Immigrati, risorsa o svantaggio? Beccalossi: “Basta ricatti”

La Coordinatrice Provinciale del Pdl commenta il gesto dell'immigrato marocchino salito sulla cupola di Palazzo Loggia: "Strumentalizzare la disperazione è cosa gravissima". L'immigrato è una risorsa? I dati di Istat e Caritas

Viviana Beccalossi si fa portavoce del malessere della cittadinanza bresciana sulla questione degli immigrati. Secondo quanto riferisce la Coordinatrice Provinciale del Pdl, la città di Brescia non sopporterà ancora a lungo questo tipo di atteggiamenti e questo tipo di politica, “la politica dei ricatti”. Nel commentare il gesto dell’immigrato marocchino salito sulla cupola di Palazzo Loggia, l’onorevole Beccalossi ribadisce che “strumentalizzare la disperazione è cosa vile e cosa grave”, e che se fino ad ora non si è ancora verificata alcuna tragedia, “il passo è molto breve” e infine “la responsabilità cadrà impietosamente sui millantatori che tuttora fomentano il malcontento tra gli immigrati, illudendoli con il soggiorno facile”.

Brescia è la città italiana con il più alto tasso di percentuale di stranieri rispetto al totale della popolazione cittadina, come segnalato dal rapporto Migrantes della Caritas. In tutta Italia i migranti regolari sono quasi cinque milioni, a cui vanno aggiunti quelli irregolari, ancora difficilmente quantificabili, e risulta ancora impossibile “valutare con precisione l’impatto numerico dei senza permesso e dei clandestini”. In tutta la Lombardia si registrano quasi un milione di presenze straniere regolari, e Brescia ne è la capitale, con il 17,5% di stranieri sul totale della popolazione.

“Brescia e i bresciani sono stanchi della politica dei ricatti – prosegue la Beccalossi – In uno Stato diverso dall’Italia questi immigrati, di fatto ospiti abusivi, verrebbero esclusi da qualsiasi permesso. Qui, invece, dove il sindaco Paroli ha autorizzato il presidio vicino alla loggia dimostrando apertura al dialogo e all’ascolto, se ne approfitta e si fa passare il concetto di immunità politica per azioni completamente irresponsabili e prepotenti”. L’immigrazione clandestina però spesso diventa una risorsa per la produzione industriale, i lavori stagionali, i cantieri, l’agricoltura e simili, e in questo caso diventa difficile prendersela con l’immigrato sottopagato (in nero) quando il lucro evidente è nelle mani del ‘padrone’.

Lo ha spiegato bene Il Sole 24 Ore, il quotidiano di Confindustria che dà voce alla grande forza industriale italiana, che ovviamente preme per sanatorie più efficaci in grado di garantire la forza lavoro che la popolazione italiana non può più dare. Sembrava palese l’evoluzione dell’economia della penisola in un’economia di servizi, ma i poli industriali (soprattutto stabilimenti e imprese medio piccole) stentano ad aggiornarsi e hanno dunque ancora bisogno di manodopera a basso costo e ad alto regime, magari senza assicurazione. E così, spiega Gianni Trovati, “in quasi un caso su sei il lavoro irregolare è effettuato da immigrati clandestini”, per un totale (dati Istat) di oltre 377mila “unità di lavoro irregolari” che lavorano in nero e senza permesso di soggiorno.

La stima però, sottolinea ancora Trovati, misure “le unità di lavoro a tempo pieno” e dunque non considera “le attività stagionali e iper saltuarie”, in un quadro che di conseguenza “può aumentare il numero di persone reali che si nascondono dietro alle unità di lavoro censite dalle tabelle”. Il paradosso del garantismo e del giustizialismo italiano, e lombardo in particolare, lo si legge dai dati della strage silenziosa delle morti sul lavoro: da quelli che muoiono dopo il primo giorno di lavoro assicurato (dopo sei mesi di lavoro nero)  a quelli che non dovrebbero esistere perché clandestini, e muoiono in un fittizio incidente stradale o, peggio, senza che nessuno se ne accorga.

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