Il ministro Carfagna su Jamila: "Lo Stato è arrivato in tempo"

"Non si può pensare di essere italiani - dice il ministro in un post - e ritenere giusto chiudere in casa una ragazza, costringerla a ciò che non vuole"

Riuscirà Jamila a coronare il suo sogno di diventare cittadina italiana, di frequentare una scuola di moda?: se lo chiede il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, commentando sul suo blog la vicenda della diciannovenne pakistana che vive a Brescia. "Non si può pensare di essere italiani - dice il ministro in un post - e ritenere giusto chiudere in casa una ragazza, costringerla a ciò che non vuole. Tolleranza e buonismo non hanno dato vita a una società più armoniosa, ma consentito che si ricreassero piccole enclave di Stati stranieri, con le loro leggi e le loro regole, a due passi dalle vie del centro delle nostre città".

"Questa volta lo Stato, con tutte le sue diramazioni - continua Carfagna - è arrivato prima, in tempo per rimettere una vita nella giusta careggiata: il professore che denuncia, il preside che interviene, la Questura che spiega che qui, in Italia, certe cose non sono tollerate e tollerabili. Spesso sono anche un reato. Sono già diversi i casi di giovani immigrate che, per liberarsi delle pressioni morbose della propria famiglia di origine, per rompere quel guscio che viene costruito loro artificiosamente addosso, utilizzano i reato di stalking. Un reato che è stato denunciato anche per allontanare da sé lo spettro di un matrimonio forzato, pratica ancestrale e inaccettabile, in diverse occasioni, non ultima quella di una ragazza albanese di nazionalità macedone di 21 anni, a Bologna da quando ne aveva due. Gli strumenti ci sono, dunque.

Così come continuo a pensare che possa essere utile la legge, attualmente in discussione in Parlamento, che vieta l'imposizione del burqa e del niqab, simboli loro stessi della sottomissione della donna rispetto all'uomo". "Quello che spesso manca è la consapevolezza delle ragazze sui loro diritti, la vigilanza di tutti noi, di una comunità, di quanto accade negli appartamenti vicini ai nostri, alla nostra compagna di scuola. Per questa ragione non dobbiamo abbassare la guardia e non stancarci mai di denunciare, di rivolgerci fiduciosi allo Stato, sicuri che è sempre dalla parte delle vittime. Lo facciamo per loro, per queste ragazze, ma anche per noi. Perché in ballo c'è innanzitutto la loro libertà, ma anche la nostra" conclude Mara Carfagna.

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