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PGT Desenzano: tra riconferme e osservazioni, in attesa di una «inevitabile» variante

Le Grezze e le Tassere, i SUAP e i nuovi alberghi: il PGT di Desenzano metro cubo dopo metro cubo, raccontato alla popolazione dall'assessore Maurizio Tira. E mancano solo due mesi all'ora X dell'approvazione

Poco più di due mesi all’ora X, a quel 31 dicembre che vale come ultimo giorno utile per presentare il Piano di Governo del Territorio del Comune di Desenzano del Garda, pena il rischio di lasciare la seconda municipalità della Provincia di Brescia (per numero di abitanti) “priva di un vero strumento urbanistico”. Queste le parole introduttive del sindaco Rosa Leso, nel corso del primo incontro pubblico organizzato dall’amministrazione comunale e dedicato proprio al PGT. Già, proprio quel Piano approvato il primo maggio scorso e poi revocato dal nuovo corso amministrativo targato PD, con tanto di delibera che “riporta indietro le lancette alla riapertura dei termini di presentazione delle osservazioni”.

Alle 187 già presentate se ne sono allora aggiunte un altro centinaio: “Una bella maratona – continua Leso – Siamo consapevoli che si dovrà correre, senza per questo cadere nella superficialità”. La parte tecnica e puramente esplicativa tocca poi all’assessore all’Urbanistica Maurizio Tira: nei tre blocchi che compongono il ‘moderno’ PGT, il documento di Piano, il Piano delle Regole e il Piano dei Servizi, chiaro che quelle che saltano all’occhio sono le trasformazioni dalla più ampia volumetria. L’area Nord, con le celebre Grezze dalla “cospicua trasformazione”, 33mila mc a parziale riconferma di quanto già presentato nel ‘vecchio’ PRG a cui si aggiungono i 45mila che coincidono con il contestato “piano integrato di intervento”, e poi la piccola zona di Via Venezia, le altrettanto celebri Tassere, un trasferimento residenziale di circa 42mila mc, gli ambiti di trasformazione 5 e 6 (Cremaschina, Barzetti e dintorni), “legati insieme da un comune destino” che vale almeno 52mila 600 mc.

Dell’ultimo una parte sarà edificata e un’altra, un’area agricola abbandonata con allevamenti dismessi, verrà riqualificata. L’ambito 7, 28mila mc, prima di passare all’area Sud, da San Martino a Vaccarolo, e gli ambiti invece della località Pigna, vicino alla SS11 e all’autostrada, fino al doppio SUAP nell’area Monte Alto, più di 100mila mc a destinazione mista, terziaria o direzionale, e alberghiera. Altri alberghi in fascia lago, vicino ai Rogazionisti e al Campeggio Italia, diversi ambiti di recupero (almeno una quindicina le trasformazioni previste), tutti inseriti nel Piano delle regole e dunque nel “tessuto urbano consolidato”, oltre alla riconferma della richiesta di PLIS nel corridoio morenico accanto al Parco di San Martino della Battaglia, per ora “solo una previsione in mancanza dello studio giustificativo e del successivo riconoscimento da parte della Provincia”.

Questo è quanto, almeno a grandi linee. “Le interpretazioni sono variabili – spiega ancora l’assessore Tira – e se possiamo prevedere una crescita demografica teorica di circa 3mila abitanti è invece più difficile calcolare con esattezza la superficie adibita al produttivo, ambiti vasti e dalle svariate articolazioni”. Restano problemi non risolti, eredità di un passato firmato giunta Anelli ma pure giunta Pienazza, e il punto di partenza è proprio la revoca del Piano originario, “a causa di un ambito residenziale decisamente sovradimensionato, soprattutto in funzione del momento storico”, in cui si registrano investimenti limitati al mercato libero, che “non risponde alla necessità reale, che non risponde a quella che è la domanda sociale”, e un più vasto “problema di finanziarizzazione, perché è chiaro che vale di più un terreno edificabile di un terreno agricolo”.

Ci sono anche incognite infrastrutturali, e “un collettore fognario ai limiti del collasso” su cui prima o poi si dovrà intervenire, e incognite di tipo ambientali, "perchè anche se la VIA ha dichiarato il Piano sostenibile non possiamo non pensare agli impatti potenziali". Mancano poco più di due mesi al 31 dicembre, il PGT mantiene la sua ossatura ma sarà praticamente inevitabile una variante perché, proprio come detto mesi fa dal Partito Democratico d’opposizione, “siamo di fronte a un PGT carente e antistorico”.

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