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Formigoni: "Venerdì a casa in 3 ore. Non mi ritiro a vita privata"

Per il Celeste, venerdì basteranno 3 ore approvare la legge elettorale e poi presentare le dimissioni per sciogliere il Consiglio regionale, ma restano forti dubbi sulla compattezza dell'intero gruppo Pdl

Bastano 3 ore, ovviamente se c'é quell'accordo generale sulla cancellazione del listino e 2-3 altri punti che si starebbe profilando in questi giorni, per approvare venerdì la legge elettorale e poi presentare le dimissioni per sciogliere il Consiglio regionale. Il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ieri ha ancor più affinato il timing della fine anticipata della legislatura, confermando la convinzione di avere i numeri per far decadere l'assemblea del Pirellone non solo nel giorno ma anche (ormai) nell'ora in cui ritiene più opportuno. E cercando di orientare il dibattito sulle prossime scadenze, tanto determinato a non farsi tagliare fuori da promettere che "né nell'immediato né in futuro" si ritirerà a vita privata.

In Regione non tutti pensano che l'intero gruppo del Pdl sia intenzionato a rassegnare le dimissioni venerdì, benché sempre ieri Formigoni abbia ribadito di aver riscontrato sul percorso la "piena condivisione" dei vertici nazionali incontrati ieri a Roma. Oggi i consiglieri del Pdl dovrebbero riunirsi con il coordinatore regionale Mario Mantovani, e forse da lì arriverà quella indicazione univoca che diversi consiglieri invocano per sapere come muoversi. Perché finora l'indicazione sarebbe stata quella di agire solo quando deciso dai vertici nazionali, anche per non rompere con la Lega cui il governatore continua a negare la possibilità di esprimere il candidato alla sua successione a partire da Roberto Maroni (senza "pazienza, lealtà e coerenza i sogni si infrangono al mattino", ha detto ai giornalisti).

Ma se lo scenario tracciato da Formigoni si realizzerà chiudendo la legislatura alla prima di una serie di sedute già convocate a oltranza fino a lunedì, da sabato la campagna elettorale sarà di fatto aperta. Il Consiglio regionale è formato di 80 membri. Il Pdl ha 29 consiglieri: il capogruppo Paolo Valentini ha in mano le dimissioni in bianco di 23. In realtà, per far sciogliere il Consiglio, gliene basterebbero 14, perché le opposizioni di centrosinistra hanno pronte le loro firme da più tempo. Pd, Idv, Sel, Pensionati e gruppo Misto (Filippo Penati) hanno 27 consiglieri.

Ragionando 'sulla carta', sommati questi a quelli del Pdl si arriva a 41. E se poi si calcola che i 3 dell'Udc sono disponibili a dimettersi quando vedranno coi loro occhi "38 dimissioni", il conto è presto fatto: solo la Lega sarebbe tagliata fuori. In attesa di verificare i numeri sul campo, è chiaro che ormai i partiti devono iniziare a ragionare su candidature e schieramenti.


Il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, non è entrata nella diatriba sulla data del voto anticipato (al Pirellone ormai si ragiona su febbraio e oltre) ma ieri ha detto che "é un bel match: in Lazio tocca a Polverini fare le sue scelte, sulla Lombardia stiamo interrogandoci sul provvedimento che il prefetto farà per indire le elezioni". Pdl e Lega, per quel che ne dicono, ancora devono ritrovarsi. Il centrosinistra cerca un candidato forte. Tramontata (per ora) l'ipotesi Umberto Ambrosoli, ha fatto capolino anche quella del consigliere Pd Fabio Pizzul.

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