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Visita storica del Vescovo alla Cgil: «Dio vi mantenga questa passione»

Per la prima volta in 120 anni, un vescovo della diocesi ha fatto visita alla sede del sindacato: «Dio vi mantenga questa passione, perché l'amore appassionato sa aprire parole di speranza»

Ieri è caduto un altro steccato. Per la prima volta nei suoi 120 anni di vita la Camera del Lavoro ha ricevuto la visita del vescovo della Diocesi.

Storia d'Italia, fatta di divisioni, di guerra fredda, di scomuniche e di anticlericali. Ma le microstorie sono sempre più complicate, perché già in passato - lo ha ricordato ieri il segretario della Cgil Damiano Galletti - accadeva che i braccianti scomunicati andassero a messa nel paese vicino e tanti fedeli pensassero che la Cgil li rappresentasse meglio degli altri. le cose sono cambiate e già da anni Cgil e Diocesi hanno spesso incrociato le loro strade, nelle fabbriche in crisi o magari sul sagrato di una chiesa occupata da immigrati. O nell'esperienza del mutuo soccorso per i lavoratori e le lavoratrici rimasti senza reddito.

Ieri però c'è stato anche il gesto simbolico, il passare la soglia, l'invito da parte della Cgil e l'accoglimento da parte del vescovo. Non è stato un incontro rituale, complice la crisi e le tante difficoltà che attraversano la provincia di Brescia. Nel cortile interno - luogo talvolta di festa e altre di assemblee - davanti ai delegati e alle delegate della Cgil il vescovo ha ascoltato le storie dei lavoratori e delle lavoratrici.

Monari è di Sassuolo, terra molto rossa in passato, e ricorda la piazza piena di allora per l'arrivo di Giuseppe Di Vittorio. «Le contrapposizioni sono ora più morbide, ma l'impegno e la passione dovrebbero essere rimasti forti». Per il vescovo sono «parole belle» quelle di Galletti, quando ricorda che la Camera del Lavoro ha una «matrice storica», che è quella «di non avere mai allentato il rapporto con i lavoratori e le lavoratrici. Come diciamo noi: meglio sbagliare con loro, piuttosto che avere ragione contro di loro».

Monari la riprende in mano, cita Fëdor Dostoevskij: «Se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità». Si dice colpito dalla simiglianza dei due concetti, dalla parole che non necessariamente devono rispondere alla logica ma possono anche «esprimere emozioni, illuminazioni». In qualche modo è un consacrarsi a Cristo in un caso, ai lavoratori nell'altro. «Dio vi mantenga questa passione, perché l'amore appassionato sa aprire parole di speranza». Certo, è «da fare con saggezza», perché non sia mai che si sbagli consapevolmente.

monari-galletti-2Non è questa l'unica vicinanza. Monari si dice vicino alla lettura della crisi attuale fatta da Galletti, che non è contingenza ma «messa in crisi di un modello di sviluppo che ci obbliga a guardare a scenari inediti per il futuro». Sottolinea che la crisi è sì stata «eccessi della finanza» ma ha cause profonde nella crescente disuguaglianza.

Richiama la grande urgenza della «formazione» perché ci interessano «persone che siano consapevoli di se stesse». Persone «sagge e disinteressate», che sappiano anche guardare lontano. Serve intelligenza, «quella che ci fa capire cosa accade, che ci permette di rinnovarci, che insegni l'umiltà di verificare i comportamenti ed eventualmente correggerli».

Cita la «Laborem Exercens» di Giovanni Paolo II e i possibili nuovi percorsi che facciano incontrare capitale e lavoro. Legge il vangelo di Matteo - «da un vescovo non potete che aspettarvi questo» - laddove parla del giudizio finale. E fa sue le parole di padre Martini e «l'invito all'impegno, perché il bene degli altri dipende anche da te».

Resta il tempo per la visita ai locali interni della Camera del Lavoro, archivio storico compreso con tanto di rimandi ai tempi delle contrapposizioni. L'impressione è che per il prossimo incontro non passeranno altri 120 anni.

(fonte: Cgil Brescia)
 

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