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«Questa è una manovra di classe. Dobbiamo ridare dignità al lavoro!»

Grandi applausi al comizio di Maurizio Landini, ospite d'onore della terza edizione della Festa della Cgil di Brescia. Il 6 settembre sarà sciopero generale, otto ore a braccia incrociate in tutta Italia: "Sarà battaglia"

E’ arrivato il tempo di reagire. Maurizio Landini arringa la ‘sua’ folla alla festa bresciana della Cgil nella prima serata della cinque giorni che continuerà fino a domenica 4 settembre nel cortile della Camera del Lavoro di Via Fratelli Folonari. “Questi quattro giorni servono anche a preparare lo sciopero generale del 6 settembre – anticipa il segretario della Cgil Brescia Damiano Galletti – per protestare contro questa manovra, una manovra che continua a cambiare ma che colpisce sempre i soliti noti. Mi auguro che lo sciopero riesca in tutta Italia”. Lo sciopero bresciano scenderà in piazza e partirà da Piazza Garibaldi, per un lungo corteo che arriverà anche a Piazza Loggia: simili modalità anche in tante città italiane e, a Milano, a Roma e Torino, vi sarà inoltre un presidio che comincerà la sera prima, un esperimento già provato e già riuscito nello sciopero dello scorso 27 gennaio.

Sul palco va in scena la lunga intervista a Landini a opera di Maurizio Maggi, giornalista de L’Espresso, ma più che intervista si tratta di un vero monologo a tutto campo, dall’evasione fiscale all’Europa della finanza, dalla manovra classista al Governo che ora non pare più così legittimo. “Credo che sia più che giusto che la Cgil abbia convocato lo sciopero generale – esordisce Landini – con questo sciopero noi dobbiamo segnare l’inizio di una mobilitazione. Non siamo di fronte solo ad una manovra che fa pagare i lavoratori dipendenti, siamo di fronte ad un attacco ai diritti senza precedenti”. Con una frecciata non troppo velata ai sindacati che il 6 settembre non aderiranno: “Quando sento dei sindacalisti che dicono che questi provvedimenti vanno bene io credo che questi stessi sindacalisti siano in preda al delirio”.

Il lungo excursus sulla situazione italiana tocca temi su cui è impossibile non discutere. In Italia il gettito fiscale derivato dall’Irpef è a carico (al 90%) dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, in una giungla di piccole e medie imprese in cui spesso tanti imprenditori dichiarano meno dei loro stessi dipendenti, in un mondo del lavoro sempre più precario e dunque sempre più frammentato, dove la disoccupazione giovanile sfiora e in alcuni casi supera il 30%. “Il nostro obiettivo non può fermarsi alla manovra – prosegue Landini – il nostro obiettivo è quello di cambiare il Governo, e difendere gli interessi generali del Paese. Il 6 settembre potrebbe esserci il voto di fiducia: l’Italia intera deve fermarsi, la prima battaglia di una lunga lotta che continuerà fino a che non saranno realizzati cambiamenti concreti”.

“Più prendi e più paghi, questo è il punto decisivo. In Italia vige un livello di ingiustizia che non è mai stato né denunciato né affrontato, l’evasione fiscale è uno dei punti più gravi, non esiste in nessun Paese d’Europa un tasso così elevato di lavoro autonomo. Tutto questo deriva dallo scarso controllo dovuto alla frantumazione sociale e produttiva. La frantumazione dei processi lavorativi, che significa stesso lavoro ma contratto diverso, è anche una scomposizione dei diritti, con l’obiettivo di mettere i lavoratori l’uno contro l’altro”. L’attacco all’articolo 18 è la massima espressione del classismo di questa maggioranza, ma non solo: “Se io sono precario, se io perdo il lavoro, se gli altri evadono.. cosa cambia tra destra e sinistra? Il sindacato deve difendere le persone che rappresenta, per ridare la parola a chi lavora”.

“Certe cose non vengono dette neanche da chi vorrebbe far cadere questo Governo – continua Landini – Senza un intervento pubblico nell’economia, che orienti gli investimenti, da questa crisi non si esce. La proposta di introdurre il pareggio di bilancio come legge costituzionale è clamorosa! Quando c’è la crisi lo Stato deve investire. Questa è una manovra di classe, e Berlusconi non vuole mettere le mani nelle tasche dei ricchi, nelle tasche di chi i soldi li ha davvero”. Ma il mondo è globale e multipolare, l’Europa intera sta affrontando questi difficili momenti, e se dall’alto le decisioni sono prese in via coordinata, vedi Banca Centrale Europea o Fondo Monetario, anche dal basso si deve cominciare a ragionare ad un livello comunitario.

“Non sempre agire localmente paga – conclude il segretario Fiom sommerso dagli applausi del pubblico presente – Siamo in una situazione drammatica, non sono più i Governi a fare politica economica, è la finanza europea. Si è costruita l’Europa della moneta ma non l’Europa sociale: questa è la potenza della finanza che porta a precarietà e speculazione. Quelli che hanno provocato la crisi sono gli stessi che ora ci spiegano come uscirne! E’ il modello di sviluppo che non funziona, serve un cambiamento del modello sociale e produttivo. Un’Europa così non può essere accettabile, un mondo come questo non è accettabile. Dobbiamo ridare dignità al lavoro, costruendo un movimento che possa dare delle prospettive”.

Il coordinamento sindacale europeo non è più solo un’utopia: “Per fare un’Europa diversa anche il raggio d’azione dei sindacati deve essere europeo. Nell’ultimo congresso della Fem, i metalmeccanici europei, fatto lo scorso giugno, si è proprio aperto il percorso per andare verso la costruzione concreto di una federazione europea dei sindacati dell’industria”.

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