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Brixia Sviluppo anche a Roma: «Tradimento della funzione pubblica»

A Brescia la senatrice Emanuela Baio, tra i firmatari dell'interrogazione parlamentare a cui presto verrà data risposta. Mentre Brixia Sviluppo viene chiusa, e incorporata in Brescia Infrastrutture: "Qualche dubbio legittimo"

Una lente d’ingrandimento costante sulla nuova Brescia Infrastrutture, perché Brixia Sviluppo non ha convinto proprio nessuno. Entrando nei particolari lo spreco definito più clamoroso è quello che riguarda lo stabile dell’ex Oviesse ora Buonissimo Store, con un surplus di quasi cinque milioni di euro. Purtroppo è questa la Brescia di cui si parla adesso, la Brescia dei soldi pubblici non sempre trasparenti, ed entro le prossime settimane dovrebbe avere risposta l’interrogazione parlamentare presentata lo scorso 27 settembre da alcuni senatori di Alleanza per l’Italia e da una senatrice (bresciana) di Futuro e Libertà.



Lo spiegano i ‘bresciani’ di API, Margherita Rebuffoni e Luciano Cantoni, accompagnati dal coordinatore provinciale Davide Comaglio e da Emanuela Baio, tra i firmatari di quell’ormai celebre interrogazione. “Brixia Sviluppo non è più una questione solo locale – spiega proprio la Baio – e presto avremo risposta anche da Roma. Come può essere che uno stabile fatiscente e ancora da ristrutturare sia stato acquisito a un prezzo così clamoroso? Uno stabile pagato più del doppio del suo valore reale, con un ingente somma di denaro pubblico. E qualche dubbio sorge spontaneo”.

In sala anche Cesare Giovanardi, il cittadino che più si è battuto nei mesi e nei mesi sulle ‘malefatte bresciane’ firmate Brixia Sviluppo. Ora incorporata in Brescia Infrastrutture: “Ci appelliamo al Prefetto di Brescia, ma anche alla presidenza della Repubblica – continua la senatrice Baio – affinché vengano posti in essere tutti gli elementi di controllo sulla nuova società, per monitorare e garantire un utilizzo ragionato delle risorse pubbliche. Su Brixia Sviluppo pendono un provvedimento giudiziario e un ricorso alla Corte dei Conti, un problema grande come una montagna, un vero tradimento della funzione pubblica. E a pagare questi gravi errori sono sempre stati i cittadini, bresciani e italiani”.

E sul Comune di Brescia la nuova scure dei tagli, di necessità ma forse anche conseguenti a operazioni non troppo riuscite. I cinque milioni extra dell’ex Oviesse forse avrebbero potuto aiutare le associazioni a rischio, o quei genitori indignati a cui sono stati tagliati un centinaio di posti negli asili nidi.
 

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