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La FIOM in piazza a Roma: «Lottare sempre, non rassegnarsi mai!»

Anche da Brescia una numerosa delegazione di operai e metalmeccanici, decine di pullman dalla città e dalla Provincia. A Roma quasi 100mila in piazza per rivendicare giustizia ed equità sociale: "Mai rassegnarsi!"

Il grande giorno è arrivato, il grande giorno dello sciopero generale della Fiom, il grande giorno dei lavoratori, degli operai, dei metalmeccanici. Tutti per strada, tutti in piazza, per le vie della Capitale, quasi 100mila persone da tutta Italia, una lunga onda rossa che sarà difficile dimenticare, l’onda rossa dei salariati che adesso non ci stanno più, e faranno di tutto per difendere i propri diritti, le conquiste vecchie di decenni, la dignità sul lavoro. “La ritrita retorica dell’interesse nazionale è da sempre il paravento del gretto interesse di parte – si legge in un volantino di solidarietà che circola tra i manifestanti – Noi non ci stiamo, noi non abbocchiamo! La crisi è della borghesia, delle sue banche, della sua finanza creativa, del suo mercato anarchico, della sua fame di profitto a tutti i costi. Questa è la crisi del suo capitalismo. Noi non ci stiamo a caricarci sulle spalle il prezzo salato dei loro disastri”.

Anche da Brescia una partecipazione numerosissima, decine di pullman dalla città e dalla Provincia. “Siamo di fronte ad una situazione sociale disastrosa – ci racconta Davide Bertoli, delegato Iveco di Brescia – Non possiamo più ragionare in termini ottimistici, la disoccupazione cresce, l’inflazione cresce, la contrattazione cala, il sindacato è sotto attacco, i lavoratori perdono le loro tutele. Per tutti i salariati è una situazione che non si vedeva da anni, forse da decenni”. La Fiom scende in piazza per rispondere ai clamorosi attacchi degli ultimi mesi, dalla battaglia per l’Articolo 18 all’esclusione del primo sindacato italiano dalle fabbriche marchiate Fiat: “In questi mesi abbiamo avuto un’escalation molto pesante dal punto di vista dei rapporti di classe e rispetto al mondo del lavoro salariato. La questione pensionistica che colpisce soprattutto le donne, la volontà di revisione degli strumenti di copertura sociale come la cassa integrazione, il pretesto del lavoro giovanile quando invece i giovani sono quelli che stanno soffrendo di più, sono più di 1,6milioni quelli che non lavorano da tanto tempo, da troppo tempo”.

E poi la questione Fiat, la Fiom che viene lasciata fuori. “Tra Monti e Marchionne l’hanno fatta bella, hanno lasciato fuori il sindacato. Qui all’Iveco, ma in tutte le fabbriche Fiat, sta crescendo il pessimismo, la rassegnazione. Se non c’è più il sindacato i problemi, piccoli o grandi che siano, rimarranno insoluti, influendo negativamente sia per quanto riguarda i lavoratori sia per quanto riguarda l’intero apparato produttivo. La Fiat crede che tutto questo si risolverà da sé, dalla sua parte ha praticamente tutti i media, tutta la stampa. Ma l’opinione pubblica la pensa come noi, il mondo del lavoro non potrà mai essere favorevole alle scelte di Fabbrica Italia. Marchionne può raccontare quello che vuole ai giornalisti, puoi dire tutto quello che crede, ma quando sei dentro la fabbrica certe cose le vedi. Promesse non mantenute, mancanza di risorse, nessun investimento, nessun progetto per lo sviluppo.. non c’è più alcun senso di prospettiva. La Fiat ha dei seri problemi”.

“Cercano di nascondere il malessere degli operai escludendo il sindacato. Un malessere profondo quello che viviamo ogni giorno in fabbrica, quasi una rassegnazione rispetto al procedere delle cose. Ma stiamo lottando per questo, dobbiamo recuperare il rapporto tra i lavoratori, ridare loro fiducia, evitare ogni isolamento, evitare che venga meno il tentativo collettivo di risolvere i problemi. Lottare per portare equità e giustizia sociale, è per questo che siamo in sciopero, è per questo che siamo in piazza. Lottare sempre, rassegnarsi mai!”.

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