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Mario Labolani: “Le regole vanno rispettate”

La questione delle biciclette in città tiene banco dopo l'interrogazione presentata l'altro ieri in Consiglio Comunale. L'Assessore Mario Labolani risponde alle accuse e difende l'operato della maggioranza: "La protesta? Una speculazione"

Bike sharing, bike mob, nuove rastrelliere, multe e comitati. Sembra che Brescia si sia accorta tardi del problema della viabilità, e lo faccia ora con un interesse particolare per le biciclette e le zone del centro storico, tanto che nell’ultimo Consiglio Comunale Donatella Albini della Sinistra Arcobaleno ha letto un’interrogazione sulla questione: “Ho visto tre vigili multare e rimuovere una bici in stazione”. Gli fa eco anche Alfredo Bazoli, consigliere di minoranza eletto nel 2008 tra le file del Partito Democratico: “A Brescia ci sono 160mila residenti maggiorenni, i posti per parcheggiare la bicicletta sono davvero pochi”. Il problema è dunque tutt’altro che risolto, oppure invece è stato ingigantito: prova a sciogliere i nodi di questo dubbio cittadino proprio l’Assessore al Centro Storico e ai Lavori Pubblici Mario Labolani.

La prima discussione riguarda il divieto di ‘parcheggiare’ le biciclette in alcune zone della città al di fuori delle cosiddette rastrelliere, pena la multa o il sequestro. “L’ordinanza firmata da Fabio Rolfi – spiega Labolani – riguarda il piazzale della stazione e i portici di via X Giornate e di Corso Zanardelli. Abbiamo recuperato i portici, abbiamo messo le fioriere, e tutto per il decoro urbano: per noi è impensabile che ci siano ancora biciclette in mezzo ai portici quando le rastrelliere sono proprio attaccate, a poco più di cinque metri. Stesso discorso per la zona della stazione, abbiamo rifatto il lastricato, creato arredo urbano e inaugurato la pensilina, che è anche costata molto, dove si può mettere la bicicletta in tutta sicurezza, c’è perfino un meccanico. In realtà l’ordinanza attuale prevede di non poterla attaccare ai pali della stazione, quella della precedente amministrazione invece parlava di tutta la zona”.

C’è forse della disinformazione? “Se si dice in giro ‘a Brescia l’amministrazione vuole togliere le biciclette da tutta la città’ è ovvio che poi la gente si arrabbia. Ma non è così, non è vero: abbiamo anche dimostrato, dati alla mano, che Brescia ha oltre 2mila posti nelle rastrelliere, e quando parlo di rastrelliere mi riferisco al centro storico, il 70% delle rastrelliere è nel centro storico. Stiamo anche potenziando BiciMia in tutti i quartieri della città, nelle prossime settimane verranno installati 40 nuovi porta bicicletta”. Il consigliere Pd sostiene invece che ci sia ancora sproporzione: “D’accordo, i residenti sono 160mila. Ma non esiste nessuna città che ha così tante biciclette. Bazoli è un avvocato, quindi anche se uno è completamente colpevole può farlo sembrare completamente innocente, questo è il discorso che lui ha fatto”. Esiste anche un’ordinanza (a firma del duo Labolani – Rolfi) che prevede un contributo di circa 50mila euro per installare le rastrelliere nei condomini, in modo da restituire almeno una parte dei costi. Entro fine luglio poi dovrebbe essere approvata la variazione di bilancio con un investimento di oltre due milioni di euro in piste ciclabili.

“Più di così che cosa dobbiamo fare? – si chiede Labolani – Le piste ciclabili della precedente amministrazione erano una striscia gialla sul marciapiede! Noi le piste ciclabili le vogliamo serie, piuttosto poche, ma buone. Brescia ha 600 km di strade, stiamo lavorando proprio su questo. Penso che la protesta delle biciclette sia stata una speculazione poco seria, una strumentalizzazione veramente banale. Noi vogliamo arredo urbano e decoro: se la gente non lo capisce noi faremo le multe. Sono stato in stazione domenica e ho trovato una bicicletta ancora legata ad un palo con un avviso di rimozione del Comune da quasi due settimane! Una bicicletta abbandonata va rimossa. Sono stanco di queste cose, qualsiasi iniziativa si faccia fa nascere un comitato. Il cittadino non può pensare di essere il padrone del metro quadro sotto casa. C’è chi dice no ai cassonetti, chi no ai cani, chi no al plateatico.. ma dobbiamo convivere tutti in una società, ovviamente nel rispetto delle regole in modo che tutti possano vivere al meglio la città”.

Il riferimento comune è quello ai Paesi del Nord Europa, da molti definiti come Paesi avanzati anche per il modo di gestione di un problema all’apparenza non così complesso come quello delle biciclette in città. Ma anche nei casi di eccellenza serve una collaborazione proficua ed efficace: “Anche al Nord usano molto la bicicletta, ma seguono le regole. C’è una mentalità diversa, negli altri Paesi i ciclisti non vanno nel senso contrario, non passano con il rosso”. Esiste dunque una sola ricetta possibile? “Se vogliamo mettere delle regole, queste regole devono valere per tutti. Non soltanto per chi deve cercare di farle rispettare ma anche per chi deve rispettarle”.

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