla Lega), e solo tre favorevoli (quelli dei rappresentati del gruppo Salò Futura). E Mussolini resta cittadino onorario della città gardesana già simbolo dell'ultimo periodo del periodo fascista.

"E una mozione strumentale e anacronistica - hanno sostenuto dai banchi della maggioranza - La revoca non porterebbe alcun vantaggio ai cittadini. La cittadinanza è stata mantenuta anche quando in consiglio sedevano persone che di antifascismo e lotta partigiana sapevano molto. Questa mozione è riuscita solo a fare riaccendere l'odio".

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La replica dell'Anpi

Una decisione che non ha però smorzato le polemiche sul riconoscimento concesso a Mussolini nel 1924 dall'allora commissario prefettizio di Salò. Dura la replica dell’Anpi Medio-Garda per cui le motivazioni addotte dall’Amministrazione, sono solo un tentativo di "arrampicarsi sui vetri per mascherare la sostanza di questa scelta".  “Non si vuole proclamare - si legge in un comunicato dell’Associazione - una presa di distanza chiara ed inequivocabile da quella tradizione, da quella figura, da quello che essa rappresenta, ancora oggi, per troppi italiani, per troppi salodiani”.

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