Demografia e migrazioni: «Chi non ha memoria non ha futuro»

Il Centro Buonarroti anche a Cologne, tra ricordi delle migrazioni bresciane e un excursus sugli albori dell'umanità e della sua complessa evoluzione: "Nel mondo ci sono le risorse per soddisfare i bisogni di tutti"

Anche Charles Darwin ce lo ha spesso ricordato: “L’uomo? Un tema troppo complesso”. L’evoluzione della specie umana è stata spesso banalizzata e mistificata, spesso ci siamo adagiati su teorie semplicistiche e non troppo scientifiche. Quando invece l’uomo si evolve con uno schema tutt’altro che banale lungo una linea fatta a volte di tentativi riusciti, a volte di tentativi falliti. Tanto da farci dimenticare che non sono gli individui ad evolvere, ma le popolazioni. “L’uomo è l’animale più potente della Terra – ancora Darwin – ma la sua superiorità non è dovuta alla prestanza fisica, è dovuta alle sue capacità intellettuali e ai suoi costumi sociali, che lo guidano nell’aiutare e nel difendere i suoi compagni”. Si è parlato di questo alle scuole medie di Cologne nel corso della serata organizzata dal Centro Filippo Buonarroti di Brescia, in compagnia di Michele Piantoni, Giovanni Bonassi, Salvo Bordonaro e Antonio Barberini.

Un lungo excursus sulla specie umana, dagli albori della sua storia evoluzionistica e fino alle grandi tematiche degli ultimi secoli, dalla demografia senza freni teorizzata da un impreciso Malthus fino alla grande paura dell’inverno demografico, che entro un secolo o poco più colpirà la maggior parte della popolazione mondiale. Una crescita aritmetica della popolazione contro una crescita geometrica ed esponenziale delle risorse, questa è l’unica certezza su cui ragionare, fino alla quota dei 10 miliardi e poco più, il massimo storico che secondo i demografi più vari la popolazione terrestre potrà mai raggiungere. E insieme a tutto questo il fenomeno caratterizzante dell’umanità intera, le migrazioni, un fenomeno fondamentale nella storia umana fin dalla notte dei tempi, e che ha subito un’accelerazione considerevole con lo sviluppo del sistema capitalistico.

La storia si ripete, anche questo è chiaro: “Chi non ha memoria non ha futuro, chi non comprende queste cose non può comprendere perché l’Italia e la Provincia di Brescia sono ora terra di migranti”. Perché la disgregazione contadina, la fuga verso le città e verso nuovi poli industriali è passata anche da qui, da Brescia e dai bresciani, oltre 200mila immigrati all’estero solo dal 1870 al 1910, piccola fetta di quei circa 30milioni di italiani che hanno lasciato il Belpaese in cerca di fortuna, in cerca di una nuova terra promessa. E poco importa di quello che si dice nelle stanze dei bottoni, in Parlamento o in Commissione, sono i numeri a dare uno schiaffo al parlamentarismo e alle sue futili divagazioni. La popolazione mondiale è cresciuta di 4,5 miliardi di individui, e in meno di 60 anni. Oggi siamo più di 7 miliardi nel mondo, più della metà abitano nelle città, di questi quasi due miliardi sono salariati e proletari.

“I problemi del mondo non sono né la sovrappopolazione né tanto meno l’incapacità di produrre risorse. La scienza serve proprio a questo, a smascherare queste colossali menzogne: con una gestione razionale delle risorse produttive si potrebbero soddisfare i bisogni di tutti, e forse anche più”. A fronte di un miliardo di persone che soffrono la fame il pianeta produce ogni giorno quanto basta per nutrire abbondantemente un individuo per tutta la sua lunga vita, 2500 calorie al giorno per ciascuno. “Con il sistema capitalistico la ricchezza aumenta molto più velocemente della popolazione. Il capitale offre alla classe dei salariati gli strumenti per soddisfare i bisogni di tutti gli esseri umani”. Una società che si fonda sul bisogno, e non sul profitto, sarà dunque la conseguenza logica del contraddittorio sviluppo capitalistico dell’economia mondiale.

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Ovvio che non se ne parla, e che certe teorie spesso vengono citate per comodità scientifica, e poi accantonate quando invece offrono l’unica soluzione che il buon senso ci insegna, una soluzione conseguente a un’attenta analisi scientifica della società che ci circonda. Dimenticando i facili razzismi, o il riformismo di facciata che purtroppo fa comodo a molti. E senza dimenticare i ‘metalmezzadri’ bresciani che emigravano prima a Palazzolo (che un tale Engels definiva come “la Manchester italiana”) e poi in Europa, in America in Australia: “Piuttosto che affannarsi nell’inutile ricerca di differenze biologiche che non ci sono, la necessità più urgente è quella di unire gli sforzi per provvedere a soddisfare i bisogni di tutti gli uomini del pianeta”.

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