Di Mezza: "l'alienazione di A2A non è più un tabù"

"Se le alienazioni previste dalla finanziaria saranno obbligatorie - ha dichiarato l'assessore al bilancio - saremo costretti a vendere anche partecipazioni strategiche. La stessa A2A non potrà più essere considerata un tabù"

Fausto Di Mezza, Assessore al bilancio, ha convocato una conferenza stampa per rassicurare i cittadini bresciani sul futuro del bilancio cittadino alla luce di quanto previsto dalla finanziaria straordinaria d’Agosto: "Ho voluto convocare una conferenza stampa", ha esordito, "perchè volevo che i cittadini non stessero in pensiero: bilancio e patrimonio non sono a rischio con questa finanziaria, così come i servizi che abbiamo sempre offerto fino ad oggi".

Non sono mancate però critiche all’operato del Governo, "che vuole scaricare sugli enti locali i problemi economici del Paese. Noi è da tre anni che tagliamo la spesa corrente per attutire il peso di questa manovra. Quest'anno abbiamo risparmiato oltre 15 milioni di euro. Ci saranno dei tagli, questo è ovvio, ma non toccheremo i principali servizi a cui i nostri cittadini sono abituati. Alla luce dei fatti, e delle stime, che vedono il comune di Brescia tra i municipi più virtuosi d'Italia, mi aspetto che l'opposizione si dimostri più disponibile nei confronti della maggioranza".  
Il ragioniere capo Alessandro Beltrami ha invece evidenziato come attualmente si possano fare solo delle stime, dato che la finanziaria, per quanto riguarda le norme applicative, è ancora tutta da definire: tanto fumo e poca concretezza.

Di Mezza ci tiene però a sottolineare che "la nostra situazione, una volta tanto potrebbe essere premiata. Essendo noi un comune virtuoso potremmo avere diritto a un patto di stabilità meno rigido, che si tradurrebbe con circa 18 milioni in più da spendere l'anno prossimo. Nonostante ciò, se le alienazioni previste dalla finanziaria saranno obbligatorie, saremo costretti a vendere anche partecipazioni strategiche. La stessa A2A non potrà più essere considerata un tabù".

"Intendiamoci, nessuno di noi vuole vendere, né tanto meno svendere, quote patrimoniali importanti, ma se fossimo obbligati dovremmo organizzarci, di concerto con Milano, per cedere alcune azioni dell'utilty. Se gli enti pubblici dovessero essere obbligati a possedere quote entro il 40%, allora potremmo pensare di vendere il 7,5% dell'azienda di via Lamarmora, naturalmente in accordo con Palazzo Marino, che avrebbe i nostri stessi vincoli. Come politico penso che un impulso liberale sia necessario per la nostra economia, ma sono perfettamente cosciente che questo non sarebbe il momento migliore per vendere. Staremo a vedere se saremo obbligati a vendere, se potremo vendere quando sarà vantaggioso o se non dovremo proprio farlo. Al momento tutto è ipotizzabile".
 

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