Lega, caos post-voto: tra Bossi e Maroni è rottura totale

I lumbard escono con le ossa rotte dalle comunali di lunedì, ennesima debacle dopo le politiche di febbraio. Nel partito si avvicina la resa dei conti

Non solo numeri in calo. Per la Lega si profila soprattutto una crisi di identità. A leggere le analisi formulate in ordine sparso da vari dirigenti, pare emergere proprio questo timore, benché una discussione collegiale sia in programma soltanto al consiglio federale di venerdì. Dalle urne è uscita una Lega che vorrebbe nascondere elmo e cornamuse ma che anche in giacca e cravatta non riesce a decollare. E questo genera preoccupazione, anche se Maroni assicura i militanti che la Lega non morirà mai.

Lega: Maroni guarda alla successione,
Tosi e Salvini in 'pole'

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Ma il nervosismo è tanto, e in serata Umberto Bossi rompe la tregua con il segretario: "Maroni non può fare tutto. Deve scegliere cosa fare", dice l'ex leader. Bossi si è sentito "tradito dalla Lega" e ora, sull'onda del cattivo risultato elettorale, intima a Maroni di "non sbattere fuori nessuno". Flavio Tosi, sindaco di Verona, segretario veneto e vice di Maroni, è il leghista additato come il dirigente con le maggiori ambizioni 'oltre' la Lega. Intervistato da 'La Stampa', Tosi ha sostenuto che il risultato delle comunali "é un disastro", ha aggiunto che la strada è ormai quella delle liste civiche (su cui si mostra freddo il sindaco di Varese, Attilio Fontana) e ha usato poca diplomazia: "Siamo andati avanti anni a parlare di federalismo, riforme, cambiamento e abbiamo portato a casa un'ostrega".

L'altro vice di Maroni, il lombardo Matteo Salvini, si è rivolto ai militanti con un video chiedendo di crederci e assumendosi le sue responsabiità: "Non faccio come Grillo che dice che è colpa di chi vota. La colpa é evidentemente nostra, che non ci spieghiamo abbastanza bene, chiediamoci dove abbiamo sbagliato".

Il governatore Luca Zaia, altra anima della galassia leghista veneta, sul tema dell'identità è andato oltre. In un'intervista al 'Gazzettino' ha osservato che "siamo al big bang della storia del nord: il leghismo non è più una questione di partito, da destra a sinistra i veneti riconoscono che la questione del nord è cogente". Come dire che se la Lega é in crisi, ma le istanze leghiste no. Ed è su questo che l'ex deputata espulsa Paola Goisis ha aperto una polemica, sostenendo che da quando Tosi guida il partito "gli elettori si stanno volatilizzando".

Polemica che Tosi stesso ha chiuso rinfacciandole che alle sfortunate elezioni di un anno fa c'erano i "suoi amici del cerchio magico" e non lui. A dare qualche suggerimento, su Radio Padania, ci ha provato l'ex ministro Roberto Castelli, affermando che bisogna "fare sintesi fra l'anima dura e pura e il futuro" ma "non sparare addosso alle liste civiche", utili per uscire dallo zoccolo duro che non supera ormai "il milione, milione e trecentomila voti".

Impressioni, giudizi, preoccupazioni a cui si aggiunge la contemporanea pubblicazione su alcuni quotidiani di stralci di verbali dell'ex tesoriere Belsito, convinto che i dirigenti della Lega sapessero in anticipo delle perquisizioni di un anno fa. Si attendono adesso le mosse di Maroni che, ancora silente, ha scelto Twitter per minimizzare: "Leggo sui giornali - ha scritto il governatore della Lombardia - l'eccitazione di molti nel dare la Lega ormai morta. Da 20 anni è così, porta bene, la Lega sopravvive a tutte le gufate".

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