Palazzolo d'Italia! Basta cartelli in dialetto: «Niente ripicche, scelte consapevoli»

Il sindaco Gabriele Zanni smorza le polemiche e difende le sue scelte: "Una delibera di rimozione a costo zero, senza difficoltà tecniche. Chi fa polemica si arrampica sugli specchi, come sempre tanto rumore per nulla"

Basta cartelli in dialetto, anche a Palazzolo, niente più Palasòl e nemmeno San Brencat, e da una parte infuria già la polemica. La cosa in realtà non è nuova, successe tempo fa anche in quel di Nave, ma nella Provincia bresciana le cose sembrano ripetersi, forse per forza d’inerzia, forse per mancanza di argomentazioni. Sta di fatto che il sindaco neo eletto Gabriele Zanni non ha intenzione di tornare sui suoi passi, né tantomeno di dare adito a quelle voci che secondo lui altro non sono che “tanto rumore per nulla”.

“Chi polemizza sembra volersi arrampicare un po’ sugli specchi – ha dichiarato il primo cittadino a BresciaToday – Si dice che con tutte le necessità che ci sono l’amministrazione di Palazzolo ha come priorità quella di togliere i cartelli, sperperando i soldi pubblici.  In realtà stiamo già lavorando a tante questioni molto rilevanti, per risolvere diversi problemi, alcuni dei quali lasciatici in eredità. E’ poi altrettanto vero che la delibera di rimozione dei cartelli non è di particolare difficoltà tecnica, sia nella sua elaborazione che nella sua realizzazione. Anzi, è a costo zero”.

L’assestamento della nuova giunta passa anche da questo, e da uno scontro politico che per forza di cose sarà inevitabile da qui ai prossimi cinque anni. “Si è voluto poi affermare – continua Zanni – che la scelta di togliere i cartelli abbia finalità politica, di ripicca, nei confronti delle precedenti giunte della Lega Nord, dimenticando che l’idea di apporre la segnaletica verticale con toponimi in dialetto sia stata imposta dalle amministrazioni leghiste con un intento preminentemente politico, per ‘marcare’ il territorio. Facendo tra l’altro un cattivo servizio all’idea della diffusione della parlata locale, che quando diventa bandiera di una sola parte viene ostacolata e non certo incentivata”.

In realtà, aggiunge ancora Zanni, sono ben diverse le motivazioni che hanno spinto la nuova giunta a un ritorno alle origini, con la denominazione esclusivamente in italiano. Motivazioni storiche, perché “è stato verificato che i termini Palasòl e San Brencat non hanno mai avuto un utilizzo negli scritti”, e dunque “sono termini utilizzati solo nella lingua parlata”, a voce, e che “non trova riscontro in alcun testo come fattore d’identificazione di una precisa comunità territoriale”. Oltre alla problematica di livello puramente strumentale, quando il cartello stradale dovrebbe essere “un punto di riferimento per chi deve viaggiare”, e non un qualcosa in grado di “generare confusione o addirittura disagio agli utenti della strada”.

Anche su questo Gabriele Zanni è convinto: “E’ indubbio che i cartelli in esame possano anche avere una valenza simbolica, in quanto costituiscono il primo messaggio che chi transita per la nostra città può vedere e con il quale viene accolto”. In effetti Palazzolo sull’Oglio è una vera città, che va ben al di là dei 20mila abitanti: “Questo non è il biglietto da visita che come amministrazione vogliamo dare di Palazzolo, che vuole essere invece una comunità aperta ed inclusiva”.

Lo sguardo in avanti, senza dimenticarsi delle tradizioni: “Non ritengo che la valorizzazione di una tradizione localistica, a cui anche noi siamo ovviamente affezionati, si faccia con la segnaletica orizzontale. Servono invece altre iniziative, più articolate e di maggiore spessore. Siamo consapevoli che una scelta come quella da noi assunta sia opinabile, ma un po’ come tutte le scelte di questo tenore. In ogni caso, scelte che riteniamo debbano comunque essere rispettate”.

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