Battaglia IVECO: «Paghino pure i crumiri, noi non ci arrendiamo»

Alla CGIL più di un centinaio tra operai e delegati, rappresentanti e lavoratori: da Suzzara a Torino la FIOM in campo per "la massima unità dei lavoratori", contro i sindacati di comodo che sembrano "gendarmi impotenti"

Non è facile fare programmi, fare progetti, quando il mondo del lavoro sembra caderti addosso, ed è doveroso “tenere alta l’attenzione, monitorare tutto quello che succede”, perché all’Iveco di Brescia gli ammortizzatori sociali sono attivi dal 2008 e il contratto di solidarietà scade nel 2013, e per mantenere l’attuale produzione degli Eurocargo (tra 13mila e 15mila unità) “bastano 1600 lavoratori per la saturazione dello stabilimento”, detto tra le righe significa “800 esuberi a cui si aggiungono quelli della Mac”, mentre il veicolo nuovo, la promessa della ‘new line’, “garantisce al massimo una produzione di 17mila unità”. Tutto intorno la situazione europea che si lega ai programmi Fiat, la chiusura dei cinque stabilimenti lungo il continente e “il lento ma progressivo abbandono della produzione italiana”, gli spostamenti in terra iberica, un saldo aggiornato (in negativo) di oltre 1000 dipendenti in tutta Europa, e solo a Brescia (considerando anche le imprese esterne e di servizio) dal 2007 ad oggi quasi 500 posti di lavoro in meno, nonostante “l’accordo di riorganizzazione interna del 2009 che prevedeva l’aumento dell’11% della produzione”, unico caso di “toyotismo alla bresciana”.

Poi ci sono gli altri impianti, a Suzzara dove 11 mesi dopo l’applicazione di quelle che i delegati definiscono “le regole FIAT” le condizioni “sono assai peggiorate, non si discute più sugli infortuni, non si riesce più a lavorare”, e fa un po’ specie allora “avere il lavoro, oggi un’eccezione, e vedere che dal punto di vista industriale questa azienda non riesce comunque a produrre”, le adesioni ridotte agli scioperi a causa di “un’operazione certosina, lavoratore per lavoratore, e i capi che parlano di sanzioni” quando scorre quel novembre che sa di “resa dei conti” e i firmatari degli accordi contestati dalla FIOM come “gendarmi impotenti”.

Ma “non si può subire e basta, noi le assemblee le facciamo anche in pausa mensa”, e la preoccupazione diffusa passa da Torino dove ancora è più evidente “il progressivo annullamento della storia dell’Iveco, che in fondo è anche la nostra storia”, e non solo tra gli operai ma pure tra “impiegati e dirigenti di seconda fascia, quasi a giustificare la nuova natura multinazionale”, pochi giorni fa la notizia di una fusione all’americana, una “riorganizzazione strisciante con tutte le ricadute sul piano occupazionale”. Per non parlare di Bolzano, una volta “il fiore all’occhiello” dove si producono veicoli Defender, carri armati compresi, “un’isola felice ma solo prospettata, dal gennaio 2011 tutto si è rotto”, tanto che “hanno messo in riga tutti i lavoratori” e serve un permesso specifico perfino “per andare in bagno”, e quei “sindacati padronali” che si aggiungono ai “sindacati fiduciari come CISL e UIL che quando va bene ti dicono ringrazia che hai un lavoro, la cosa peggiore che mai potrebbe dirti uno che invece dovrebbe difenderti”.

Anche a Brescia le cose cambiano, chi di provvedimenti disciplinari ne ha presi due in 25 anni ora se ne becca “cinque in pochi mesi”, nella Sala Buozzi della CGIL sono tutti d’accordo, “le riunioni in cantina non le facciamo, se vogliono parlare con la FIOM allora ci facciano fare un’assemblea”, e ancora “visto che la FIAT coi mercati non riesce a parlare allora è meglio che ci parliamo noi” perché da una cosa non si può prescindere, “i posti nell’industria vanno difesi, il lavoro e il mestiere contro la dittatura dello spread”, con una dedica avvelenata a quelli che cantavano della “scomparsa della classe operaia”, e invece “guardate anche all’Ilva di Genova, all’Ilva di Taranto”.

Mai come ora, concludono rappresentanti e delegati, “abbiamo bisogno della massima unità tra i lavoratori” perché giorno dopo giorno “la lotta si inasprisce, ci hanno tolto tessere e sedi, ci controllano giorno e notte”, eppure “la lotta non si ferma, non rinunciamo alle nostre iniziative, soprattutto adesso”. L’appello alla città di Brescia dove “tutti dovrebbero schierarsi con chi lavora in Iveco”, e la voce si fa più grossa quando di FIOM e di battaglie si parla, “quando sciopera la FIOM di veicolo non ne facciamo uscire manco uno”, e non finisce qui: “Paghino pure i crumiri, noi siamo un presupposto inaggirabile. Marchionne lo combattiamo noi, siamo noi in prima linea”. Il 5 e il 6 dicembre infatti, è ancora sciopero generale.

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Le voci dell’assemblea: Francesco Bertoli (FIOM Brescia), Mauro Mantovanelli (FIOM Mantova), Lino Lamendola (FIOM Torino), Fabio Parrichini (FIOM Alto Adige), Davide Bertoli (IVECO Brescia), Valentino Marciò (IVECO Brescia), Giorgio Ariaudo (FIOM)

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