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Regione, caos candidature. Berlusconi: "Albertini? Allora preferisco Maroni"

"Tra Albertini e Maroni non avrei certo problemi a scegliere..", sarebbe stato il commento fatto dall'ex premier con diversi interlocutori

La partita del Pirellone si arricchisce della sfida lanciata da Roberto Maroni ai suoi ex alleati, rompendo il patto del Nord ma aprendo a un possibile cammino insieme in vista delle elezioni politiche. Il forfait al congresso del Ppe in Romania conferma la poca voglia di Berlusconi di tenersi lontano dalle grane politiche soprattutto lombarde.

Una distanza però solo apparente dai problemi del Pirellone perché, se è vero che ad occupare la mente dell'ex premier in questo momento oltre ai boatos che danno per chiusa la trattativa con i russi per la cessione di quote, intorno al 20%, del Milan ci sono i processi (la scelta di rimanere a Milano pare sia legata anche alle udienze previste), il rischio di perdere la guida della Regione roccaforte del berlusconismo da 20 anni non gli consentono di dormire sonni tranquilli.

Oltre alla 'resistenza' di Formigoni intenzionato a gestire a modo suo la fase elettorale, pronto anche ad andare allo scontro con il Pdl presentando una sua lista, Berlusconi deve fare i conti con l'ambizione di Roberto Maroni a sostituire il Celeste alla guida della Lombardia. Il Cavaliere non ha fatto mistero ai suoi interlocutori di non essere del tutto in disaccordo nel favorire una candidatura leghista ricordando che il 'pallino' della Lombardia era uno dei cavalli di battaglia di Bossi: "Tra Albertini e Maroni non avrei certo problemi a scegliere..", sarebbe stato il commento fatto in questi giorni con diversi interlocutori.

Nelle intenzioni dell'ex capo del governo infatti il governo della Lombardia viene in secondo piano rispetto alla possibilità di stringere con Maroni un'alleanza alle politiche, ipotesi valutata anche in base a dei sondaggi che danno il Carroccio in crescita al Nord. Chi invece è pronto a fare le barricate è il gruppo dirigente pidiellino. Raccontano che a via dell'Umiltà ci sia una sorta di 'caminetto di guerra' per discutere proprio il 'dossier' lombardo.

Non si può dare al Carroccio la guida delle tre Regioni più ricché - è il ragionamento che fanno molti nel Pdl - soprattutto con i poteri che hanno ora le amministrazioni regionali. Insomma meglio la sinistra della Lega. L'alleanza poi non piace a quanti non perdono la speranza di lavorare ad un progetto alternativo e cioé quel progetto dei moderati che al Cavaliere non dispiace ma di difficile realizzazione. Il tutto ovviamente resta nel campo delle ipotesi perché su una cosa nel Pdl sono tutti d'accordo: non si farà nulla fino a quando non si conoscerà l'esito delle elezioni siciliane. Un vero spartiacque per i progetti futuri.


Prima ancora di arrivare però alla Sicilia c'é da fare i conti con Roberto Formigoni. Raccontano che l'accordo raggiunto con il Carroccio a via dell'Umiltà la scorsa settimana era quello di arrivare fino ad aprile. Intesa però che i leghisti hanno sconfessato nelle stesse ore in cui Formigoni si presentava in conferenza stampa con Maroni ed Alfano. A questo punto le mosse del governatore a sentire i più pessimisti rischiano di anticipare la 'fine' del Pdl. L'obiettivo è prendere tempo per evitare la debacle alle urne cercando di arrivare ad una mediazione con il Celeste ma soprattutto evitare che Formigoni si presenti con una sua lista in modo da 'pesare' i suoi consensi anche in vista delle elezioni politiche.

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