Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Monica Rizzi e i malumori della Lega Nord

Si indaga sul dossieraggio dell'Assessore allo Sport che avrebbe favorito il figlio di Umberto Bossi . L'ex portavoce Marco Marsili: "I report della Rizzi contengono tutto quello che può essere usato per screditare un politico"

La Monica della Valcamonica e il suo (ancora presunto) dossieraggio scaldano gli animi leghisti nella già calda estate italiana, proprio mentre il Governo è alle prese con la difficile manovra economica correttiva e proprio quando le correnti intestine alla Lega Nord occupano ampio spazio della cronaca politica. L’inchiesta prosegue, le indagini anche, e la base leghista prende coraggio e alza la voce contro quella contestata elezione in cui Renzo Bossi è riuscito a portare a casa quasi 13mila preferenze. Monica Rizzi si è occupata con impegno della campagna elettorale del Trota, tenendo d’occhio i suoi possibili avversari interni. “I report della Rizzi contengono di tutto – fa sapere Marco Marsili, direttore del quotidiano online La Voce d’Italia ed ex portavoce dell’Assessore allo Sport, licenziato guarda caso pochi giorni dopo la pubblicazione del libro ‘Onorevole Bunga Bunga’ – situazioni patrimoniali, bilanci di aziende in difficoltà, persino il nome degli alberghi che quella gente ha frequentato. Insomma ciò che concerne la sfera privata e che può essere usato per screditare un politico”.

Dossier reiterati che hanno colpito anche il giornalista milanese: “Oltre ad aver fatto fuori i leghisti bresciani più importanti per evitare che sottraessero voti al figlio del Senatur ho scoperto che aveva preso informazioni anche su di me. Non ho fatto altro che andare dall’autorità giudiziaria, come avrebbe fatto qualsiasi cittadino onesto”. Dall’ascesa della Rizzi alla sua forse prossima discesa di cose ne sono successe, e altre ne succederanno. “Se vuoi indagare sulla vita privata degli altri comincia a rendere pubblica la tua”, ha tuonato Enio Moretti, uno dei leghisti silurati per fare strada al figlio di Umberto Bossi, a cui ha fatto seguito il duro intervento di Bruno Caparini, volto noto della Lega nonché amico fidato del Senatur, che durante l’ultimo consiglio federale del Carroccio non ha gradito il salvataggio (senza conseguenze) che ha permesso a Monica Rizzi di mantenere saldo il suo posto in Regione.

E i malumori interni rischiano ora di sfociare in una vera e propria lite tra correnti di partito, tanto che perfino la leadership di Bossi non è più una certezza assoluta. La linea Maroni, apprezzata anche dal centro destra in vista delle elezioni del 2013, possiede un particolare appeal che non deve essere sottovalutato. E Monica Rizzi diventa improvvisamente un acceleratore di conseguenze in un partito che si è sempre fatto portavoce del ‘No al nepotismo’ e della (a questo punto solo apparente) integrità ad ogni costo. Tanto per dirne un’altra, per non citare ancora una volta la sua falsa laurea o la sua divertente fuga da Le Iene, impossibile non parlare di Adriana Sossa, investigatrice e sensitiva assunta dalla Rizzi per occuparsi della rassegna stampa.

A chi la accusa di aver ingaggiato la Sossa perché esperta in malocchio, l’Assessore allo Sport risponde con un amaro sorriso: “Ma figuriamoci! Certo, sono convinta che esistano persone con sensibilità particolari. Ma la Sossi l’ho assunta perché era la sorella di un nostro assessore”. Allora va bene. O no?

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