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Il pomeriggio bresciano di Salvini: tra applausi, selfie e contestazioni

Prima a Rovato, poi a Roncadelle, tra selfie con i fan e invettive al governo: i momenti salienti della tappa bresciana del leader leghista.

Bermuda, polo azzurra e mascherina ben incollata sul volto: così Matteo Salvini si è presentato sui palchi bresciani, nel pomeriggio di mercoledì. Prima tappa a Rovato, per sostenere il candidato sindaco del centro destra Tiziano Belotti, poi - alle 17.20 - l'arrivo sul palco allestito a Roncadelle, al fianco della candidata sindaca Elisa Regosa. 

Numeroso - e accalcato sulle gradinate, senza rispettare la giusta distanza - il pubblico presente al parco delle Montagnette, dove si è svolto il secondo comizio bresciano dell'intensa giornata di campagna elettorale dell'ex ministro degli Interni. Non tutti poi indossavano correttamente la mascherina, costringendo gli organizzatori a sollecitare più e più volte il pubblico a coprirsi naso e bocca. A onor del vero anche dal pulpito non è stato dato il buon esempio: l'assessore regionale Fabio Rolfi teneva la mascherina sul mento (qui le foto).

Arrivo e accoglienza comunque trionfale, sulle note di "Nessun Dorma", per Salvini: smartphone  tra le mani per riprendere "il suo popolo" e immancabili invettive al vetriolo.

Prima contro il gruppetto - una cinquantina in tutto - di oppositori che lo hanno accolto al grido di "Salvini Carogna, ritorna nella fogna". "Non ci sono più i contestatori di una volta, avranno bevuto troppo ieri sera", ha replicato il leader leghista. Poi la stoccata alla ministra Azzolina: "Ha passato il tempo a insultarmi e a giocare con i banchi con le rotelle: mandiamo a casa questa incapace, è una catastrofe per la nostra scuola".

La scuola, il lavoro, le pensioni: questi i temi al centro del breve intervento di Salvini, che è durato poco più di 10 minuti. Poi l'immancabile riferimento al processo Open Arms e alla questione migranti: "Ho bloccato gli sbarchi e mi mandano a processo: ci vado a testa alta, orgoglioso di aver difeso il nostro paese e i nostri figli. Ho come l'impressione che questa gente non stia scappando dalla guerra, ma che sia un'invasione controllata, voluta e organizzata per togliere di mezzo gli italiani: i nostri valori, il nostro modo di vivere, di lavorare, di pregare e di ragionare", ha detto.

Infine l'attacco alla sinistra, sempre in tema migranti: "Il mio problema non è il colore della pelle: gli unici razzisti rimasti in Italia sono a sinistra e vanno in giro con la bandiera rossa." Salvini se l'è presa pure con il microfono: "È un po' della Cgil, va a minuti alterni".

Prima dei selfie di rito con i suoi fan, uno 'shooting' che lo ha impegnato per oltre minuti, Salvini ha sfoggiato orgoglioso la maglia di Tonali e stappato una bottiglia di Franciacorta, rigorosamente marchiato Milan. 

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