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Ryder Hesjedal, vincitore canadese del Giro 2012

Ryder Hesjedal, vincitore canadese del Giro 2012

Il Giro bresciano da 800mila euro: «Nessuno spot, sono soldi privati»

Il 26 maggio il gran finale della Carovana Rosa a Brescia: incalza la polemica sui costi, dall'amministrazione la certezza di una tappa "a costo zero", tanto pagano sponsor e imprenditori. Ma per la cassa integrazione, invece, i soldi non ci sono

Panem et circenses, scriveva il poeta latino Giovenale, “il popolo desidera ansiosamente solo due cose”. Appunto, letteralmente, il pane e i giochi del circo, e la polemica ormai millenaria si ripresenta anche nella ‘ricca’ Brescia dove tutti quanti attendono ‘ansiosamente’ il grande arrivo del Giro d’Italia 2013, il 26 maggio prossimo, con tutti i lustrini e con dovuta Notte Rosa proprio il giorno prima, anticipata poi da altri due appuntamenti in Provincia, la Notte Rosa di Sirmione e la Notte Rosa di Desenzano.

In città però il 26 maggio si comincia a votare per il nuovo o vecchio sindaco, e le voci da circolino PD si sono concretizzate nero su bianco su Il Fatto Quotidiano del 4 maggio, a firma di Luca Pisapia: il Giro come “questione economica e politica” perché a Brescia il 26 e il 27 maggio si vota e “l’arrivo della Maglia Rosa rischia di essere uno splendido spot elettorale per il sindaco uscente Adriano Paroli”. Su questo non ci piove, storicamente il Giro d’Italia è stato non solo spot elettorale ma anche occasione “per mettere un po’ di asfalto su strade che durante l’anno sono piene di buche”. Come ha detto sir Martin Sorrell della WPP (forse la più grande società al mondo di pubblicità e pubbliche relazioni) in un’intervista comparsa anche in Italia in gennaio, “per vincere le elezioni bisogna farli sognare”, gli elettori, ovvero “la politica non può dire la verità perché rappresenta gli interessi di una piccola parte della popolazione”.

La polemica che incalza è invece relativa al costo ‘collettivo’ per aggiudicarsi la tappa finale e portarla via a Milano: chi sostiene mezzo milione di euro, chi parla di 700/800 mila, sta di fatto che sono bei denari. “Gli organizzatori hanno scelto di far arrivare la carovana rosa a Brescia perché ha offerto di più”, hanno commentato dal Comune di Milano. Ma soldi pubblici? In realtà no, spiegano invece dal Comune di Brescia, un’operazione a costo reale molto vicino allo zero perché ad accollarsi le spese è l’apposito Comitato di Tappa, con una faticosa raccolta fondi che ha coinvolto decine di sponsor e svariati imprenditori locali.

Secondo il Giornale di Brescia, in un articolo apparso proprio ieri, “la raccolta fondi al momento è arrivata a coprire l’85% dei 750mila euro complessivi”, e stime attendibili confermano che la quota si avvicinerà di molto al 100 su 100. Il circensem è garantito, il panem forse un po’ meno. Nonostante le 400mila presenze annunciate per il fatidico weekend in rosa, la Provincia di Brescia è una di quelle che più ha pagato l’attuale crisi di ristrutturazione, lo confermano le tante storie di esuberi, lo conferma quella cassa integrazione che tende all’esaurimento, e non perché non ce ne sia bisogno, perché non ci sono più i soldi.

I soldi pubblici infatti non ci sono più, ma non c’è da stupirsi. In una società dove tutto viene mercificato, politica inclusa, tutto quello che si muove tende in una sola direzione. Come ha dichiarato al nostro giornale, durante le sciopero generale del 18 aprile, un giovane impiegato delle Poste, “è sempre più evidente che gli interessi di questa società non coincidono con quelli di noi cittadini lavoratori”.

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