Beccalossi: «Via dalla corte dei miracoli di Silvio, verso il Pirellone»

La bresciana Beccalossi alla prova delle elezioni di fine febbraio: candidata alle politiche non esclude (in caso di vittoria di Maroni) la vicepresidenza alla Regione. Intervista a ruota libera, da Berlusconi all'Europa

Foto © Sergio Frezzolini (Album Italia)

Ragazza di paese, mamma tedesca e papà Edgardo (l’artista), cresciuta tra Desenzano e Lonato e già candidata sindaco a Brescia, Viviana Beccalossi alle politiche 2013 con la novità Fratelli d’Italia, di cui lei è pilastro fondante, “lo puoi dire ad alta voce”, movimento alternativo al centrodestra e dal nome certo evocativo, “un richiamo all’amor di patria, capisaldi e valori che ci permettono di sentirci parte di una comunità vera, in un momento come questo tra crisi economica e crisi valoriale, ci rivolgiamo ad ogni singolo cittadino, chiediamo loro una scelta di coraggio”. La ‘fuga’ dal PDL per due ordini di motivi, “in primis l’imbarazzo nel sostenere un Governo tecnico come quello di Monti, un pataracchio fondato su un’alleanza innaturale, doveva risolvere i problemi e non l’ha fatto, anzi le cose sono peggiorate, ha tradito la fiducia di tutti quelli che l’hanno invece appoggiato, si è fatto nominare senatore a vita e oggi è pure sceso in politica”. Lei a favore mai, “sono orgogliosa di aver sempre votato contro ad uno pseudo-governo che ha varato provvedimento solo tramite i decreti legge, ha inasprito il sistema fiscale per coloro che facevano più fatica, ha chiesto sacrifici a tutti con l’IMU sulla prima casa, con la riforma Fornero ha messo in ginocchio giovani e lavoratori”.

In secondo, “l’esperienza negativa dell’ultimo PDL, si può essere d’accordo sullo strabismo della magistratura ma nel partito si nascondevano davvero troppi malfattori”, e Fratelli d’Italia che allora propone un’idea diversa, “un Comitato etico presieduto da un magistrato che possa allontanare tutte le candidature sospette, anche chi ha solo una condanna di primo grado”, poi la meritocrazia, “una delle grandi ragioni della scissione, basta guardare la lista di Brescia e dove è stato messo Stefano Saglia, le liste del PDL si confermano terre di conquista per candidati paracadutati dall’esterno”. Quindi Meloni premier ma un’alleanza che non è da escludere, in Lombardia l’esperimento c’è già, “se il premier sarà Alfano allora si può fare, una persona che stimo tantissimo e che invece è stato schiacciato dai colonnelli, messo da parte per tornare in campo il Cavaliere”, un Berlusconi che ha fatto il suo tempo, “un ottimo oratore ma poco più, uno showman che vede la politica come una Corte dei Miracoli, una cosa tra amici”. Ma nonostante ciò l’ex premier si conferma “il cemento che tiene incollato il centrosinistra, tra cattolici integralisti e comunisti di vecchia data, senza alcun progetto politico ma solo un grande astio contro il solito nemico, e da italiana mi dispiace, preferirei qualche idea piuttosto che gli insulti”.


Ancora, l’ipotesi di vederla come vice di Maroni, “abbiamo già avuto un confronto e l’alleanza si può ricostruire, si è lavorato bene in Regione, siamo noi gli alternativi e i vincenti, abbiamo sicuramente più cose in comune noi e Maroni che la Bindi e Vendola”. Del centrosinistra però non si butta via tutto, le primarie hanno funzionato, “a livello organizzativo si è trattata di una straordinaria dimostrazione, e questo per dire che serve una rifondazione anche nel centrodestra, per poter tornare a lavorare tutti insieme, un partito che vada oltre le correnti e i baroni, ritornare sul territorio a militare come una volta, l’entusiasmo e la voglia di partecipare”.

Infine il gigante di cui tutti si fanno promotori, l’Europa del declino che vuol farsi Stato unico, per venire incontro alle esigenze del nuovo ordine mondiale. “In realtà i primi europeisti eravamo proprio noi, per l’Europa dei popoli, ma l’Europa moderna è come una matrigna cattiva, impone solo sacrifici e restrizioni, soprattutto ai più fragili e ai più deboli, l’Europa della burocrazia invadente che invece di pensare al rafforzamento della moneta unica si preoccupa della circonferenza esatta dei meloni e delle angurie”. Un attacco diretto, almeno così pare: “Questa non è la mia Europa, che penalizza imprese e cittadini, e dove il Nord comanda sul Sud”. Un esempio? “Senz’altro la Germania. Il Paese che più di tutti ha speculato sui problemi economici dell’Italia”.

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