Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Risposta del segretario del PD Pietro Bisinella alle accuse di Achille Farina

Il segretario del PD della federazione provinciale di Brescia Pietro Bisinella risponde alle accuse di Achilel Farina in merito all'aumento dell'irpef nel comune di Brescia

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BresciaToday

Leggo con disappunto e un pizzico di ilarità che ormai lo sport preferito della giunta di Brescia, e in particolare del capogruppo Pdl in loggia Achille Farina per giustificare l’introduzione dell’addizionale comunale  I.R.P.E.F.,  è quello di citare altri Comuni e in particolare il mio (quello di Leno), dato che ricopro oltre alla carica elettiva di Sindaco anche il ruolo politico di Segretario Provinciale del Partito Democratico.

Ringrazio per l’attenzione prestatami, ma credo che anche al più disinteressato dei cittadini  appaia chiaro come  ogni paragone tra la Leonessa d’Italia e gli altri satelliti minori della Provincia di Brescia sia  totalmente fuori luogo e al limite del paradosso.

Ma in questo caso ci sono almeno tre buone ragioni per parlare di totale assenza di senso di responsabilità amministrativa al limite dell’indecenza,  oltre che di menzogna politica, e le spiegherò una per una, per chiarire quanto dissimile e colpevole sia il comportamento dell’Amministrazione Bresciana rispetto a tutte le altre della Provincia di Brescia, da qualsiasi altra giunta di qualunque colore siano esse amministrate.

 1.      Il Comune di Brescia a differenza di tutti gli altri comuni bresciani è fra i pochissimi in Italia che hanno potuto godere di un privilegio quale il decreto “ salvabrescia”, approvato a Marzo del 2010 che gli ha permesso di introitare “fuori” dal patto di stabilità 60 milioni di Euro derivati dalla distribuzione dei dividendi di A2A.

2.      Il Comune di Brescia a differenza di molti altri comuni ha deciso di non applicare,  dopo l’introduzione dell’imposta, nessuna norma a tutela delle classi più deboli, bocciando per di più tutti gli emendamenti presentati dal P.D. che volevano salvaguardare:

·        coloro che percepiscono un reddito annuo pari a 15000 Euro,

·        le famiglie numerose,

·        i redditi derivanti dalla cassa integrazione.

 3.      Il comune di Brescia, a differenza di molti altri comuni, non solo ha introdotto l’aliquota dello 0,20 per il 2011 ma ne ha già  previsto il raddoppio allo 0,40 per il 2012.

 
E’ questo il primo effetto della grande bufala del  federalismo fiscale, se i nostri soldi inviati a Roma non ritornano agli enti locali attraverso i trasferimenti dello Stato - trasferimenti che da quest’anno, grazie al Governo del PDL e della Lega, sono stati notevolmente tagliati e lo saranno anche l’anno prossimo - vuol dire che i nostri soldi restano a Roma e che si è costretti, per andare avanti, a tirare ulteriormente le tasche ai bresciani.

Altro che grazie Bossi e grazie Lega.

Ritengo che l’applicazione dell’addizionale I.R.P.E.F. sia una misura dolorosa ma inevitabile per quei Comuni che non vogliono ridurre i servizi erogati ai cittadini e la qualità degli stessi, ma comunque ingiusta, perché a pagarla saranno ancora una volta gli stessi che hanno un reddito certo proveniente dalle pensioni e dai redditi da lavoro dipendente.

Tutti i Comuni d’Italia sono in affanno grazie alle dissennate politiche del centrodestra e della Lega e i cittadini lo sanno, ma se c’è un Comune in tutta Italia dove la crisi e i tagli potevano essere tranquillamente sopportati, grazie al “grande salvadanaio” di A.S.M. prima e di A2A dopo, è senza ombra di dubbio il Comune di Brescia.

 Sarebbe come se volessimo paragonare la FIAT con l’autofficina artigiana dello “Zio Beppe” presso la quale ci rechiano periodicamente.

 Addossare alle scelte di Corsini e della sua giunta dopo  tre anni o mascherare con le politiche amministrative altrui (nel caso specifico le mie al Comune di Leno) le proprie scelte gestionali, politiche e di bilancio, dà il segno di una classe dirigente della città totalmente allo sbando grazie alla quale in futuro il ruggito storicamente riconosciuto della Leonessa d’Italia si potrà trasformare solo in un triste e timido miagolio

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