Politica

Lucà: "Inceneritore pericolo ambientale. Chi finanzia Rolfi e Castelletti?"

Intervista al candidato sindaco di Movimento 5 Stelle, Unione Popolare e Partito Comunista Italiano che ci racconta la sua idea di buona amministrazione cittadina, ammettendo di non aver mai fatto un giorno da politico.

Camicia e jeans, Alessandro Lucà - candidato sindaco per il M5S - siede ai tavoli di un bar del quartiere porta Venezia (il cosiddetto salotto buono della città), situato a dieci passi di distanza dalla sede cittadina del partito. Pc, smartphone e agenda sul tavolo, accanto alla tazzine ormai vuote dei caffè, gestisce gli impegni elettorali e incontra la stampa in attesa che cali il buio e si accendano le luci del Piccolo Teatro Libero di San Polo. Smessi i panni (poco usurati) di candidato sindaco, indosserà quelli di attore navigato: tra le sue passioni, oltre che la scrittura di romanzi che parlano anche di mafia, c'è infatti la recitazione.

Si definisce imprenditore ed ex attivista della piattaforma Meetup, da anni è impegnato nella Rete Antimafia cittadina e ammette candidamente di "non avere mai fatto un giorno da politico". Per spiegarci qual è la sua idea di buon amministratore cittadino usa una metafora: "Il sindaco è il padre di una famiglia numerosa e non può dimenticarsi di nessuno dei suoi figli". Inclusione sociale, cura e risoluzione delle tante problematiche ambientali di Brescia sono i punti forti del suo programma.  

Lei è sostenuto dal M5S, dal quale proviene, dal Partito comunista e da Unione popolare. Una coalizione inedita. Come fare a tenere unite queste tre anime diverse? 

"Il movimento è sempre stata la mia casa, mentre il dialogo con Unione popolare è cominciato perché, in questi ultimi due anni, ho fatto molti eventi con Luigi de Magistris ed è nato un rapporto di amicizia e stima nei suoi confronti. Mi sono preso la briga di verificare se ci fosse la possibilità di un tavolo di lavoro locale e c'era. In un secondo momento mi hanno chiesto di fare il rappresentante di queste due liste, a cui si è poi aggiunto anche il Partito Comunista. L'unione è fondata su un programma condiviso, che abbiamo creato insieme: è quello che comanda".
   
Non sarebbe più semplice correre al fianco del centrosinistra con Laura Castelletti. Un matrimonio politico saltato per volontà di chi e perché?

"Provengo dalla società civile e non ero un referente politico per Castelletti: sono entrato in gioco nel momento in cui si è creata la coalizione e tutto ciò che è avvenuto prima non lo conosco. Credo non ci fosse la volontà, da entrambe le parti, di sedersi a un tavolo. Da un lato ritengo che ci fosse la presunzione di poter fare senza il M5S, dall'altra se ci fosse stato un invito non sarebbe stato rifiutato, ma credo che la candidatura di Castelletti non si sia stata apprezzata perché in continuità assoluta con Del Bono. Non c'era, quindi, la necessaria discontinuità con gli ultimi 30 anni di governo della città, che era fondamentale per poter eventualmente dialogare".

In caso di ballottaggio tra Castelletti e Rolfi, i due candidati più quotati alla vittoria elettorale, chi appoggerete?

"Noi ci schiereremo dalla parte dei cittadini. Purtroppo viene veicolato un messaggio sbagliato, quello del cosiddetto voto utile, sminuendo l'importanza di avere una rappresentanza forte della nostra coalizione in consiglio comunale. In questo momento dobbiamo concentraci nel dire ai cittadini di votare una delle nostre tre liste, anche facendo ricorso al voto disgiunto". 

Castelletti e Rolfi sono sostenuti da liste civiche, lei che dice di provenire da un percorso di impegno civico è sostenuto solo da partiti. Come mai?

"Non sono vere liste civiche, ma sono state create ad arte per poter incamerare voti e inserire nella corsa qualche persona esterna alla politica abituale, ma alla fine il rischio è che in consiglio entrino sempre i soliti. Gli altri nomi servono solo a fare numero".

Si sente più di destra o di sinistra?

"Non mi sono mai posto questo problema. Ho fatto parte della nascita del M5S e ho badato più alle idee e ai progetti per il futuro. Oltre ai 5 Stelle sono rimasto affascinato dal progetto di De Magistris. Mi sento vicino a questi due partiti. Anche nel Pci cittadino ho trovato una visione simile alla mia. Io sono un imprenditore, secondo il linguaggio comune dovrei quindi essere di centrodestra, ma mi sono anche dedicato al sociale e ai diritti umani e per questo dovrei essere di sinistra? Per me quello che conta è il percorso che ho fatto".

Rolfi ha accusato  Castelletti di "guardare i bresciani dall'alto in basso", ricordando con orgoglio di essere nato e cresciuto alla Badia. Anche lei si vanta di essere cresciuto a Urago Mella, che definisce uno dei più popolari della città e perciò prodigo di insegnamenti. In che senso?

"Io non conosco la storia personale di Castelletti, quindi non mi permetto di giudicare, ma valuto come negativo il fatto che faccia la politica di professione da 30 anni, come peraltro fa anche Rolfi. Entrambi sono l'emblema del politico di professione che io giudico negativamente. Rolfi sottolinea di essere cresciuto in quel quartiere solo come mossa di puro marketing politico, perché descrive l'avversaria come radical chic e si propone come l'opposto. La mia idea di popolare è quella di una persona che non ha mai avuto a che fare con la politica nei palazzi, la mia storia di quartiere era per raccontare gli insegnamenti che ho ricevuto lì: famiglie che badano al sodo e fanno di tutto per darti al possibilità di studiare. Nel mio racconto mi sono fatto conoscere, perché non ho avuto la stessa visibilità dei miei competitor" .

Dice, inoltre, di non "avere mai fatto un giorno da politico", crede di essere in grado di poter amministrare una città così importate, dal punto di vista economico e non solo?

"La macchina amministrativa funzione da sé, la politica dà l'indirizzo. La mia linea politica è chiara, il resto lo si impara: i consiglieri M5S ci sono sempre stati in consiglio comunale, sarà solo un passaggio di consegne".

Perché i bresciani dovrebbero votare lei?

"Io non ho pretese e nessun appello da fare. Io ho cercato e cercherò nei giorni che rimangono di trasmettere un messaggio e delle idee: il mio modo di vedere la politica cittadina. Soprattutto con quel poco di visibilità che riusciamo ad avere: purtroppo se ci sono due coalizioni che hanno sette liste e ogni giorno fanno un evento diverso è un po' difficile trovare spazio. Io ho fatto un appello agli altri due candidati, di dichiarare, entro il 12 di maggio, quando hanno speso per la campagna elettorale e da chi hanno ricevuto i finanziamenti: non c'è obbligo di legge e possono non farlo. Io però lo farò: parliamo di meno di 5000 euro. Più che conoscere la cifra esatta, mi piacerebbe capire da dove arrivano questi soldi, quanti dai partiti, quanti dalle aziende e se arrivano fondi anche da entità terze. Siccome ci sono molte aziende partecipate e le nomine, quando vengono fatte, sono contestabili, vorrei sapere se per caso qualche illustre cittadino viene eletto in una partecipata perché ha pagato la campagna di uno degli altri due candidati, oppure di entrambi. Chi ha coraggio di esser trasparente lo faccia. Ma non lo farà nessuno".  

Al primo posto del vostro programma c'è l'ambiente. La qualità dell'aria della nostra città è tra le peggiori d'Europa. Come e con quali interventi intende ridurre le emissioni del traffico veicolare e quelle degli impianti industriali?

"Clamorosamente l'ambiente è il primo punto di tutte le coalizioni. È una novità di facciata, purtroppo, perché chi ha amministrato la città in questi ultimi 15 anni (centrodestra e centrosinistra) non può avere come cavallo di battaglia l'ambiente: è un autogol. Noi che veniamo da un percorso civico ambientalista, legato alle associazioni del territorio e abbiamo all'interno molti esponenti di Basta Veleni, affrontiamo la tematica con coraggio ma anche con concretezza. Non solo denunciamo, ma proponiamo: non c'è un pulsante da azionare per cambiare le cose, è un percorso che durerà tanti anni e che non è univoco. Bisogna lavorare su tanti aspetti: la mobilità, l'intervento su A2A, l'inceneritore, la Caffaro. La prima cosa è attivare delle commissioni che verifichino i dati reali rispetto alla qualità della aria, dell'acqua e del suolo. Purtroppo questi dati da anni non sono trasparenti al 100%. Chiederemo anche di attivare uno studio epidemiologico sulla popolazione: Rolfi lo ha proposto due giorni fa ( nell'intervista rilasciata a Bresciatoday.it ndr) noi lo abbiamo in programma da mesi".  

I 5 Stelle sono da sempre contrari ai termovalorizzatori. Lei ha dichiarato che "la chiusura della terza linea dell'inceneritore si può attuare domani mattina", è davvero la prima cosa che farà se diventasse sindaco?

"È nel programma la valutazione dello spegnimento della terza linea, ma è ovvio che questo comporta altre conseguenze. Il teleriscaldamento è direttamente collegato all'inceneritore, se non si aziona un percorso di un certo tipo, anche incrementando radicalmente la raccolta differenziata, è una strada in salita. La visione è quella, perché l'inceneritore era stato creato all'inizio degli anni 2000 per 150mila tonnellate di rifiuti, che erano quelli bresciani (quantità rimasta invariata); oggi viaggia su 750mila: è ovvio che oltre ai rifiuti regionali, come prevede la legge, arrivano scarti da tutta Italia. Più lo si fa andare, più A2A guadagna, ma visto che non è dotato di apparecchiature di livello internazionale, ci sono possibilità molto concrete di pericolo ambientale per i cittadini. Noi dobbiamo badare a quello e non agli interessi degli azionisti di A2A. Valuteremo il percorso per andare verso lo spegnimento". 

C'è poi la questione Caffaro. Fabio Rolfi ha dichiaro che in questi 10 anni non è stato fatto nulla. Lei cosa intende fare?

"Il problema è stato scoperchiato da Marino Ruzzenenti decenni fa: con numeri e dati alla mano, che dimostravano la presenza del pcb e della diossina. La risposta che ha ottenuto dalle amministrazioni era che fosse normale che i bresciani avessero il pcb nel sangue. Le amministrazioni che si sono succedute non hanno mai dato importanza alla problematica Caffaro. Oggi ci troviamo di fronte a Rolfi che dichiara che risolverà il problema perché la Regione, governata da 20 anni dal centrodestra, è intervenuta sulla questione. Allo stesso modo l'amministrazione Del Bono non ha mai battuto i pugni a Roma per ottenere i fondi: è ovvio che i milioni per le bonifiche debbano arrivare dalla Stato, ma se il governo non sblocca i fondi, io, come primo cittadino responsabile della salute dei bresciani, faccio di tutto per ottenerli. I soldi adesso sono stati stanziati, ma mi preoccupano due cose. La prima è che sembra che nello stanziamento non siano finiti, su richiesta dell'amministrazione attuale, i giardini delle abitazioni private ma solo l'area e lo trovo un segnale molto pericoloso: sistemano il sito ma lasciano il problema ai cittadini. Secondo: a chi faccio amministrare il contributo per le bonifiche? A chi non se mai occupato per 15 anni e ha nominato un commissario fittizio che non è servito a niente. Credo sia imbarazzante".

Come valuta la gestione di Brescia Capitale della Cultura? Si poteva fare di più per valorizzare in chiave internazionale la città?

"Abbiamo sprecato un anno: la vera cultura è quella di prossimità che permette al cittadino di accedere a un evento a breve distanza, significa coinvolgere i quartieri e le periferie. La cultura è a 360 gradi non è solo musei e arte è anche cultura antimafia, ambientale e solidarietà. I fondi sono stati ottenuti grazie al governo Conte, non vinti con una gara di idee e quindi non è merito dell'amministrazione comunale se siamo Capitale della Cultura. La trovo una grande occasione sprecata per come è stata gestita: grandi eventi e situazioni imbarazzanti come il festival delle luci con l'inceneritore che illumina la città. Mi chiedo con quale coraggio si possa fare una cosa del genere. Non sono state coinvolte le realtà e le associazioni che fanno cultura tutti giorni e poi vogliamo parlare dei tanti ragazzi che collaborano gratuitamente, come volontari, agli eventi. Come si pagano affitti e tasse scolastiche? Credo che questo sia sfruttamento da parte dell'amministrazione, tra l'altro di centrosinistra". 

Lei si è impegnato in questi anni nella lotta alla mafia, è ormai assodata la presenza della 'Ndrangheta nel territorio bresciano. Cosa può fare l'amministrazione comunale?

"Seguo gratuitamente 15 progetti antimafia in alcune scuole della città, mentre l'amministrazione comunale non ha mai curato questi interventi nelle scuole. Ma se io fossi il sindaco di una città e mi accorgessi che aprono e chiudono supermercati e negozi alla velocità della luce, magari qualche domanda me la porrei e qualche controllo in più lo farei. Nel momento che mi accorgo che ci sono aziende che hanno infiltrazioni mafiose all'interno, intervengo. Noi proponiamo l'apertura di una commissione antimafia in Comune e di uno sportello che permetta, con denunce anonime, di potere segnalare alcune situazioni. Non si può più fare finta che non esista: ci sono, nel Bresciano, circa 130 beni confiscati alla Mafia e la cittadinanza non ci crede, ma finché un'amministrazione comunale non farà una politica culturale e di informazione anche di questo tipo i cittadini continueranno a non crederci. Si sono buttati sulle discariche, sull'eolico e scommetto che anche nel Bresciano hanno investito in questo settore. Il trentennale delle stragi mafiose lo abbiamo ricordato noi, come associazione: l'amministrazione comunale non ha fatto un solo evento per parlare e c'era anche Brescia Capitale della Cultura".   

Inclusione sociale, è uno dei vostri slogan elettorali. A livello pratico come si declina? Tra i grandi problemi da risolvere c'è quello dell'accesso agli affitti calmierati e alla case popolari. Cosa intende fare in tal senso?

"Un buon sindaco deve pensare a dare dignità a tutti cittadini, fino all'ultimo di loro poi, e sottolineo, solo poi si comincia a pensare alle opere e agli investimenti. Aiutare le persone deve venire prima di tutto il resto. I numeri parlano chiaro: è stata fatta speculazione edilizia a tutto spiano, appoggiata anche dagli amministratori. Non è cresciuto il numero di residenti, ma sono aumentati gli immobili costruiti: pura speculazione. Abbiamo un record di appartamenti sfitti, di conseguenza ci sono numerosi proprietari che non affidano in locazione gli immobili: il Comune non può obbligarli a farlo, ma può aumentare la tassazione per spingerli ad affittare. Abbiamo diversi edifici pubblici - le caserme Papa e Randaccio, per esempio - che sono rimasti vuoti. Poi ci sono i dormitori: solo 150 persone possono entrare. C'è una situazione di disagio diffusa: non solo l'immigrato in difficoltà, ci sono persone che 10 anni fa facevano parte della media borghesia e che oggi hanno un reddito bassissimo".

I dati della Prefettura negano un problema sicurezza a Brescia, mentre Rolfi insiste su questo punto. La sua opinione? 

"È ovvio che i reati vadano puniti e la legge debba essere rispettata. Detto questo, nessuno va a monte del problema che è sociale. Rolfi ha parlato addirittura di getto idrante contro i ragazzi che fanno schiamazzi nelle ore notturne, ecco mi sembra un tantino esagerato. Se pensiamo che creare pressione sia lo strumento efficace per risolvere i problemi abbiamo sbagliato tutto. Senza sottovalutare singole problematiche, Brescia non è una città che ha problemi di sicurezza, intesa come rischio per l'incolumità dei cittadini. Vero è che Brescia è capitale di morti sul lavoro: vediamo mai qualcuno sbracciarsi per cercare come risolvere questo problema? No, il problema sono la rissa e la movida". 
 
Cosa ne pensa della decisione del governo Meloni di smontare il reddito di cittadinanza? Così com'era non andava bene?

"Il reddito di cittadinanza era stata una storica conquista sociale. Questa mossa è stata fatta solo per screditare il lavoro fatto da altri. Io voterò sempre a favore delle buone idee, chiunque le proponga: questa è la logica che mi contraddistinguerà." 

Stando al censimento del 2022, gli stranieri residenti in città rappresentano il 18,8% della popolazione. Crede che sia un problema o una risorsa, visto anche il calo nascite? In tal senso, cosa ne pensa della premio alla nascita di 1000 euro proposto da Rolfi?

"Rolfi 10 anni fa parlava di colonizzazione etnica da parte dei mussulmani, oggi è per l'inclusione. Mi piacerebbe usare una terminologia diversa per parlare di questi grandi temi sociali: sono persone, in alcuni casi con storie molto complesse alle spalle, non risorse per le aziende o il mondo del lavoro. Nei giorni scorsi ho visitato le famiglie che vivono alle Case del Sole di via Milano con l'associazione Diritti per Tutti. Nessuno promuove l'occupazione, però quando entri in queste case e ti trovi di fronte una signora bresciana con un figlio e un solo reddito, costretta ad occupare un appartamento perché ci sono 1200 richieste per 100 case popolari, se hai un minimo sensibilità una volta uscito ti metti a lavorare per risolvere questo grande problema". 

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