Giovedì, 13 Maggio 2021
Politica

Ditta abusiva e lavoro nero: il capannone è della famiglia dell'assessore leghista

L’accusa della minoranza di Calcinato al segretario leghista Alberto Bertagna: sarebbe di sua proprietà il capannone dove era stato allestito un laboratorio tessile abusivo

Foto d'archivio

Il capannone sequestrato dai carabinieri, in cui era stato allestito un laboratorio tessile "abusivo", risulterebbe di proprietà della famiglia di Alberto Bertagna, segretario provinciale della Lega e assessore al Commercio e alle Attività produttive del Comune di Calcinato. Lo riferisce Bresciaoggi, che riporta il contenuto dell’interrogazione a risposta scritta presentata dalla minoranza di Calcinato In-patto 2.0.

L’interrogazione della minoranza

Dovrebbe essere normale, scrivono i consiglieri di minoranza, “che il locatore verifichi periodicamente le condizioni dell’immobile e l’attività che vi viene esercitata, tanto più considerata l’identità dei locatari, l’attività dichiarata e i precedenti casi di illegalità nella stessa zona”.

“La particolare sensibilità di Bertagna - si legge ancora nel documento - nei confronti di immigrati e clandestini avrebbe dovuto richiedere un po’ più di prudenza e di controlli. Chiediamo la verifica di regolarità edilizia del capannone e il raffronto con la situazione attuale, la verifica dell’esistenza del certificato di agibilità e la relazione del responsabile dell’Area tecnica”.

Il blitz dei carabinieri

Solo una decina di giorni fa il blitz nel capannone di Calcinato dei carabinieri del Nil, il Nucleo ispettorato del lavoro. I militari hanno sequestrato un laboratorio con più di 30 postazioni di lavoro, non a norma per i requisiti di sicurezza: la titolare dell’attività, una donna cinese, è stata arrestata con l’accusa di caporalato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Dagli accertamenti è emerso che in quella fabbrica lavoravano non solo operai senza contratto, dunque pagati in nero, ma pure degli immigrati irregolari sul territorio italiano, e dunque clandestini. A fronte della sospensione dell’attività, la donna è stata anche multata per 50mila euro.

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