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«Nessun essere umano è illegale. Nemmeno quando lo dice la legge»

Otto mesi dopo Mare Chiuso, ZaLab presenta il primo di una serie di brevi documentari da diffondere in rete, per educare e sensibilizzare. 'In nome del popolo italiano' di Del Grande e Liberti, girato al CIE di Ponte Galeria

Padri di famiglia, lavoratori e lavoratrici, spesso anche ragazzi e ragazze che sono nati in Italia. Nei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) ne arrivano ogni giorno: non hanno commesso alcun reato, eppure rischiano di passare 18 mesi “dietro le sbarre”, in attesa di essere espulsi. La loro detenzione è convalidata da un Giudice di pace. E in nome di cosa? “In nome del popolo italiano”.

Una nuova produzione ZaLab, quasi otto mesi dopo l’uscita e la diffusione di Mare Chiuso (il docu-film di Stefano Liberti e Andrea Segre sulla politica dei respingimenti), un corto che dura meno di dieci minuti ma che ha la forza di un documentario, il primo di una serie di brevi doc prodotti con il sostegno di Open Society Foundation. Un’opera breve di Gabriele Del Grande e Stefano Liberti, presentata in anteprima al Festival di Internazionale di Ferrara e selezionata al 33mo Festival del Cinema Africano di Verona. Questo è ‘In nome del popolo italiano’, girato nel CIE di Ponte Galeria, vicino a Roma.

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
GUARDA IL DOCU-FILM

“Basta un permesso di soggiorno scaduto – spiegano gli autori – Lo dice la legge e questo basta a tranquillizzare l’opinione pubblica, a rimuovere il problema. Noi però abbiamo deciso di andare a vedere, perché siamo convinti che mostrare quei luoghi e ascoltare quelle voci significa rompere una definizione. E ribadire che nessun essere umano è illegale, nemmeno quando lo dice la legge”.

“Ma se ce ne andiamo tutti al nostro Paese – si chiede una ‘detenuta’ – chi lavorerà per gli italiani? Chi farà il lavoro sporco al posto loro?”.

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