Venerdì, 30 Luglio 2021
Politica

La Lega Nord che cambia, Umberto Bossi e le correnti interne al partito

Nei giorni scorsi un'inchiesta televisiva sui malumori interni e sulla futura lotta alla successione tra i vertici del partito. Tra elezioni provinciali e vittorie maroniane, tra presunti dossieraggi e comizi pubblici: è la resa dei conti?

La recente inchiesta del programma d’approfondimento Presa Diretta, andata in onda lo scorso lunedì a firma dell’ex Iena Alessandro Sortino, rende pubblici nuovi e forse inquietanti scenari su quella che a tutti ormai pare una vera e propria guerra di successione interna alla Lega Nord. Che il gruppo ‘maroniano’ si stia scontrando (anche indirettamente) con la storica maggioranza ‘bossiana’  è purtroppo un’evidenza su cui è difficile soprasedere. Dall’incontro leghista di Concesio, con la presenza del ministro Roberto Maroni accompagnato dai suoi ‘fedeli’ compagni di partito, fino alla recente elezione del segretario di partito che ha visto la vittoria del vicesindaco leghista Fabio Rolfi. Senza dimenticare le elezioni per il segretario camuno, con vittoria di un altro maroniano, Enzo Antonini di Borno, e la debacle dell’avversario Pietro Pezzutti, sostenuto anche da Monica Rizzi.

E se di Monica Rizzi si era già parlato c’è da dire che il suo nome riecheggia spesso nelle cronache, anche nazionali. L’inchiesta andata in onda su Rai Tre sulla macchina del fango riassume la vicenda che coinvolge l’assessore allo Sport della Regione Lombardia, chiamando in causa i diretti interessati. Tra i danneggiati anche il giornalista Marco Marsili, ex portavoce della bionda leghista e direttore del quotidiano La Voce d’Italia: “Ad aprile dell’anno scorso, in una coda di indagini giornalistiche che mi riguardavano sullo scandalo della finta laurea dell’assessore lombardo Monica Rizzi, si è scoperto scavando che era stata intrapresa un’attività di dossieraggio illegale nei confronti di alcuni esponenti della Lega e di altre persone vicine all’entourage di Monica Rizzi”.

Che però ribadisce la sua totale estraneità alla vicenda. “Dagli atti che ho letto io non c’entro proprio nulla – sottolinea la Rizzi – I giornalisti sono sempre bravi a inventarsi le cose, i dossier io non li ho mai visti. […] Escludo i dossier ed escludo soprattutto che in Lega servano a qualcosa, la Lega non funziona così!”. Il suo legale Alessandro Diddi ammette invece che i dossier ci sono. Ma la vera vittima sarebbe proprio la sostenitrice della candidatura bresciana di Renzo Bossi: “Ci sono autori ben precisi e ben specifici che hanno realizzato questo dossieraggio. Si sta cercando di montare un caso per dire che è stata Monica Rizzi ad averli commissionati”.

Ma se anche il segretario cittadino di Brescia tempo fa ha escluso ogni possibile divisione c’è qualcuno che un po’ rosica davvero. “Quando ho cominciato a sentire che probabilmente non sarei stato candidato – spiega Enio Moretti, esponente leghista del distretto di Chiari che non avrebbe ottenuto una nuova candidatura proprio per i presunti dossieraggi – ho cercato di capire se fosse vero, e l’ho constatato due giorni prima della consegna delle liste. Dopo 20 anni di lavoro nel movimento questa cattiveria gratuita proprio non me l’aspettavo. […] Io dico solo che se è vero che Monica Rizzi, con l’ausilio di un maresciallo della Guardia di Finanza e di una maga, ha fatto ‘dossierare’ dei colleghi di partito si deve solo vergognare. Deve solo sprofondare nel pantano”.

Sull’eredità creatura politica del Senatur ha parlato anche Giulio Arrighini, ex leghista a cui sarebbero stati offerti proprio questi dossier: “Questo è uno scontro fra correnti nascenti all’interno della Lega Nord, per la successione a Umberto Bossi”.

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