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«Cambiare la manovra per dare un futuro al Paese»

All'assemblea mattutina i delegati e la segreteria preparano la mobilitazione del 6 settembre: "Bisogna cambiare la manovra, bisogna cambiare il Governo". A Brescia si partirà alle 9 del mattino da Piazza Garibaldi

Inflazione crescente, salari sempre più bassi, sacrifici per tutti tranne che per i soliti, Berlusconi ricattato da Tarantini, le transazioni finanziarie, l’articolo 18.. ma soprattutto lo sciopero generale. “Il nostro è un obiettivo chiaro, cambiare la manovra. Ma è nostro obiettivo anche cambiare Governo: non è più possibile andare avanti con questa maggioranza e con i suoi rappresentanti”. Esordisce così Damiano Galletti nel giorno dell’assemblea dei rappresentanti e dei delegati della Cgil riunitasi nel cortile della Camera del Lavoro di Brescia.

Dalla CF Gomma all’Iveco, dalla Filcams allo Spi, i rappresentanti dei lavoratori delle sigle Cgil sono saliti sul palco per parlare di lavoro e di diritti, e del prossimo sciopero generale di otto ore proclamato per martedì 6 settembre. “Ci giocheremo moltissimo, come movimento e come Cgil – prosegue Galletti – Siamo già sicuri che il 6 settembre non basterà, ma per fortuna scenderemo in piazza, assumendoci una grandissima responsabilità. Ci sono le condizioni per vincere questa battaglia, per proporre e costruire e costruire un modello diverso di società, diverso dei diritti e diverso nello sviluppo”.

Sono tante le tematiche calde, anzi bollenti, che questa manovra ‘di classe’ pone nuovamente in primo piano: “La finanza è degenerata, la disoccupazione è aumentata. Questa è la manovra dei tagli che non propone nessuna risorsa per la crescita. Dobbiamo mettere in campo tutte le iniziative possibili, se non si costringe il Governo a cambiare strada rischiamo che sia il datore di lavoro a portarci in tribunale, e che in ogni realtà lavorativa vengano delegati i contratti nazionali e le leggi”.

La Cgil tutta si impegna nell’obiettivo unitario di colpire davvero i privilegi delle istituzioni che non servono, dare voce a tutti i lavoratori e a tutti i pensionati, ridurre le disuguaglianze e contrastare ad ogni costo l’ormai celebre articolo 8 del decreto correttivo, che mina alla base l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, senza dimenticare il Primo Maggio, il 25 Aprile e il 2 Giugno, feste d’identità del Paese. “Di fronte a chi intende scaricare solo sui lavoratori dipendenti e sui pensionati i costi del debito pubblico – ci spiega al termine del suo intervento Giovanni Bonassi della Spi Cgil – è evidente che una volta esaurite le argomentazioni l’unica arma che storicamente abbiamo come movimento sindacale è quella dello sciopero”.

Ma la lotta è solo cominciata, e non può essere circoscritta: “Serve un sindacato europeo. Se le manovre vengono decise a livello europeo la nostra partita non deve fermarsi all’Italia. Il patto Europlus, approvato qualche mese fa dai vertici dell’Unione Europea, è l’ultima tappa di un processo di integrazione e di trasferimento di sovranità di Stato e di poteri dei singoli Paesi, che ora devono obbligatoriamente recepire nelle loro legislazioni quanto deciso dai vertici europei”.

La Cgil unica voce contraria? A quanto pare sembra proprio di sì. “Mi chiedo – conclude invece il segretario della Camera del Lavoro di Brescia Damiano Galletti – come sia possibile non fare uno sciopero unitario per contrastare questa manovra”.

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