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Il PD raccoglie le firme per sei referendum. «Sì» ai matrimoni gay

Comincia in città la raccolta firme tra gli iscritti del Partito Democratico per sei quesiti promossi da Prossima Italia, "equidistanti" tra Bersani e Renzi: reddito minimo garantito, riforma fiscale, alleanze e matrimoni gay

Anche l’elettorato bresciano del Partito Democratico si mette alla prova con i sei referendum interni proposti per tutto il percorso nazionale da Prossima Italia, movimento molto vicino alla linea di Pippo Civati e Debora Serracchiani ma che si definisce comunque “equidistante” dallo scontro a distanza, e che pare già una resa dei conti, tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi. “I referendum sono stabiliti dallo Statuto del partito, eppure non sono mai stati utilizzati – hanno spiegato Louise Bonzoni e Massimo Balliana nella sede bresciana di Via Risorgimento – ma possono diventare strumento utile e vincolante per la nuova linea del partito. Negli ultimi anni il dibattito sui temi rilevanti è stato molto abbandonato, in questo modo si vuole rilanciare il partito tra la gente, riguadagnare credibilità”.

Obiettivo la raccolta delle firme tra gli iscritti, su 610mila almeno il 5%, e in terra bresciana su meno di 10mila tessere allora potrebbero bastarne 500. Intanto sono sei le “tematiche politiche e di programma” suddivise in altrettanti quesiti, vediamoli in dettaglio. La riforma fiscale, per un “fisco 2.0” che valga come segnale di risposta a quella “evasione stratosferica” che attanaglia il Paese, e che premi dunque “le persone che hanno sempre pagato fino in fondo”, una riduzione del 5% dell’IRPEF recuperabile con “una patrimoniale sulla ricchezza finanziaria”.

Il reddito di cittadinanza, ipotesi a dir poco utopistica viste le condizioni economiche dell’Italia ma che prevedrebbe garanzie di reddito per così dire territoriale, “per tutte quelle persone che non possono permettersi una vita dignitosa nel quotidiano”, un reddito minimo garantito per “il rispetto della dignità umana”. L’incandidabilità dei condannati, e questo si legge da solo, “un messaggio forte che sia garanzia di serietà, la credibilità e l’assenza di ombre nell’espletamento del proprio mandato come precondizione essenziale”. Il consumo di suolo, tematica ambientale di difesa del territorio il cui consumo “è esagerato e spropositato”, e una regolamentazione legislativa che preveda “prima il recupero e  la ristrutturazione, per “rivalutare la nostra terra e ridare dignità al paesaggio”.

Gli ultimi due, decisamente provocatori: i matrimoni gay, quando sarebbe bastato ricominciare a parlare di coppia di fatto, “una battaglia civile che è una provocazione, un modo per sollevare il problema”; le alleanze, con riferimento non chiaro (ma quasi) all’UDC di Casini, “no alla caccia del voto di protesta ma sì alla ricerca dell’elettorato convinto”, onde evitare “qualunque fraintendimento” e presentare dunque “un progetto limpido”. Così ci si avvicina alle primarie: “La nostra proposta è quella di abbinare il giorno del referendum a quello della scelta del candidato premier”. Per firmare bisogna essere iscritti, per poi votare invece no.

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