“Salvini fa finta di esser di destra, ma è uno dei centri sociali”

Flavio Tosi a ruota libera: Salvini e Renzi, Zaia e la sinistra Pd. Il leader del movimento del ‘Fare’ inaugura a Moniga del Garda il suo tour elettorale in vista delle elezioni amministrative del 2016

Salvini: “Fa solo finta di essere di destra, è un leoncavallino”. Zaia: “Pur di restare al suo posto ha rinunciato alla sua autonomia”. Renzi: “Lavora in ottica antisinistra, come noi”. D’Alema, Bindi e Bersani: “Gente fuori dal mondo”. La riforma delle unioni civili: “Una grande riforma a cui basta un ritocco”. Non le manda a dire, Flavio Tosi. In piazza a Moniga del Garda per celebrare il primo gruppo consiliare bresciano del ‘Fare’ – il suo movimento nazionale nato qualche mese fa dopo la scissione dalla Lega – e prima tappa ufficiale del tour elettorale che lo porterà alle amministrative del 2016, anche in provincia di Brescia.

Un brindisi a simpatizzanti e militanti, insieme ai volti noti della politica locale: Andrea Massi, consigliere appunto di Moniga, poi Silvia Razzi e Diego Beda, coordinatori provinciali del ‘Fare’. Poi scatta il comizio, improvvisato: ma dalle scarpe i sassolini che si leva sono parecchi. Flavio Tosi – in Veneto ‘vale’ più del 10% dei voti – non risparmia nessuno. Tantomeno il leader della Lega Matteo Salvini.

“Facciamo un passo indietro – spiega Tosi – La Lega di Bossi era un partito di lotta e di governo. Nonostante avesse solo il 4% aveva tre governatori e una miriade di sindaci. Poi è arrivato Salvini, che sta facendo di tutto per far perdere alla Lega la serietà e la concretezza, anche del saper governare. Preferisce la parte demagogica e populista: ma così non potrà mai vincere, non potrà mai essere l’alternativa a Renzi. C’è bisogno di un centrodestra serio”.

E la sferzata a destra di Salvini? “Una scelta puramente elettorale. Lui è un uomo di sinistra, un leoncavallino, uno che viene dall’estrema sinistra. E’ paradossale che adesso faccia finta di essere di destra. Io vengo dal centrodestra, e ho sempre mantenuto coerentemente quella visione. Salvini invece ha trovato una linea che conviene a livello elettorale, e allora la cavalca: pur sapendo di dire cose che lui non pensa, cose a cui lui non crede. Lo fa soltanto per prendere voti”.

E pensare che Tosi fino a qualche mese fa era della Lega. Poi, la frattura insanabile: partita dal Veneto di Luca Zaia. “Mi dispiace per Zaia – continua Tosi – perché pur di restare al suo posto ha accettato di piegarsi a Salvini. Siamo in Veneto, le liste le doveva fare la Liga Veneta: non esiste che vengano da Milano a dirci come fare le liste, noi non abbiamo mai messo il naso nelle liste di altre Regioni. Zaia invece ha fatto una scelta, ha accettato di perdere la sua autonomia”.

Il futuro politico è ancora da definire: il primo passo sono le amministrative del 2016. “Qui a Moniga come altrove – incalza Tosi – sceglieremo la linea del civismo. Liste e movimenti legati alle persone e ai programmi, e non ai partiti. A livello locale, per fortuna, i cittadini guardano ancora le persone. Non ci sarà alcuna pregiudiziale ideologica, valuteremo caso per caso. Lo abbiamo fatto anche in Veneto: ci sono stati Comuni dove abbiamo sostenuto ancora la Lega, e abbiamo vinto insieme”.

A livello nazionale perfino Matteo Renzi potrebbe essere un alleato, a tratti. “Noi stiamo lavorando in ottica antisinistra, un po’ come Renzi – sorride – Noi questo glielo abbiamo già fatto capire: quando la sinistra ti crea problemi, su posizioni ideologiche, i voti nostri li puoi avere”. Qualche esempio: la legge di stabilità, ma pure la riforma per le unioni civili. “Quella è una grande riforma, nonostante ci sia un passaggio che contestiamo. Si tratta della step child adoption, l’adozione dei figli per le persone dello stesso sesso: rovina la famiglia, e va contro i dettami della Costituzione”.

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“Per la sinistra è una battaglia ideologica, la nostra è una battaglia di buon senso. Ci sono i D’Alema, i Bindi e i Bersani: gente che ormai è fuori dal mondo”. In parlamento c’è anche una proposta, sull’accoglienza dei profughi. “Un processo che all’Italia costa 2 miliardi all’anno: il costo sociale per mantenere qua una persona in attesa di riposta alla sua richiesta d’asilo è di 1000 euro al mese, 18000 ogni anno e mezzo. Per questo abbiamo proposto di istituire delle commissioni territoriali che verifichino le domande di asilo. Erano 20, una per Regione, ora sono una quarantina: il nostro obiettivo è arrivare a 103, una per Provincia. Vero che è un investimento, ma costa immensamente meno che tenerli qua”. Il guanto di sfida (elettorale) è lanciato, il 2016 è sempre più vicino.

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