La grande festa della Cgil: «Una storia fatta di lotte e partecipazione»

Gli interventi di Damiano Galletti e Susanna Camusso, il saluto di Adriano Paroli, le parole di Pietro Ingrao e Simone Weil liberamente interpretate da Giuseppina Turra. E poi la Sinfonica, e il gran finale con l'Inno dei Lavoratori

La festa e la riflessione, il passato e il futuro, la memoria e il ricordo. Comincia così la celebrazione dei 120 anni della Camera del Lavoro di Brescia, un secolo e un quinto di storia che non si può dimenticare, e il grande evento che ha riempito il Teatro Grande, con Susanna Camusso e Damiano Galletti, il sindaco Adriano Paroli e l’attrice Giuseppina Turra, l’Orchestra Sinfonica di Milano e le musiche di Rossini, Verdi e Mameli. “Non solo un giorno di festa ma anche un momento per pensare – ha detto proprio il segretario provinciale – Tante cose sono cambiate, quello che non è cambiato è lo strettissimo legame con tutti quelli che rappresentiamo. Sono stati i lavoratori a scrivere la storia di questa Camera del Lavoro, una storia fatta di lotte e scioperi, occupazioni e partecipazione. I nostri primi 120 anni sono una grande occasione, per riflettere sul nostro passato e per ragionare sul nostro futuro, per cominciare a capire quello che ci aspetta, quello che si aspettano le nuove generazioni. Il mondo occidentale mostra un evidente cedimento, manca lavoro e mancano investimenti, la frantumazione delle imprese contribuisce a cancellare la rappresentanza. Il sindacato ha ora bisogno di aprirsi e di tessere nuovi legami, di incontrarsi e discutere, di elaborare nuove strategie”.

La recessione non porta bene ai lavoratori salariati. Lo ricorda Damiano Galletti quando cita Giuseppe Di Vittorio, lo ricorda anche Giuseppina Turra quando riporta il saluto di Pietro Ingrao: “Dobbiamo essere fieri per il contributo validissimo che il popolo lavoratore ha portato il progresso del Paese. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, senza la libertà sui luoghi di lavoro è a rischio la libertà di tutti. Non devono essere i padroni a scegliere quali sigle possono rappresentare gli operai, sono i salariati stessi ad avere il diritto sacrosanto di scegliere a quale organizzazione aderire”. E quasi ci si commuove quando si leggono le parole di Simon Weil, così lontane ma così vicine, e gli operai “cittadini del mondo” che lottano per “una causa di giustizia, di emancipazione e dignità”.

I diritti di ogni uomo, e i grandi temi comuni che devono guidare gli istinti e le ragioni sindacali. “Il lavoro, le nostre idee migliori, le nostre ragioni collettive – ripete tra gli applausi Susanna Camusso – La democrazia e il dibattito, la cittadinanza e il welfare, condizione fondamentale per la crescita. Il profitto viene dopo, prima di tutto viene l’interesse comune, l’interesse del Paesi e dei popoli. La nostra stessa origine è figlia di un modello di libera adesione, di partecipazione volontaria dei lavoratori, un mondo di lotte collettive da cui nessuno deve sentirsi escluso. Non ci rassegneremo mai, 120 anni di storia sono anni di vittorie e di sconfitte, quando i lavoratori sono soli sembrano così piccoli, quando sono uniti possono davvero cambiare le cose”.

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Mentre oggi l’iniziativa unitaria riempie Piazza Loggia, nel giorno del 38mo anniversario della strage del 28 maggio 1974. Una strage maledetta, e il suo segno indelebile nella storia della città e dell’intero Paese: “Una ferita che non si è ancora chiusa, in una terra segnata da contraddizioni particolari, i feriti nelle piazze, i morti nelle fabbriche.. Storie di lavoro e di orgoglio, storie di lavoro e di dignità. Anche per questo abbiamo bisogno di una verità storica assodata, e di una verità giudiziaria che non può più rimanere nascosta”.

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